ROMA, 6 luglio 2007. - Per i 45 anni della maison Valentino, il comune di Roma, come regalo, ha dato la possibilità allo stilista di scegliere i luoghi in cui festeggiare. Valentino ne ha scelti quattro: il Tempio di Venere, il Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, il Parco dei Daini a Villa Borghese e l’Ara Pacis che ospita la mostra «Valentino a Roma: 45 years of style».
L’esposizione, nello splendido allestimento di Patrick Kinmonth e Antonio Monfreda, è stata inaugurata oggi dallo stilista, il sindaco Walter Veltroni e il Presidente del Consiglio Romano Prodi, alla presenza, tra gli altri, del ministro per il Commercio Internazionale Emma Bonino, il ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport Giovanna Melandri, Enrico Gasbarra, presidente della provincia di Roma, Silvio Di Francia, assessore alle Politiche Culturali del comune di Roma.
«È una gioia per la città ospitare questo evento grazie al quale la bellezza di Roma incontra la bellezza creata da Valentino - ha dichiarato il sindaco Veltroni - La mostra testimonia qualcosa di raro: l’incontro tra l’arte di Valentino e un percorso, quello dell’allestimento, assolutamente emozionante, e un luogo particolare che racconta la nuova Roma, intreccio di storia e modernità. L’Ara Pacis. Il talento italiano - ha aggiunto Veltroni - non è solo bellezza estetica, ma è, come nel caso di Valentino, valore per l’industria e per l’occupazione. Una parte importante del nostro Pil è dato dal talento italiano e il nome di Valentino significa Italia in tutto il mondo».
Un parterre eccezionale per una mostra di grande impatto che fa sfilare idealmente dei manichini-vestali per un totale di 300 abiti che, accompagnati da materiali d’archivio e documenti inediti, raccontano la storia della maison e lo stile Valentino dagli esordi ad oggi.
L’allestimento prevede due macro-sezioni: la prima, di natura cronologica, si sviluppa attorno all’altare dell’Ara Pacis e presenta alcune delle creazioni più significative di Valentino, tra cui la collezione del 1977 interamente dedicata al mondo mitteleuropeo, un abito disegnato da un giovanissimo Valentino, nel 1950, e realizzato solo in seguito, e l’abito da sposa realizzato dallo stilista per la principessa Maxima d’Orange.
Negli ambienti al piano inferiore, invece, la sezione didattica e quella dedicata alle «celebrities». Qui, grazie soprattutto alle donazioni delle proprietarie, i visitatori potranno ammirare abiti originali, tra cui quello indossato da Diana d’Inghilterra, lo storico modello che Farah Diba vestiva il giorno in cui lasciò l’Iran e, con il Paese, tutti i suoi abiti iraniani, avviandosi così verso una nuova vita; quello indossato da Monica Vitti ne «La notte» e quello che portava Sophia Loren quando ricevette l’Oscar alla carriera. E poi gli abiti di Penelope Cruz, Cate Blanchett, Cameron Diaz, Audrey Hepburne, Angelica Houston, Jennifer Lopez, Julia Roberts e Sharon Stone.
(La Stampa.it)
