2 agosto 2008. - Puntare maggiormente sulle fonti energetiche rinnovabili, sull'efficienza nell'uso finale dell'energia, sulla generazione con cattura e contenimento di CO2 (CCC), sul nucleare, questi gli imperativi che l'Italia dovrà seguire per rispettare gli impegni di diminuzione dei gas serra e per realizzare una maggiore autonomia energetica. Ad affermare ciò è il ''Rapporto Energia e Ambiente 2007'' dell'Enea (Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente). Presentato annualmente, questo rapporto, dopo una panoramica sulle tendenze globali del settore energetico e le relative problematiche, descrive in maniera dettagliata la situazione italiana ed infine suggerisce possibili comportamenti virtuosi che andrebbero seguiti.
Dall'analisi della situazione attuale emerge un primo dato piuttosto sconfortante, ovvero l'impossibilità dell'Italia di raggiungere gli obiettivi di Kyoto. Secondo Corrado Clini, direttore generale del Ministero dell'Ambiente, questo non rappresenterebbe però alcuna novità, visto che "già nel 2008, in una comunicazione ufficiale che l'Italia ha inviato alle Nazioni Unite, si era sottolineato come il rispetto degli obiettivi di Kyoto fosse impossibile solamente mediante misure riferite al proprio mercato interno perché lo stato di efficienza dell'economia italiana è già superiore a quello medio dei Paesi europei. Rispettare il termine, - ha aggiunto - previsto per il 2008, avrebbe significato cambiare drasticamente l'intera struttura economica italiana". In breve quindi "già nel 1998, quando il Governo Prodi ha s ottoscritto questo accordo, si sapeva che era impossibile raggiungere gli obiettivi previsti". Nessuna sorpresa, dunque, ed infatti da tempo si sono ridimensionate le aspettative, prevedendo che "l'Italia possa raggiungere almeno la metà dell'obiettivo originario, così come altri Paesi fra cui, per esempio, Olanda, Danimarca, Spagna".
Clini ha pertanto criticato il rapporto Enea, sostenendo che si limita a "fotografare la situazione attuale" e, per quanto riguarda le raccomandazioni future, "non viene fatta una verifica della loro fattibilità". "Si può ben dire - ha sottolineato - che per colmare il gap fra il trend odierno e quelli che sono gli obiettivi serve più nucleare, più rinnovabili e via dicendo, ma occorrerebbe anche specificare come si possa fare ciò". Se per Clini, quindi, il rapporto non tiene conto delle "condizioni strutturali" a cui l'Italia deve necessariamente soggiacere, così come molti altri Paesi europei, che, sottolineamo, secondo il direttore generale del Ministero dell'Ambiente, mediamente non hanno una posizione particolarmente migliore di quella italiana, questo non vuol dire che non ci debbano essere e non ci siano spazi di miglioramento .
Clini ha pertanto indicato alcuni ambiti di intervento: "Il 60% dell'elettricità italiana è prodotta mediante l'utilizzo del gas naturale, si tratta di una percentuale più che doppia rispetto a quella tedesca. Questo comporta la necessità di ridurre l'utilizzo di gas". Sempre in tema di produzione elettrica va però considerato un comportamento virtuoso del Bel Paese che "per il 18%, percentuale superiore a molti Stati dell'Ue come la Francia, la deriva da fonti rinnovabili (in particolare idriche, ndr). Ci sono comunque spazi di manovra, ovvero raggiungere l'obiettivo del 25%". Altro punto forte dell'Italia è "l'utilizzo inferiore alla media europea del carbone (secondo il rapporto Enea, fra le fonti utilizzate per produrre elettricità l'Italia ricorre all'utilizzo del carbone per il 14%, mentre l'Europa per il 28% , ndr ). Probabilmente - ha aggiunto Clini - questo significherà un necessario aumento dell'utilizzo del carbone, anche se ciò produrrà maggior inquinamento". Altro putno dove si potrà agire sono "i trasporti". "Se nei prossimi 5 anni - ha spiegato Clini - si riusciranno a realizzare le previste opere ferroviarie come l'alta velocità si potrebbe dirottare parte dell'attuale traffico su gomma a quello su rotaia". Tutto ciò, ha ribadito il direttore generale del Ministero dell'ambiente, "è comunque lontano dal raggiungimento degli obiettivi di Kyoto che, nel caso dei trasporti, per esempio, avrebbero significato un dimezzamento del traffico di camion e di auto, ovviamente irrealizzabile".
Il rapporto dell'Enea presenta anche un'altra serie di obiettivi da raggiungere, in questo caso fissati dall'Unione europea. Questi sono: "Il raggiungimento di un risparmio energetico del 20% al 2020 rispetto ai consumi previsti; il raggiungimento di una quota di fonti rinnovabili del 20% al 2020 rispetto ai consumi complessivi; il raggiungimento di una quota del 10% di biocombustibili nel settore trasporti rispetto ai consumi di benzina e diesel". Anche in questo caso Clini si è dimostrato scettico riguardo la loro possibile realizzazione. Eccettuato il primo "che è potenzialmente raggiungibile", per quanto riguarda le rinnovabili "si dovrebbe moltiplicare l'utilizzo dell'energia solare di circa 3.000 volte rispetto il livello attuale e di 20 volte l'eolico. Se saremo virtuosi - ha sentenziato Clini - forse raggiungeremo il 10%". Per i biocombustib ili l'ottenimento di quanto previsto dall'Ue dipende proprio "dalle regole sulle importazioni di questo tipo di fonte energetica che l'Unione europea si darà. Se si pensasse di affidarsi solamente alla produzione interna, L'Italia, in base alla sua superficie agricola, potrebbe al massimo arrivare all'1,5%". La strada di "produrre all'estero e poi importare" potrebbe essere anche l'"unica via per rendere più fattibile il raggiungimento dell'obiettivo riguardante le energie rinnovabili".
Clini ha poi specificato che "l'Europa ha previsto anche un altro obiettivo, ovvero l'abbattimento del 20% dei gas serra entro il 2020". Anche in questo caso si ripropone il divario fra buoni propositi e realtà visto che "il mondo sta aumentando l'utilizzo dei combustibili fossili e sta aumentando il consumo globale di energia. Di fronte a questo scenario il maggior ricorso alle energie rinnovabili potrebbe incidere poco, mentre pensare di poter ridurre i consumi è un'azione che richiederebbe scelte difficili, a livello comunitario".
Se secondo Clini la situazione italiana non è pertanto così critica come la si vorrebbe dipingere, almeno dal punto di vista comparato, l'Enea ha però sottolineato che, sulla quota totale dei fondi destinati alla ricerca e sviluppo (R&S), il Bel Paese dal 2002 in poi ha diminuito costantemente gli stanziamenti pubblici a favore del settore energetico, rispetto a Stati come Regno Unito, Danimarca e Germania che invece hanno aumentato questa quota. Questo, secondo Clini, deve essere imputato "all'Italia come economia, non come Paese. Le aziende energetiche - ha precisato - hanno avuto maggiori entrate grazie all'aumento del prezzo del petrolio. Questo non si è tradotto in maggiore ricerca su nuove fonti energetiche per il comprensibile fatto che si è preferito investire sul consolidamento dell'attuale tecnologia". Anche in questo caso, comunque, "tutto il mondo sta andando in questa direzione. I maggiori investimenti - ha esemplificato il direttore generale del Ministero dell'Ambiente - attualmente si trovano in Canada per l'estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose, o sull'esplorazione dell'Artico, quindi non in fonti rinnovabili". Infine Clini ha voluto sottolineare un possibile miglioramento in questo campo grazie "alla Robin Hood Tax, che potrebbe dirottare parte degli extra-profitti derivanti dal petrolio proprio in ricerche su energie alternative".
Un aspetto che Clini ha condiviso del rapporto Enea è la necessità di riprendere il nucleare, giudicata "una scelta obbligata", in particolare perché "questo settore è un incentivo all'innovazione tecnologica anche in altri campi, da cui una nazione avanzata non può prescindere". Nel rapporto Enea viene infatti indicato che l'energia elettrica in Europa viene prodotta per il 21% dal gas e per il 31% dal nucleare, la cui somma da' 52%, ovvero la percentuale di produzione italiana derivante dal gas. Essendo la somma delle altre fonti identica fra Italia ed Europa, seppur di differente composizione, si vede come il nucleare possa essere il mezzo per ridurre la dipendenza dal gas, uno degli obiettivi citati in precedenza da Clini. Non mancano i problemi nemmeno in questo caso, però, prima di tutto perché "per recuperare il gap che soffriamo nei conf ronti di molti altri Paesi europei, che da anni investono costantemente in questo settore, sono necessari investimenti ingenti. Ovviamente ciò significherà tagliare fondi ad altri settori di ricerca".
(News ITALIA PRESS)
