Burton a Liz:
"Se mi lasci mi ammazzo"
Burton a Liz:
"Se mi lasci mi ammazzo"
La Taylor pubblica le lettere ricevute in vent'anni di amore e risse furibonde.
3 giugno 2010. -
Momento fecondo per Elizabeth Taylor, momento di svolta, condizioni di
salute permettendo. Indecisa sul da farsi, forse lievemente annoiata dai
preparativi per il nono matrimonio che la vedrebbe, nubenda, al fianco
dell’afroamericano Jason Winters, 49 anni ben portati, manager di Janet
Jackson, si è risolta dando in pasto al pubblico planetario le lettere
d’amore che Richard Burton le ha inviato nell’arco di vent’anni, una vita
fatta di passioni, liti furibonde, gelosie, due matrimoni, gran regali e,
appunto, missive grondanti ammirazione. La prima fu spedita all’indomani del
loro primo incontro, a Roma nel ‘61, sul set di Cleopatra, quando ambedue
erano già sposati con altri; l’ultima, la sola che l’attrice ha pensato bene
di tenere quasi per sé, pochi giorni prima di morire in Svizzera, nell’84
per emorragia celebrale e che fu ricevuta in California all’indomani del
funerale: Burton le chiedeva una terza chance, un’occasione ancora per stare
insieme. Liz rivela che la lettera è tutt’ora conservata in un cassetto del
suo comodino.In ogni modo, anche quest’ultimo scampolo di intimità è bello e
andato grazie all’anticipazione di Vanity Fair Usa che riporta alcuni
passaggi del libro Furious Love: Elizabeth Taylor, Richard Burton and the
Marriage of the Century di Sam Kashner e Nancy Schoenberger che uscirà il 15
per HarperCollins.
La rivista ripercorre i momenti salienti dell’amore che hanno appassionato generazioni di fan e che costarono ai due quasi la scomunica da parte del Vaticano, a causa delle loro unioni precedenti e in corso d’opera. Sorge però qualche dubbio circa la supposta reticenza della Taylor a consegnare il materiale agli autori del libro, anche perché gran parte della fama della coppia fu dovuta proprio alle intemperanze. Locali distrutti, gelosia sfrenata, sbronze epiche. Fortunatamente Burton era uomo generoso e giusto, mai si rifiutò di ripagare una stanza d’albergo andata distrutta dopo un banale alterco familiare. Ancora li ricordano i vecchi camerieri dell’hotel della Regina Isabella a Ischia, dove i due amavano soggiornare. Ancora si racconta di quando, da una suite a picco sul mare, una notte volarono giù gli indumenti di lui, lanciati da lei in un eccesso d’ira, per la gioia dei pescatori sottostanti.
Le liti appassionate furono anche usate dalla coppia come ottimo materiale cinematografico. Catartica fu l’interpretazione di Chi ha paura di Virginia Woolf di Edward Albee, ad altissimo tasso di scontro e di alcol. La grande Liz vinse l’Oscar. D’altronde, Burton lo scrisse in una di queste lettere: «Sei probabilmente la migliore attrice del mondo. Cosa che combinata alla tua straordinaria bellezza, ti rende assolutamente unica». Tanta ammirazione si deve anche alla disistima per la recitazione maschile: «È ridicola. Avrei preferito fare lo scrittore». Pur adorandola, per lui, lei restava assolutamente «distante, come Venere, il pianeta». In ogni caso le scrisse anche: «Se mi lasci mi uccido». Dopo due matrimoni e tante lettere, all’inconsolabile Liz restano pur sempre i doni del dopo lite: quadri di Monet, Picasso, Van Gogh, Renoir e gioielli da favola come l’impareggiabile Cartier, purissimo, passato alla storia come il diamante Tylor-Burton. Lei ricambia a parole sostenendo che «Richard era magnifico in tutti i sensi e qualsiasi cosa facesse». Papà attento e tenerissimo, «i miei bambini stravedevano per lui. Dai primi momenti a Roma siamo stati pazzamente innamorati. Ma non abbiamo avuto abbastanza tempo». Per un amore come questo, una vita non basta.
(La Stampa)