Sarah Palin all'attacco di Obama:
"Il vero cambiamento siamo noi"
Ed alla stampa liberal che la attacca manda a dire: "Sono un pitbull con il rossetto". Ovazioni da stadio. Per i repubblicani è la nuova star. Votata la nomination a mcCain.

5 settembre 2008. - Giacca chiara, gonna nera e grinta della fronteria Sarah Palin infiamma i 4800 delegati della Convention repubblicana con un discorso di sfida nei confronti del candidato democratico Barack Obama: «Il vero cambiamento siamo noi».

Preceduta da polemiche di stampa, insinuazioni liberal sulla figlia 17enne incinta e rivelazioni a raffica sugli scandali in Alaska - Stato del quale è governatore - la donna scelta da John McCain come candidata vice ha fatto subito capire che non le manca la determinazione. «In Iraq la vittoria è in vista - ha esordito - e come madre di un soldato voglio che il comandante in capo sia un uomo come John McCain e non come Obama, incapace di pronunciare la parola vittoria». Poi, con un gesto della mano, ha indicato al pubblico la famiglia, presente al gran completo nell’Xcel Energy Center: marito e cinque figli incluso il piccolo down avuto appena 5 mesi fa. C’eraanche il 18enne padre del bambino in grembo della figlia Bristol. «I figli che hanno bisogni particolari inspirano un amore speciali - ha detto - e se sarò eletta le famiglie con bambini con simili bisogni avranno un’amica alla Casa Bianca». Il richiamo al conservatorismo compassionevole le ha guadagnato un diluvio di applausi, al quale lei ha risposto parlando la lingua dei diritti delle donne: «Ogni donna deve avere pari opportunità, senza eccezioni». Inclusa la Casa Bianca. E’ un modo per far capire alle elettrici di Hillary Clinton che Sarah può consegnargli l’affermazione sfuggita durante le primarie democratiche. «Sono una madre come tante altre, vengo da un piccolo centro, sono una "hockey mom"» ha sottolineato puntando proprio a identificarsi con le donne del ceto medio che hanno votato per Hillary in casa democratica. Ma poi ha aggiunto, con un accenno palese alle dure critiche ricevute dalla stampa liberal: «L’unica differenza fra un pitbull e una "hockey mom" è il rossetto».

I minuti seguenti hanno tolto ogni dubbio sul fatto che Sarah Palin abbia determinazione da vendere. Prima ha rivendicato i meriti di governatore dell’Alaska «suplus finaziario, riduzione della spesa pubblica, sospensione della tassa sulla benzina». Poi ha mandato un messaggio esplicito a Mosca: «Il ricatto energetico che esercita nei confronti dei nostri alleati europei ci fa capire che non possiamo metterci nelle mani di Arabia Saudita e Venezuela, in Alaska abbiamo petrolio e gas in abbondanza, dobbiamo cercalo». E infine ha picchiato duro su Barack Obama: «Ha scritto due biografia ma nessuna legge, parla di guerra senza pronunciare il termine vittoria, vuole parlare con le nazioni-canaglia che inseguono l’atomica, punta ad aumentare le tasse» ed è portatore dunque di un falso cambiamento. Da qui la differenza fra Obama e John McCain: «C’è chi usa il cambiamento per fare carriera e chi usa la carriera per promuovere il cambiamento, ma la presidenza americana non è un viaggio alla ricerca di se stessi».

In un tripudio di applausi e grida di vittoria, McCain è uscito sul palco abbracciando Palin e definendo una «magnifica famiglia» i parenti che la affiancavano. Poco dopo la Convention ha votato la nomination a John McCain che questa sera pronuncerà il discorso di accettazione. Ma è stata Sarah Palin a dare la carica ai repubblicani, strappando a Obama la palma del «change».

 

(La Stampa.it)