2 agosto 2008. -
Il Senato ha approvato oggi, per alzata di mano, la mozione della
maggioranza che solleva il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato
per il caso di Eluana Englaro.
A favore Pdl, Lega e Mpa. Il Pd non ha partecipato al voto, mentre l'Italia dei Valori ha votato contro. Anche il Ramo alto del Parlamento, quindi, come già la Camera dei Deeputati ieri, si appella alla Suprema Corte.
Un caso che fa molto discutere, quello di Eluana Englaro. La giovane è in coma da 16 anni. Sedici anni che Eluana "dorme". Un gravissimo trauma cranico, riportato in seguito ad un incidente causato dalla strada ghiacciata, una mattina del gennaio del 1992. In più, la frattura della seconda vertebra cervicale la condanna quasi sicuramente alla paralisi totale. Eluana viene immediatamente intubata, e le vengono somministrati i primi farmaci.
E' l'inizio del lungo stato vegetativo: la ragazza viene dimessa dalla rianimazione nell'aprile 1992, portata in un altro reparto dell'ospedale di Lecco, e sottoposta a una serie di stimoli. Tentativi vani. "Eluana, per noi, è morta il 18 gennaio 1992 - racconta il padre, Beppino Englaro, su Exit Italia in un'intervista del 2007 - da quel giorno noi non abbiamo più potuto percepirla. Da quel giorno Eluana non esiste più come persona. Esiste solo come vita biologica imposta dai protocolli rianimativi, e adesso anche dall'ordinamento giuridico".
All'epoca dell'incidente il padre, consigliato dal primario del reparto di rianimazione Riccardo Massei, chiede un consulto a vari specialisti.
Attendere. Questo è quello che viene detto. Dopo un anno, la diagnosi definitiva: stato vegetativo permanente, irreversibile.
Dodici mesi: un tempo sancito a livello internazionale. La British Medical Association e la American Academy of Neurology, dopo questo lasso di tempo stabilito, sostengono la legittimità di sospendere nutrizione e idratazione artificiale.
L'Italia si trova dunque, con Eluana, ad affrontare nuovamente questioni morali e politiche come l'eutanasia, l'accanimento terapeutico, la vita e la morte. In un senso o nell'altro, di fronte al corpo di Eluana, l'Italia non sembra essere ancora pronta a dare una risposta condivisa.
Nè il Paese, nè l'opinione pubblica, nè la giurisprudenza. La macchina legale si mette in moto tra il '96 e il '97. Carlo Alberto Defanti, su richiesta del padre, stila una prognosi definitiva. Le cui parole sono: "In considerazione del lunghissimo intervallo trascorso dall'evento traumatico, si può formulare una prognosi negativa quanto a un recupero della vita cognitiva".
Questo ed altri documenti sono stati presentati nel procedimento di interdizione di Eluana da parte del padre, che nel 1997 ne diventa tutore. La Corte d'Appello di Milano, nel dicembre 1999, rigetta la richiesta di rifiuto delle cure con motivazioni da molti giudicate deboli. Ma non solleva il tutore - fino a quel momento una figura di responsabilità economica, e non altro - dal suo incarico, il che è una novità nella giurisprudenza italiana. Perchè si ammette che anche persone nello stato di Eluana possano esercitare il diritto di dare o negare il consenso informato alle cure attraverso un rappresentante.
Il caso di Eluana è andato anche oltre, fino ad arrivare in Parlamento. La Corte d'appello civile di Milano ha autorizzato, il 10 luglio scorso, il padre, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzato. Fino alla morte. Il provvedimento era immediatamente efficace.
Ma. Le istituzioni sono state chiamate in causa, ed oggi al Senato - come ieri, appunto, alla Camera - ha approvato la relazione della 1a Commissione dando così mandato alla Presidenza del Senato di promuovere conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale con riguardo alla sentenza della Corte di cassazione del 16 ottobre 2007 e alle decisioni successive di altri organi di giurisdizione sull'autorizzazione all'interruzione dei trattamenti che tengono in vita Eluana Englaro.
E ieri la procura generale di Milano ha deciso di ricorrere in Cassazione contro l'ordinanza della Corte d´Appello di Milano. I magistrati hanno chiesto anche di sospendere il provvedimento che, altrimenti, sarebbe esecutivo in qualsiasi momento.
Il Presidente del Senato, Renato Schifani ha, nel corso della seduta, auspicato che "il Parlamento arrivi, in questa legislatura, ad approvare una legge sul testamento biologico. E' giunto il momento che il legislatore faccia la sua parte su questo tema così delicato".
"Lo stesso rispetto e amore per la vita che proclamiamo a gran voce dovrebbe essere uguale nelle diverse situazioni che ci toccano da vicino" commenta Gianni Lattanzio, dell'Associazione Dialoghi. "Non si può usare un metro per i "casi di scuola" e un metro diverso nella vita, quella che viviamo tutti giorni qui ed ora, adesso, altrimenti esercitiamo la più grande delle falsità e delle menzogne (e forse faremmo meglio a tacere). La vita è una ed è alimentata dall'amore, prima di tutto quell'amore che ognuno ha per se stesso e che riversa sugli altri, tutti compresi, in qualunque stato si trovino, o non è amore, o non è vita. Forse sto parlando di bioetica e non lo so?". E conclude: "Scienza e coscienza non possono agire in maniera disgiunta, anzi dovrebbero essere parte dell'etica professionale di ciascuno e sopra tutto di opera nel settore biomedico per mettere la persona umana sempre al centro".
"C'è un putiferio, intorno a questo caso - Fabrizia Setta, neurologa dell'Università di Roma, La Sapienza, Phd in neurofisiopatologia a Bruxelles (attualmente lavora proprio a Bruxelles, dove collabora con un Ospedale ed ha uno studio specialistico) - Ma, insomma, non mi sembra ci sia accanimento terapeutico. C'è soltanto un sondino da alimentazione. Quindi non ci sono grandi valutazioni scientifiche aggiuntive".
Cosa accade in Belgio, per casi analoghi? "In Belgio sono molto cauti - risponde Setta - Ma in casi molto gravi, estremic'è tutta una tutta una procedura, assai lunga, che permette l'eutanasia. Personalmente, non sono favorevole. E lo dico chiaramente. Sono un medico cattolico, anche se purtroppo, ci sono casi di sofferenza estrema, da parte dei parenti. E il paziente, in molti di questi casi, è in coma, e non sappiamo in quale stato di coscienza".
Quanto è possibile, scientificamente, valutare lo stato di coscienza di questi casi? "E' estremamente difficile. Il problema è che, qualunqua sia la valutazione che noi possiamo fare, la posizione del cattolico è quella del non assumere la posizione di decidere riguardo alla vita umana".
Viene opposta, a questa posizione, il fatto che quella di Eluana non sia più vita. "Ma non è dato a noi giudicarlo. Allora un bambino sulla sedia a rotelle non è vita? Un handicappato... Lo è meno forse?". No, ma in quei casi c'è coscienza. "Sì, c'è una coscienza, ma forse ancora più sofferenza, però - replica la neurologa - sia da parte del bambino, ad esempio, che dei genitori al suo fianco. Quindi come possiamo permetterci di fare delle valutazioni? Sono sempre valutazioni parziali, incomplete".
"Nei confronti della vita c'è una responsabilità così enorme che nessuno può permettersi di giudicare, valutare e decidere. Nel caso del medico, è chiaro che tutto ciò che è alimentazione e sostentamento di base del paziente va garantito. Se si passa all'accanimento erapeutico, quello è un altro discorso".
E quando scatta la soglia dell'accanimento terapeutico? "Scatta - spiega Fabrizia Setta - quando ci sono dei trattamenti farmaceutici, in questi casi, che vanno al di là dell'alimentazione". Il padre di Eluana ha condotto una lunga lotta. "Questa non è una valutazione medica. Comprendo perfettamente lo stato di dolore e di perdita. Ma questo non cambia la valutazione fino ad ora fatta".
"Il caso di Eluana non doveva diventare una questione di propaganda politica" - commenta la Senatrice Dorina Bianchi, eletta per il Partito Democratico e Medico radiologo - Il Parlameneto dovrà legiferare. Per noi è più giusto porre il problema in una maniera più equilibrata, proponendo un dialogo più approfondito e cercando, anche in Commissione, di capire e giungere a delle conclusioni anche concettuali, ad esempio, su cosa si intenda per alimentazione in questi casi".
"Oggi, andare a parlare di tutti questi elementi, mo,to tecnici e sui quali è necessario andare a fare un confronto anche con specialisti e dal punto di vista etico, non è però corretto. Non è questa la strada" prosegue Bianchi, Membro della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanita').
"La strada è quella di affrontare la tematica in Commissione, e legiferare in tempi rapidi" propone la Senatrice del Pd. "Naturalmente attraverso approfondimenti reali. Poi, secondo me, questo è un tema cui va risposto secondo coscienza, e non dividendosi tra forze politiche".
Non collegare il fatto specifico, dunque, la storia umana. "Esatto. E' sbagliato il percorso. I percorsi delle leggi etiche sono purtroppo seempre sbagliati. Perchè sono dettati dall'emozione, e ai singoli casi. Bisogna arrivare ad un maggiore, diverso equilibrio".
"Non si deve arrivare a risposte a queste teematiche tramite sentenza - commenta la senatrice - Perchè ogni giudice ed ogni corte ha delle diversità e sensibilità, e si verificherebbe una non omogeneità. La strada giusta è quella di legiferare. Il Parlamento si deve muovere in questo senso".
Ma il problema dell'Italia non è a volte proprio quello di scatenare il dibattito sull'onda dell'emotività di casi specifici, e poi incontrare lentezza in elaborazioni generali. Che tempi prevede? "Brevi. Spero già a settembre. Poi, i tempi dipendono anche da tante altre cose. Noi della Commissione Sanità vogliamo impegnarci in questa problematica".
(News ITALIA PRESS)
