Gli Stati Uniti
sono rimasti senza lavoro

Sussidi di disoccupazione al livello più alto dal 2005.
Da febbraio a marzo persi oltre 110 mila posti.

Usa: oltre 110 mila posti di lavoro persi da gennaio a marzo del 2008.4 aprile 2008. -  Il giorno dopo l’allarme recessione lanciato dal presidente della Federal Reserve, l’America deve fare i conti con le difficoltà dal mercato del lavoro, mentre Ben Bernanke difende ancora una volta in Senato l’operazione salvagente lanciata in favore di Bear Stearns.

I lavoratori americani che hanno chiesto per la prima volta i sussidi di disoccupazione sono cresciuti al livello più alto degli ultimi due anni e mezzo. Le domande settimanali sono balzate di 38 mila unità a 407 mila - a fronte delle 4 mila attese - alle spalle delle 425 mila richieste del 17 settembre 2005. A conferma delle difficoltà arrivano gli esuberi aziendali: secondo fonti interne Merrill Lynch sarebbe pronta a ridurre la propria forza lavoro del 10-15% e manovre analoghe saranno adottate da altre banche d’investimento. Ma il settore finanziario non è il solo a pagare: la casa farmaceutica Schering-Plough ha annunciato la riduzione del 10% degli impiegati e la chiusura di impianti con un risparmio di 1,5 miliardi di dollari. La scure dei licenziamenti si abbatte inoltre su Silicon Valley dove il colosso informatico Dell, è pronto ad eliminare altri posti di lavoro dopo gli 8.800 già annunciati. L’attenzione è oggi rivolta al rapporto di marzo sull’occupazione, un mese in cui secondo gli esperti si sono persi altri 50 mila posti dopo i 63 mila di febbraio, e il tasso di disoccupazione ha toccato la soglia psicologica del 5%. In attesa delle nuove indicazioni, ieri a Wall Street ha prevalso la prudenza con modesti volumi di scambi e altalene degli indici: il Dow Jones ha chiuso a +0,16% e il Nasdaq a +0,08%.

Nonostante l’allarme recessione sia stato confermato dal terzo mese consecutivo contrazione del settore servizi e sottolineato dall’Fmi con il ribasso delle stime sulla crescita del Pil Usa, i mercati finanziari sperano in nuovi tagli dei tassi d’interesse. In questo senso però non sono giunte indicazioni da Bernanke che anzi si è detto «preoccupato per l’inflazione», sebbene convinto che le spinte rialziste dei prezzi «siano destinate ad smorzarsi». Il numero uno della Fed ha testimoniato dinanzi alla commissione bancaria del Senato insieme al presidente della Sec (la Consob americana) Christopher Cox, e al capo della Fed di New York, Timothy Geithner e al sottosegretario al Tesoro Usa, Robert Steel. Al vaglio dei senatori c’era l’operazione con la quale Jp Morgan ha evitato il collasso di Bear Stearns: una manovra straordinaria che, come dice il numero uno della banca James Dimon, non è del tutto priva di rischio per questo impossibile senza l’aiuto della Fed. Bernanke concorda notando tuttavia che il rischio dei contribuenti americani «non è neanche vicino» ai 30 miliardi di dollari che sono stati erogati a Bear Stearns (29 miliardi della Fed e 1 miliardo di JP Morgan). Un intervento necessario, secondo Bernanke, «per garantire l’equilibrio del sistema» e salvare 14 mila posti di lavoro. Per Cox invece Bear Stearns era sotto controllo dall’estate 2007, quando crollarono due dei suoi fondi speculativi. In ogni caso Steel avverte «teniamo alta la guardia», perché all’orizzonte potrebbero esserci altri collassi bancari come Bear Stearns.

 

(La Stampa.it)