7 febbraio 2008. - L’uomo è una macchina da 80 watt. La potenza che serve per accendere una lampadina. Sono gli 80 watt che ci tengono vivi. Con quelli il cuore batte, i polmoni respirano, le cellule si riproducono, il cervello tiene in stand-by i suoi neuroni. I medici lo chiamano metabolismo basale, è il minimo per sopravvivere. Se facciamo qualcosa - pedalare, camminare, scrivere - il nostro corpo genera altra potenza a spese di quel carburante che è il cibo. Non siamo macchine molto resistenti. Per produrre 200 watt sotto forma di elettricità azionando una dinamo bisogna già fare un grosso sforzo, che riusciamo a reggere per pochi minuti.
Eppure l'abitante di un paese ricco, macchina da 80 watt, vive dissipandone 10 mila. Come? Grazie a una miriade di macchine - automobili, impianti di riscaldamento e refrigerazione, tv, computer, aerei - che funzionano bruciando petrolio, metano, carbone. L'80 per cento dei 10 mila watt che ci rendono la vita comoda ce li danno i combustibili fossili.
La natura ha impiegato centinaia di milioni di anni - intere ere geologiche - per generare queste fonti di energia. Nel caso del petrolio, il ritmo di produzione è stato di 14 mila tonnellate all'anno. Due grammi all'anno per ogni attuale abitante della Terra. Ognuno di noi in un anno ne brucia 5 tonnellate. Conseguenza: tra 40 anni il petrolio sarà finito e l'anidride carbonica dovuta alla sua combustione avrà scardinato l'equilibrio del clima.
Il futuro dell'umanità sta tutto in queste cifre. O si cambia stile di vita, o non c'è scampo. Lo dicono il fisico Luigi Sertorio e la sua collaboratrice Erika Renda in un libretto che sta per uscire da Bollati Boringhieri, Cento watt per il prossimo miliardo di anni (136 pagine, 16 euro). I 100 watt per persona sono la potenza esterna da aggiungere alla nostra interna di 80 watt se vogliamo mantenere l'attuale qualità della vita. Il problema è che questi 100 watt non possiamo ricavarli, come è successo nell'ultimo secolo, distruggendo il capitale dei combustibili fossili. Dobbiamo ottenerli da una rendita virtualmente inesauribile e non inquinante.
Luigi Sertorio ed Erika Renda trattano l'ecologia partendo da una parte fondamentale della fisica: la termodinamica. Non sono i primi a farlo, ma in Italia è ancora un approccio insolito e può rendere un servizio molto utile: liberarci dallo scontro retorico tra catastrofismo ambientalista e ottimismo tecnologico. Dietro, c'è una proposta di valori nuovi: non il consumismo degli ottimisti ma neppure l'utopia di un mondo popolato da monaci francescani. I nuovi valori hanno nomi antichi: razionalità, sobrietà, responsabilità.
Un ciclista ben allenato può erogare la potenza di circa 200 watt. Mettiamolo a pedalare su una dinamo. Poiché bisogna anche mangiare e dormire, per disporre della potenza dei 3500 watt che arrivano alle prese di elettricità delle nostre case, servirebbe il lavoro di una cinquantina di ciclisti. Coltivare una tonnellata di grano significa bruciare un quintale di petrolio. Dietro un chilo di verdure di serra c'è un chilo di petrolio. Il record è del pomodorino: costa 100 volte più energia di quella che ci dà sotto forma di calorie. Che succederà tra quarant'anni, quando il petrolio sarà finito?
Sertorio e Renda ci ricordano che la Terra somiglia a un'astronave: è un sistema chiuso per ciò che riguarda le risorse minerarie, la produzione di rifiuti e le fonti di energia sia fossili sia di tipo nucleare. Bisognerà quindi riciclare le risorse (tra le quali rientra anche gran parte del rifiuti). Per fortuna l'astronave Terra non è davvero ermeticamente chiusa: ha una finestra dalla quale entra la luce del Sole, fonte di energia destinata a durare altri 5 miliardi di anni. L'energia solare mantiene ogni forma di vita inducendo nelle piante la fotosintesi, fa soffiare il vento, evaporare l'acqua, circolare le acque degli oceani. Se l'uomo vuole avere un domani, deve attingere a questi flussi di energia continui e gratuiti, non c'è altra soluzione. Nel mondo del dopo-petrolio entreranno fotoni di luce dal cielo e dalla Terra torneranno allo spazio fotoni termici. Tutto il resto si dovrà riciclare. Se sarà così, sarà bello.
(La Stampa.it)
