Alitalia, a sorpresa scende
in lizza anche British
Lo rivelano fonti anonime, ma da Londra «no comment».

2 settembre 2008. - E adesso, improvvisamente, c’è la fila. Tutti i giganti europei del trasporto aereo pare vogliano fidanzarsi con Alitalia. Ieri il Wall Street Journal scriveva nella sua edizione online che anche British Airways, dopo Air France e Lufthansa, sta considerando un accordo con la compagnia italiana, accordo che potrebbe essere industriale o societario. È vero che il quotidiano finanziario americano non cita fonti con nome e cognome se non le solite «persone vicine alla trattativa», ma la British contattata formalmente ha risposto con il più british dei «no comment», e questo somiglia a un’ammissione.

Air France-Klm, Lufthansa e British Airways sono tre dei cinque poli attorno ai quali, secondo la maggioranza degli analisti del settore, si aggregherà il trasporto aereo in Europa a tempi brevi (gli altri due sono i giganti dei voli «low cost» Ryanair e Easyjet). Air France dopo avere assorbito l’olandese Klm ha dichiarato formalmente il suo interesse ad accrescere la sua attuale quota del 2% nel capitale di Alitalia, mentre le altre due compagnie di bandiera hanno dato indicazioni informali. Lufthansa ha proceduto finora ad annessioni nell’area germanica comprando Swiss e Austrian, invece British Airways ha in corso un’operazione più complessa e ambiziosa che comporta la fusione con Iberia.

L’unione di queste due entità creerebbe un gruppo con 460 aerei, 65 milioni di passeggeri trasportati nel 2007 e 16,68 miliardi di fatturato. British e Iberia hanno già una partecipazione incrociata (i britannici controllano il 13% dell’operatore di Madrid e gli spagnoli a Londra pesano con il 9,9%).

Le fusioni e le acquisizioni sono un imperativo nel trasporto aereo: quando i costi salgono, come sta avvenendo adesso per colpa del carburante, e il mercato minaccia di restringersi per l’incipiente crisi economica globale, bisogna «consolidare» realizzando economie di scala, ed è meglio farlo in modo volontario e pianificato anziché subire passivamente i colpi della concorrenza e finire in bancarotta.

Il Wall Street Journal commenta che Air-France, Lufthansa e British Airways nel loro tentativo di crescere «non vogliono lasciarsi sfuggire compagnie di seconda fila» (come Alitalia, nda) «che sono in cerca di investitori, e a questo fine prendono in considerazione potenziali partnership con società che in passato avevano accuratamente evitato».

Essendo, però, British Airways già fortemente impegnata nell’operazione con Iberia, è possibile che ad Alitalia proponga un accordo meno oneroso, solo industriale e non societario, se non in modesta misura. E quest’ipotesi potrebbe essere gradita ad Alitalia e al governo di Roma, visto che l’ingresso di nuovi soci italiani nella compagnia di bandiera è stato proprio concepito come mezzo in vista del fine preminente di preservare il carattere nazionale dell’azienda.

Verso qualunque polo di attrazione si diriga Alitalia, alla fine risulterà la configurazione europea a 5 poli prevista dagli analisti, con qualche operatore indipendente fuori dai giochi come la scandinava Sas, le cui dimensioni sono però giudicate insufficienti nel lungo termine. La scommessa di Alitalia è di pesare abbastanza, in qualunque aggregazione, da non risultare semplicemente controllata ma in qualche misura partner. Con Air France in primavera si negoziava una cessione, adesso si vedrà.

 

(La Stampa.it)