Si va verso le elezioni,
ipotesi 13 aprile

Chiti: data referendum è il 18 maggio.

5 febbraio 2008. - Il Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto presidenziale con sui si indice per il prossimo 18 maggio il referendum sulla legge elettorale. Lo riferisce il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti. Se come previsto Napolitano indirà le elezioni il referendum salterà di un anno.

 

«Niente intesa su legge elettorale»

Franco Marini ha intanto rimesso nelle mani di Giorgio Napolitano l’incarico che il capo dello Stato gli aveva conferito per cercare di formare un governo finalizzato alla riforma della legge elettorale. Si fa quindi molto più consistente l’ipotesi delle elezioni anticipate, probabilmente il 13 aprile. Il presidente del Senato, che ieri aveva tenuto l’ultimo giro di consultazioni a palazzo Giustiniani, ha constatato che non c’è una «significativa maggioranza su una precisa ipotesi di riforma elettorale». Il presidente della Repubblica ha «preso atto» di quanto gli ha riferito Marini e ha ringraziato il presidente incaricato per «l’alto senso di responsabilità con cui ha svolto il compito affidatogli». Alle sue conclusioni Marini è giunto dopo aver parlato con i leader dei maggiori partiti, Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, e con i presidenti emeriti della Repubblica.

 

La Cdl unita: si vada alle urne

Ogni leader, nel rispettivo colloquio con il presidente del Senato, è rimasto sulle sue posizioni. Per Fini, sarebbe stato «impossibile formare un governo "di scopo"». Berlusconi aveva sottolineato che bisogna andare «subito al voto» dopo le consultazioni e che un esecutivo per le riforme sarebbe stato «una perdita di tempo». Il leader dei Pd, che ha ribadito la necessità di un governo che «in tre mesi» avrebbe potuto mettere mani alle prime necessità, ha parlato di una «occasione persa». Con queste premesse, Marini è salito al Quirinale: «È diffusa tra le forze politiche la consapevolezza della necessità di modificare la legge elettorale vigente. Non ho riscontrato però l’esistenza di una significativa maggioranza su una precisa ipotesi di riforma elettorale», ha spiegato il presidente del Senato al termine del colloquio con Napolitano.

 

Il "totodata": voto 6 o 13 aprile

A questo punto, è subito partito il "totodata" per le prossime elezioni. Fini era stato il primo a sbilanciarsi: «Credo che si voti o il 6 o al più tardi il 13 aprile», aveva detto il leader di Alleanza nazionale il 31 gennaio. Adesso che anche le consultazioni di Franco Marini sono finite, appare sempre più probabile che il capo dello Stato scioglierà le Camere e si tornerà alle urne proprio ad aprile. E le domeniche in cui chiamare gli italiani al voto potrebbero essere proprio quelle del 6 o del 13 aprile. Infatti, non devono passare più di 70 giorni per avere il nuovo Parlamento: questo il limite temporale previsto dalle norme che regolano la prassi per il voto, secondo la Costituzione.

 

L'ipotesi Election-day: insieme politiche e amministrative

Se la data prescelta per le elezioni politiche fosse il 6 aprile, è possibile che le amministrative potrebbero svolgersi il 20 aprile. In questa domenica, però, si celebra la Pasqua ebraica (che comincia la sera di sabato 19 aprile) e generalmente si tende a evitare che le tornate elettorali coincidano con le festività religiose. Sconsigliate, tuttavia, le domeniche successive, il 27 aprile e il 4 maggio, visto che con le feste del 25 aprile e del 1 maggio compongono i due tradizionali ’pontì di primavera. Sempre possibile, infine, che si arrivi ad un election day, accorpando politiche e amministrative. Insomma, il "nodo" della possibile data del voto è già all’esame delle segreterie dei partiti e sono in molti a ritenere che lo sia già anche del Colle, soprattuto dopo la visita di questa mattina al Quirinale del ministro dell’Interno, Giuliano Amato.

 

Montezemolo: «La prossima legislatura dovrà assumere un profilo costituente»

Direttamente di prossima legislatura ha invece parlato il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo: «La prossima legislatura dovrà assumere un profilo costituente. La priorità delle priorità è la riforma dello Stato. Serve uno stato più snello e più competitivo in linea con quanto avviene in altri Paesi - ha spiegato il leader di Confindustria -». Delle prossime tappe ha parlato anche la presidente del Pd al Senato, Anna Finocchiaro: «È chiaro» che sarà Romano Prodi a guidare la fase fino alle elezioni anticipate che ormai sembrano scontate. «A meno di clamorose sorprese», ha aggiunto Finocchiaro.

 

Ed è già campagna elettorale

Tutti i partiti parlano insomma di campagna elettorale. Per il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli «il centrodestra ha dimostrato uno scarso senso delle istituzioni, ora c’è la campagna elettorale, in cui il centrosinistra deve presentarsi unito e rinnovato nel programma». Per Gianfranco Rotondi, leader della Dca, «la prossima legislatura potrà vedere tra i suoi terreni di confronto la questione delle riforme». Simile il commento di Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie della Lega: «La partita adesso è davvero finita, ora tutti sotto la doccia perchè la vera partita la si gioca da ora, con il ritorno alle urne: tempi supplementari o arbitri alla Byron Moreno si facciano da parte».
 

(La Stampa.it)