Vino, la qualità del made in Italy
Il 60% della produzione è di vino rosso e il 40% bianco.

Vigneti del territorio del Soave.4 novembre 2007. - E’ un mondo sempre più variegato quello legato all’enologia made in Italy, ma caratterizzato da una progressiva diminuzione della quantità e un corrispondente aumento della qualità. La produzione media mondiale di vino è stata, negli ultimi tre anni, di circa 300 milioni di ettolitri, di cui 170 dai Paesi dell’Unione europea che dunque producono circa il 60% del vino mondiale. In tale panorama, il 17% della produzione mondiale e il 30% di quella comunitaria è italiana, sia pure con un marcato calo quantitativo negli ultimi 20 anni. Si e’ passati infatti dai 61,7 milioni di ettolitri del decennio 1987/1996, ai 51,4 milioni di ettolitri del periodo 1997/2006, fino alla media di 48,4 milioni negli ultimi cinque anni. Un andamento che corrisponde alla diminuzione della superficie di uva da vino che nel 1980 era di 1.230.000 ettari, nel 1990 era scesa a 970.000 ettari e oggi è di 792.000 ettari. In tutto, negli ultimi quindici anni, si sono persi 178.000 ettari di vigneto. Ma questo può essere considerato un dato preoccupante? ‘’Da un lato sì, visto che mentre noi spiantiamo altri piantano e conquistano i mercati – afferma il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli - da un altro no, perché la nostra viticoltura si è specializzata eliminando il superfluo a vantaggio di un sensibile e riconosciuto miglioramento qualitativo’’.

Sul fronte del business, il comparto vitivinicolo italiano si attesta sui 10 miliardi di euro, di cui circa 3,2 miliardi arrivano dall’export. Ma degni di considerazione sono anche i circa 2 miliardi di euro riferiti alla tecnologia di cantina: quella italiana è infatti la più diffusa al mondo.

Secondo i dati di Assoenologi, il 60% della produzione è di vino rosso e il 40% bianco. Importante è il ruolo delle cooperative, che detengono quasi il 50% della produzione di vino italiano. Le imprese in possesso di registro di imbottigliamento sono circa 30.000 e ognuna mediamente, sempre secondo Assoenologi, detiene cinque diverse etichette. Le aziende produttrici di uva in Italia sono poco più di 500.000 a fronte delle 810.000 del 1990.

Per dieci anni, fino al 2002, le esportazioni sono ininterrottamente cresciute, raggiungendo primati di tutta considerazione. Nel 2001 il vino in bottiglia ha superato nelle vendite all’estero quello sfuso. Ma un anno importante è stato il 2002, quando negli Usa i vini italiani (ad esclusione degli spumanti) hanno superato in quantità e in valore quelli francesi. E gli Usa restano oggi il primo mercato dell’Italia. Nel 2003 il settore vino ha raggiunto il primo posto nell’agroalimentare: su 100 euro esportati, 20 arrivano dal vigneto. Oggi è vino il 40% dell’export agroalimentare italiano in Canada, Usa e Giappone.

Nel corso degli ultimi cinque anni le esportazioni di vino italiano hanno avuto un andamento di decisa ripresa. Nel 2003 avevano destato non poche preoccupazioni, con una caduta dei volumi del 16%. La risalita è arrivata dal 2004 con un recupero del 5% in valore e del 6% in volume, confermata nel 2005 con un +10% in volume e +3,1% in valore. L’export è tornato a volare tra il 2006 e il 2007: il 2006 si è chiuso con +11,5% in volume e di +5,8% in valore, mentre i primi sei mesi del 2007 mettono in luce un deciso incremento, che fa salire +14,5% i volumi esportati e a +11,4% i valori rispetto allo stesso periodo 2006. ‘’A differenza del passato – spiega Martelli - la crescita ha avuto un andamento non generalizzato, con aziende con il vento in poppa e altre in rosso; se fino a ieri era il produttore a indirizzare le scelte, oggi è il mercato sulla base del rapporto qualità/prezzo per i vini di fascia media e qualità/prezzo/immagine per quelli di alto livello’’. Meno bene vanno invece le cose sul fronte interno, dove i consumi continuano a calare e, secondo Assoenologi, oggi siamo a 49 litri pro-capite contro gli oltre 100 degli anni Settanta.

Nonostante ciò, per il futuro del vino italiano c’è sicuramente ottimismo. Ma c’è anche consapevolezza che bisognerà fare i conti con concorrenti stranieri sempre più numerosi e aggressivi, con Australia e Cile in prima fila. L’Australia ha quasi triplicato in dieci anni la superficie vitata e oggi produce 15 milioni di ettolitri all’anno di cui il 75% esportati. Il Cile è passato in pochi anni da 4 a 10 milioni di ettolitri, di cui esporta quasi l’80%. Delle circa 130 aziende vinicole cilene, infatti, il 90% indirizza la propria produzione esclusivamente all’estero.

 

(Ansa)