6 novembre 2007. - Un tema molto spinoso sta sorgendo in seno all’Unione Europea. Da una parte, infatti, questa ha scelto di riconoscere come ufficiali tutte le principali lingue parlate dagli Stati dell’Unione, ma dall’altro accade che spesso se ne privilegino alcune, in particolare Francese, Tedesco ed Inglese. Ogni qual volta uno Stato entra a far parte della comunità dei paesi europei dichiara quella che vuole sia la sua lingua ufficiale per l’Unione e questa, automaticamente, diventa una delle lingue ufficiali a tutti gli effetti.
Questo vuol dire che vi è un idioma per ogni paese membro, a meno che in due o più Stati non si parli la medesima lingua. Considerando che si è giunti al ragguardevole numero di 27 membri, si capisce che questo non è un problema da poco ed infatti le lingue ufficiali sono 23. Ogni documento ufficiale deve pertanto essere tradotto ben 23 volte, creando un evidente dispendio sia in termini di tempo che economici. Come si apprende dallo stesso sito dell’Unione Europea, nel 2005 il costo dei traduttori e degli interpreti che rendono possibile la diffusione di ogni atto nei 23 idiomi ufficiali, è stato di 1.123 milioni di euro, ovvero l’1% dell’intero bilancio dell’Unione.
Questa dispendiosa operazione è però necessaria se si tiene conto che ogni cittadino deve avere il diritto di poter comprendere le leggi e gli atti del sistema politico che lo governa. E’ una questione di democraticità. Gli Stati sono sempre stati restii a privarsi delle proprie prerogative e concederle ad una entità sopranazionale come lo è stata dapprima la Comunità e poi l’Unione Europea. Pertanto il processo di creazione di queste entità è stato tanto lungo e travagliato.
Privarsi dell’uso della propria lingua, uno dei principali fattori che contribuiscono alla formazione di una nazione, in seno all’Unione avrebbe significato costringere i propri cittadini ad imparare un altro idioma. Sebbene l’Inglese stia ormai sorgendo come lingua globale e sta divenendo sempre più necessaria la sua conoscenza, non bisogna dimenticare che cittadini europei lo sono anche le persone anziane e di scarsa istruzione, per cui imparare una nuova lingua sarebbe molto difficile. Come detto, appare proprio una questione di democraticità permettere anche ad essi di poter comprendere un atto ufficiale dell’Unione.
Ora l’istituto Athena ha messo in evidenza un altro problema riguardante la situazione linguistica della comunità. “Il sistema linguistico inventato ultimamente da EPSO, servizio preposto all’organizzazione dei concorsi – ha affermato Anna Maria Campogrande, Presidente di Athena - prevede che le prove si tengano in sole tre lingue: Francese, Tedesco e Inglese, con l’obbligo, per tutti, di esprimersi in una lingua diversa dalla propria lingua madre.
Un tale sistema per l’assunzione, non già di linguisti ma di funzionari specializzati nelle diverse discipline ( giuristi, economisti, scientifici, ecc.), non solo discrimina, in un modo o nell’altro, la grande maggioranza dei cittadini europei ma si ritorce contro la Commissione stessa perché invece di permettere di selezionare i migliori concorrenti, in termini di capacità intellettuali e competenza, permette soltanto di selezionare i candidati che conoscono bene “certe lingue” , scelte arbitrariamente dalla Commissione.
La conoscenza delle lingue deve costituire un atout in più, non può e non deve, al contrario, interferire nella valutazione delle qualità e meriti professionali specifici dei candidati”. L’istituto, che si occupa proprio della difesa di tutte le lingue ufficiali all’interno dell’Unione, lamenta anche il fatto che gli ultimi bandi di concorso siano stati pubblicati solamente nelle tre lingue in cui si svolgono anche le prove. Nonostante il Consiglio dei Ministri, sollecitato dalle domande di due membri italiani del Parlamento europeo, l’On. Alfredo Antoniozzi e l’On. Aldo Patricello, abbia affermato che si è trattato di un errore che verrà al più presto corretto, appare comunque evidente che ci sia la volontà di far prevalere alcune lingue.
Anna Maria Campogrande ha concluso affermando che “Athena auspica, nell’interesse stesso della Commissione e della funzione pubblica europea, un ritorno alla lungimiranza del sistema anteriore che puntava sulle qualità e capacità dei candidati, relative al loro settore di competenza, vale a dire: l’organizzazione dei concorsi in tutte le lingue ufficiali con le prove nella lingua madre, per le competenze nelle discipline scelte, e, a parte, le prove concernenti le conoscenze linguistiche”.
Per l’immediato questa è forse la soluzione migliore, ma, se veramente si vuole arrivare ad una ulteriore fase nell’integrazione europea bisognerà anche pensare ad una soluzione alternativa visto che continuare in questo sforzo di conservazione dei vari idiomi potrebbe risultare troppo oneroso e controproducente alla nascita di un senso europeo. Pensare di far nascere una lingua unica, cancellando le precedenti, è impossibile e non auspicabile, ma credere nel bilinguismo forse è l’opzione migliore.
(News ITALIA PRESS)
