1 novembre 2008. - Un articolo di Mario Calabresi apparso pochi giorni fa su Repubblica, dove l'inviato del quotidiano italiano racconta il suo incontro con Don Black, leader del più grande movimento del "potere bianco" che ci sia negli Stati Uniti, fa temere che il primo presidente nero nella storia degli Usa possa incontrare più resistenze di quanto non si sia fino ad ora ammesso. "La minaccia rappresentata da Obama ci fa crescere settimana dopo settimana da mesi, la gente bianca sta mettendo fuori la testa, esce dal bosco in cui si era rifugiata, adesso si sente motivata ad alzarsi e a combattere per i suoi interessi", così racconta Black all'inviato di Repubblica. Nonostante l'ex appartenente al Ku Klux Klan affermi di non pensare "a qualcosa che abbia a che fare con le armi", i "tempi rivoluzionari" di cui parla non sembrano certo essere quelli della tanto attesa accettazione dei neri che verrebbe consacrata da un presidente afroamericano.
L'arresto di due giovani neonazisti che avrebbero voluto attentare alla vita di Obama e fare una strage in una scuola uccidendo 102 ragazzi di colore confermano ciò. Stefano Vaccara, giornalista di America Oggi, invita però a non creare allarmismi: "Essendo la prima volta che c'è anche solo un candidato nero alla presidenza, visto che in precedenza non hanno mai superato le primarie, si potrebbe verificare qualche episodio, ma non penso saranno proteste di massa, questo nemmeno in Alabama". Gli Stati Uniti rimangono "un paese democratico che rispetta il risultato delle urne", quindi l'unico "pericolo è quello di qualche esaltato, del singolo o di un gruppo di neonazisti insomma, che possano fare qualche azione non necessariamente contro Obama, ma ai danni della comunità di colore, magari proprio durante i festeggiamenti per la vittoria del candidato democratico". Siamo, dunque, seppur spiace dirlo, nel fisiologico, ovvero in presenza di quella soglia di razzismo che purtroppo esiste negli Stati Uniti come in Europa ed in molte altre aree del mondo.
Ritornando al primo quesito cerchiamo di capire quanto la componente razziale possa influenzare le elezioni. "E' stato fatto un calcolo attraverso i sondaggi su quanto la razza e l'etnia influenzino il voto. - ha spiegato Vaccara - A livello nazionale si sono dichiarati influenzati circa un 15%-20% delle persone che però sono già incamerate nei sondaggi. Per la campagna di Obama non ci dovrebbero pertanto essere problemi, anche se poi c'è la possibilità che queste percentuali possano rivelarsi superiori. In particolare il problema riguarda il partito democratico più che quello repubblicano, ovvero ci potrebbero essere dei democratici che hanno votato alle primarie Hillary Clinton i quali si rifiutano di dare il proprio voto al candidato di colore. In questo caso bisogna considerare dove si trovano. Negli stati più pericolosi, come la Pennsylvania, dove questo si verificherà, rimane da vedere in quale percentuale, sembra comunque che Obama abbia un vantaggio tale, sempre secondo i sondaggi, da metterlo al riparo da brutte sorprese".
Anche in questo caso sembra quindi che la questione razziale non debba essere temuta più di tanto. Vaccara ha però citato una remota possibilità in cui potrebbe divenire determinante, legata allo stato del New Hempshire, "uno stato piccolissimo che potrebbe non contare nulla, oppure moltissimo", come lo ha definito. "Secondo gli ultimi sondaggi - ha illustrato il giornalista di America Oggi - si è calcolato che, se McCain riuscisse a vincere in tutti gli stati dove la partita è ancora minimamente in bilico gli mancherebbero comunque 2 o 4 delegati, quindi il New Hampshire, dove McCain ha una tradizione di vittoria almeno nelle primarie, potrebbe divenire fondamentale e proprio qui c'è un'ampia parte di democratici che non votano Obama per una questione razziale". Vaccara ha però concluso ricordando che "dovrebbero verificarsi così tante condizioni che sarebbero un mezzo miracolo".
(News ITALIA PRESS)
