5 marzo 2008. - John McCain ottiene la nomination e Hillary Clinton risorge. I risultati della lunga notte del Super Martedì di marzo portano chiarezza nella corsa alla Casa Bianca ed aprono una fase nuova della sfida elettorale che terminerà in novembre.
In casa repubblicana il senatore dell'Arizona eroe di guerra John McCain vince in Texas, Ohio, Rhode Island e Vermont, supera agilmente il quorum di 1191 delegati che comporta la conquista della nomination presidenziale, ottiene la resa dell'ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee - ultimo sfidante rimasto in pista - e parla a Dallas, in Texas, chiedendo all'America di alzarsi ed affrontare le sfide del XXI secolo. Su di lui e su un parterre di sostenitori in festa piovono centinaia di palloncini con i colori nazionali.
Nel discorso di McCain c'è già un accenno di quello che si profila come il programma elettorale: difende la scelta di deporre Saddam Hussein, promette di porre fine alla guerra in Iraq "il più velocemente possibile ma senza creare instabilità e fare favori ai nostri nemici", preannuncia che chiederà agli alleati di impegnarsi di più contro i taleban in Afghanistan, si impegna a ridurre le tasse ed rendere meno invadente il governo nella vita dei cittadini. Soprattutto si mostra sicuro di poter battere qualsiasi democratico ed ai rivali manda a dire: "Non bisogna fuggire dalla storia ma farla".
Fra i democratici la sorpresa ha il volto di Hillary Clinton. L'ex Fist Lady smentisce chi la dava per finita vincendo in Ohio con il 55 per cento dei voti, in Rhode Island con il 58 per cento ed anche il Texas, dove dopo uno spoglio-batticuore si e' imposta con un margine di appena 50 mila voti su oltre 2 milioni di preferenze scrutinate. Il senatore afroamericano Barack Obama che sognava di mettere a segno il colpo del ko contro la rivale deve accontentarsi di un'unica vittoria nel piccolo Vermont ma e' sicuro di ridurre le dimensioni della sconfitta grazie alla conta finale dei delegati, assegnati con il criterio proporzionale. Tanto Hillary che Obama comunque restano lontani dalla nomination.
Parlando a risultati acquisiti di fronte ai fan riuniti a Columbus, Ohio, Hillary ha promesso la riforma della sanità pubblica, il rilancio dell'economia, la fine della guerra in Iraq e "la vittoria nel conflitto in Afghanistan". Vestita di rosso e con un sorriso smagliante è salita sul palco assieme alla figlia Chelsea. Assente invece il marito Bill. La vittoria che allontana gli incubi serve anche a lanciare il nuovo slogan della campagna: "Yes, We Will", sì lo faremo, in contrapposizione al "Yes, We Can" di Obama. Il verdetto delle urne mette in risalto il contrasto fra i due campi. I repubblicani hanno scelto il candidato presidente, fanno quadrato attorno a lui e iniziano da subito la campagna per vincere in novembre mentre i democratici appaiono lacerati dalla dura competizione politica e personale fra Hillary e Obama, che minaccia di protrarsi fino oltre la primavera creando fratture interne che potrebbero essere difficili da sanare.
(La Stampa.it)
