7 dicembre 2007. - Dopo la nascita di un unico partito che raggruppa le forze della sinistra moderata, l’ormai celebre Partito Democratico, anche le forze più radicali dell’attuale maggioranza hanno deciso di organizzarsi e fondersi in un solo soggetto politico. Questo dovrebbe prendere vita sabato e domenica prossimi, ma in una riunione di vertice alla Camera i principali esponenti di Rifondazione comunista, Sinistra democratica, Verdi e Comunisti italiani hanno già cominciato a delineare le caratteristiche del nuovo partito. Ad emergere per ora sono stati i segni più visibili di una forza politica, ovvero il simbolo ed il nome, ma questi sono soltanto provvisori e solamente nel week-end a Roma, durante l'assemblea generale della sinistra e degli ecologisti, verranno decretati quelli definitivi.
Per ora, comunque, il nome scelto è “Sinistra-L’Arcobaleno”, mentre per quanto riguarda il logo ne sono già state presentate due versioni. C’è già chi vede ciò come un segno di disaccordo visto che si è discusso se la cornice dove essere tonda o quadrata ed alla fina si è optato per rimandare la decisione nel fine settimane lasciando indefinito il bordo. Anche la scritta “Arcobaleno” è stata oggetto di controversia: corsivo o stampatello? L’entusiasmo dei leaders ha però prevalso sulle discussioni riguardanti i dettagli e le polemiche sono state accantonate in quanto per ora si è nella fase dei “lavori in corso” e pertanto Mussi, Giordano, Pecoraio Scanio e Diliberto possono obiettare alle accuse di debolezza affermando che si tratta di sana dialettica.
Così a risaltare sono state le dichiarazioni più ottimistiche: “Si chiamerà la Sinistra e l'Arcobaleno. – ha affermato Fabio Mussi - Sarà una forza politica radicata nella società italiana e avrà un peso importante nella sua storia politica”, mentre Franco Giordano ha sottolineato l’importanza dell’appuntamento di Roma dicendo che “gli stati generali saranno un grandissimo evento con una fortissima partecipazione delle forze esterne ai partiti”. Dietro a queste dichiarazioni si nascondono dei problemi reali, però, che non sono certamente quelli riguardanti il corsivo o meno di una scritta, anche se hanno attinenza proprio con il simbolo.
Sono la falce ed il martello, i simboli per eccellenza del comunismo e dei lavoratori, a costituire il seme della discordia all’interno della nascente federazione. Chi vorrebbe lasciarsi alle spalle l’eredità comunista e chi invece, come Marco Rizzo, vorrebbe mantenerla viva. “Perché in una confederazione dove i comunisti sono la stragrande maggioranza si dovrebbero cancellare i simboli del lavoro? – ha chiesto il coordinatore dei Comunisti Italiani - Sosterrò con forza questa posizione nel mio partito affinché la scelta venga cambiata – ed ha concluso minacciando che - se il simbolo definitivo non avrà la falce e martello ben visibili, non sarò d'accordo”.
Nonostante l’Europa sia ormai una realtà anche politica, fatto testimoniato dall’esistenza di un Parlamento europeo al quale giungono i rappresentanti dei vari partiti nazionali, le vicende della sinistra italiana non sembrano interessare gli altri membri dell’Unione. I quotidiani stranieri, a partire da quelli d’oltralpe e al di là della manica, non si sono interessati a questo evento e trovare notizie a riguardo in lingua non italiana è una vera impresa. Pertanto, sebbene i nostri connazionali residenti all’estero possano informarsi attraverso i quotidiani italiani, coloro che hanno origini italiane, ma parlano un idioma straniero difficilmente possono essere informati delle vicende interne al nostro paese.
E’ stato infatti difficile riuscire a trovare qualcuno residente da tempo all’estero che fosse a conoscenza di questo fatto, anche nell’ambiente giornalistico. Alla fine solo Angelo Santamaria, direttore del periodico belga “Leonardo Da Vinci”, ha commentato questo fatto a News ITALIA PRESS affermando che “la coalizione di più partiti è sicuramente un bene, sia che venga effettuata da parte della destra che da parte della sinistra. In Italia vi è un multipartitismo veramente eccessivo e piccole formazioni tengono in scacco il Governo riducendo notevolmente la capacità di governare.
Con questa operazione si sta andando verso quello che la gente chiede e verso quello che è il modello prevalente nella maggior parte dei Paesi europei”. Santamaria ha sottolineato con grande enfasi la necessità di ridurre il numero dei partiti in Italia a conferma di come ciò all’estero sia visto come un’anomalia, mentre non ha criticato la presenza al Governo di partiti che si rifanno ancora agli ideali comunisti, altra peculiarità della nostra politica, affermando che “comunque si tratta di partiti che hanno alle spalle una grande tradizione democratica. Hanno dato molto all’Italia”. Santamaria ha concluso affermando che “la comunità italiana in Belgio, date le sue origini proletarie (gran parte degli emigranti erano minatori, ndr), simpatizza per la sinistra e non vede affatto come un problema la presenza di partiti radicali”.
(News ITALIA PRESS)
