"Il mio Yves: un genio, ma fragile"
Inès de la Fressange ricorda vent’anni di amicizia
con lo stilista scomparso domenica

Inès de la Fressange.3 giugno 2008. - Si erano conosciuti una sera di 20 anni fa al Palace, un night club parigino molto blasé. Nell’area vip «Un po’ imprigionati in quelle gabbia d’oro per celebrity... Ricordo che mi sembrava di stare allo zoo». Lui il maestro del taglio, il numero uno dei couturier, il grande Yves; lei «l’ex Marianna di Francia», la super top model, l’icona di Chanel, la fascinosa Ines De la Fressange. Pure di ottima famiglia. «Cominciammo a chiacchierare di futilità, un sorso di champagne e tanti complimenti. Fu quella la prima volta con Yves», racconta Ines. Poi ne arrivarono tante altre. Occasioni di lavoro, un défilé nel ‘91, fotografie, ma soprattutto incontri mondani, cenette, viaggi. Insomma, diventano amici. Così tanto che tre anni fa quando il marito di Inès, (l’avvocato napoletano Luigi D’Urso), muore Yves - nonostante la malattia - si presenta al funerale. «Mi commosse. Era una persona dolcissima, un genio libero di volare. Sono andata all’altare con un suo abito e ho un suo smoking nell’armadio... Il mastino, cattivissimo, era il suo socio Pierre Bergè. Ma era giusto così, un perfetto gioco delle parti. Non solo badava egregiamente al business, gli faceva da filtro, lo proteggeva dal mondo esterno e dalla sua fragilità».

Una fragilità da custodire sotto una campana di vetro. Forse un po’ troppo. «L’errore infatti fu quello di isolarlo. Accadde nel momento in cui il suo entourage lo mise su un piedistallo. Mitizzato già da giovane... Questo gli impedì di avere contatti con la gente, di rinnovare la creatività con nuovi stimoli e anche di allevare giovani poulain a cui passare il testimone. Quando le celebrità diventano icone perdono il senso della realtà, si cristallizzano».

Yves patì le pene dell’inferno a lasciare la moda. «Lo capii una sera a cena a casa sua in rue de Babilonne. Arrivai in ritardo, ma comunque prima degli altri. Lui mi disse: “I miei ospiti ti proporranno un sacco di belle cose, di opportunità interessanti. Tu però non accettare”. Sapeva che volevo aprire una casa di moda, mi sconsigliò. “Lascia perdere, eviterai di starci male quando dovrai chiuderla”. Era il suo modo tenero di evitarmi un dispiacere, la nostalgia di qualcosa che aveva appena perso. Lui timido, io emozionata, tacqui. La aprii lo stesso».

In Marocco, a Marrakech, Yves possedeva una villa spettacolosa, Les Orangers, Ines andò a trovarlo un’estate. «Arrivai in auto con mio marito, le bambine Nina e Violette, sembravamo una rumorosa famiglia napoletana. Lui, tutto vestito di bianco, ci accolse con grande gentilezza mentre il suo cucciolo mi strappava a brandelli i jeans. “Vedi, io che ho messo le donne in pantaloni ho un cane che le preferisce in gonna...”. Parlava di quell’animale come fosse suo figlio. Era spiritoso, ma molto solo».

L’ex indossatrice che ora lavora per la maison di calzature Roger Vivier (di Diego Della Valle), frequentava lo stesso parrucchiere di Yves, Christophe Robin, «Era come un salotto con luci soffuse, quasi un luogo di ritrovo per habitué. Un anno fa ci andai con mia figlia Violette di sette anni. Yves era lì a farsi spuntare i capelli, gli dissi che la piccola voleva fare la stilista. Lui le prese le mani e le sussurrò che sarebbe diventata bravissima. Poche bambine possono avere un ricordo così bello».

Il sarto che da giovane amava tirare tardi con gli amici - incontrava al Café de Fleur un Valentino ventiduenne che lavorava da Dessez, ma anche Karl Lagerfeld - aveva da tempo abbandonato il piacere di uscire la sera. Giusto qualche pranzo in compagnia di Betty Catroux e Lou Lou De La Falasie, sue amicissime da una vita. Lontani quegli Anni ‘60 quando organizzava le feste a Saint Tropez con Karl Lagerfeld. Un amico che poi era diventato acerrimo antagonista. Chanel contro Saint Laurent, duello fra titani. Perché? «Due leoni come Napoleone. Non si è mai capito bene perché i due litigassero. Storie di competizione e gossip parigini, più o meno raccontate anche nel libro di Alicia Drake che paragona YSL al Mozart della moda e Lagerfeld a Salieri. Fatto sta che Lagerfeld non faceva mistero degli attriti con il collega. Yves invece non ne parlava mai. Per lo meno, mai in pubblico».

Lo stilista francese Yves Saint Laurent, uno dei maggiori creatori di moda del Novecento, è morto domenica sera a Parigi. Aveva 71 anni.
 

 

(La Stampa.it)