7 febbraio 2008. - Italia più vecchia e con più immigrati: è questa la fotografia scattata dall’Istat, che risulta dalle anticipazioni sugli indicatori demografici relativi al 2007. Cresce la vita media degli italiani, la più alta in Europa per i maschi dopo gli svedesi e per le femmine dopo le francesi; stabile la propensione ad avere figli, restando agli ultimi posti nel continente europeo assieme ai tedeschi, agli spagnoli e ai portoghesi; in rialzo il movimento immigratorio.
Il tutto dovrebbe tradursi in un aumento complessivo della popolazione che, secondo le prime stime, alla fine dello scorso anno dovrebbe aver oltrepassato i 59,5 milioni di abitanti. Il primo dato messo in rilievo dall’Istat è l’allungamento della vita media, da attribuire secondo l’Istituto nazionale di Statistica «all’eccezionale longevità degli italiani, più che alla protratta fase di mantenimento della fecondità a bassi regimi, che ha caratterizzato il Paese negli ultimi trent’anni». La speranza di vita alla nascita è ora pari a 78,6 anni per gli uomini e a 84,1 anni per le donne.
Si assottiglia, però, la differenza fra i generi, riducendosi ora a 5,5 anni in favore delle femmine sui maschi. Le regioni più longeve risultano essere per gli uomini l’Umbria (79,6), le Marche (79,5) e la Toscana (79,3) e per le donne le Marche (85,2), il Trentino-Alto Adige (85,1) e l’Umbria (84,8); in entrambi i casi, fanalino di coda è la Campania con 77,4 anni per gli uomini e 82,9 anni per le donne. Il numero medio di figli per ogni donna è stimato in 1,34, in linea con le stime degli ultimi anni e ben sotto la media Ue di 1,51 dove svetta la Francia con 1,98 figli per donna. Sul territorio nazionale, sono in testa il Trentino-Alto Adige con 1,55, la Valle d’Aosta con 1,43 e l’Emilia-Romagna con 1,41 mentre in coda troviamo la Sardegna con 1,06, la Basilicata con 1,12 e il Molise con 1,12.
Sul fronte nuziale, «il ricorso al matrimonio è meno rilvante di un tempo nei processi di formazione delle coppie e della discendenza», osserva l’Istat. Nel 2007 si sono celebrate 242.000 nozze contro le 270.000 di cinque anni prima. E «alla riduzione della nuzialità si accompagna un aumento delle coppie che scelgono di formare una famiglia al di fuori del vincolo coniugale». Di qui, l’incremento delle nascite ’naturalì arrivate a quota 18,6% del totale, con le nascite ’legittimè scese negli ultimi cinque anni dall’87,7% all’81,4%. Il tasso di nuzialità è più alto in Campania (5,3) in Sicilia e in Calabria (4,6); più basso in Friuli-Venezia Giulia (3,2) in Emilia-Romagna e in Trentino-Alto Adige (3,4).
La dinamica naturale fa registrare un dato positivo di circa 6.500 unità, grazie alle 563.000 nascite (tasso 9,5 per mille) contro i 557.000 decessi (tasso 9,4 per mille) che si traduce in un tasso finale pari allo 0,1 per mille. Ma a spingere in alto la dinamica demografica è soprattutto il movimento migratorio, con un saldo attivo di 390.000 unità pari a un tasso del 6,6 per mille abitanti. «La portata considerevole delle iscrizioni di immigrati -rileva l’Istituto nazionale di Statistica- è dovuta presumibilmente all’effetto dei due decreti del 2006 con la previsione di ingresso di 470.000 lavoratori extracomunitari non stagionali; e all’allargamento dell’Unione Europea alla Romania e alla Bulgaria a partire dal 1° gennaio 2007».
L’incidenza percentuale più alta della popolazione straniera sul totale degli abitanti si registra in Lombardia con il 7,6% seguita da Emilia-Romagna con il 7,5% e da Veneto e Umbria con il 7,3%. La più bassa in Basilicata con l’1,1% in Sardegna con l’1,2% e in Puglia con l’1,3%. Infine, per quanto riguarda la composizione della popolazione per fascia d’età, gli individui con più di 65 anni rappresentano il 20% della popolazione italiana mentre i minori di 18 anni sono soltanto il 17%. La popolazione in età attiva è pari circa ai due terzi del totale. Quanto all’età media degli italiani, è di 43 anni ma, nel caso degli immigrati in Italia, scende a 31 anni.
(La Stampa.it)
