8 aprile 2009. -
Ancor oggi c’è chi afferma che, nella Bibbia, se si cerca bene, si può
trovare tutto. Magari non proprio tutto, di certo non l’indirizzo di un
accogliente hotel a 4 stelle con vista sulla valle del Giordano, ma almeno
qualche ancestrale ricetta culinaria la si può scovare.
Il motto di Feuerbach, secondo cui "l'uomo è ciò che mangia", è applicabile anche ai nostri biblici pseudo-progenitori, Adamo ed Eva, nonché alla loro vasta progenie. In effetti, secondo quanto è riportato dalla Genesi, la prima cosa che fa Adamo è mangiare. Nutrirsi, è notorio, è una necessità fisiologica, segnalata dalla fame. Bene, anche Adamo mangia, ma mangia "senza fame": mangia non tanto per appetito quanto per il gusto di sperimentare qualcosa di diverso, di trasgressivo, di proibito.
Ed Eva? Anche lei "mangia" ma è spinta a farlo dalla subdola esortazione del Serpente più che dal … morso della fame. Entrambi, quindi, mangiano senza l’intenzione di nutrirsi. Mal loro incorse, ghiottoni scriteriati! A cominciare dal povero Adamo, il quale verrà gratificato da un inesorabile anatema divino: «Maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l'erba campestre». (Osservava bene Leo Longanesi: "Le mele nell’Eden costavano … l’ira di Dio!").
Ma, rimanendo fra il serio ed il faceto, cosa avrebbero mangiato Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre? Se mai fossero andati al …. ristorante, il "Maitre" (cioè Domineddio in persona, non essendoci altra anima viva) avrebbe presentato loro un menu strettamente vegetariano. Leggiamo, infatti, in Genesi 1,29-30: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme:saranno il vostra cibo.
A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è di alito di vita, io dò in cibo ogni erba verde ». In altre parole, frutta e verdura. In compenso i frutti degli alberi erano «graditi alla vista e buoni da mangiare»: frumento, orzo, lenticchie, piselli, vecce amare, e poi olive e datteri… Senza andare al ristorante, quindi, il cibo di Adamo ed Eva era a portata di mano, abbondante e (in tutto i sensi) soddisfacente. Per altro l’unico frutto di cui, nei primi tre capitoli del Genesi, si fa espressamente il nome è il fico, ma solo per dire che Adamo ed Eva ne indossarono le foglie per coprirsi le pubenda dopo il peccato originale (Genesi 3,7).
Per inciso, quando pensiamo all’albero della conoscenza del bene e del male, subito immaginia¬mo un melo, anche perché questa é l'idea che ci hanno trasmes¬so 2000 anni di arte e di tradizione. In realtà, nel testo ebraico non è specificato il nome del frut¬to, ma è detto che Adamo ed Eva, semplicemente, mangiarono «dell’albero». II fraintendimento dipende dalla traduzione latina il "frutto proibito" viene rappresentato come una mela. In latino la mela viene chiamata malum, (plurale mala) parola che ha anche lo stesso suono di quella che significa "male".
Per questo motivo nel Medioevo si cominciò a rappresentarla come una mela. Per altro, "il posto" doveva essere incantevole: un vero Paradiso in terra. Questo, secondo la tradizione più accreditata, si trovava ad oriente (della Palestina), e dal suo interno defluiva un fiume che si divideva in quattro rami: il Tigri, l'Eufrate, il Pison che circondava la terra di Avila, e il Ghihon che circondava la terra di Etiopia. «Giardino delle delizie», è il senso dell’originale ebraico «Gan Eden», (Genesi 2,8-14), tradotto dall’antica versione greca della Bibbia con Paràdeisos, vocabolo di origine persiana che significa, ugualmente, «Giardino, parco reale», da cui «Paradiso».
"Eden " è invece una parola sumera che significa "steppa, giardino in pianura". Molti sono i parallelismi tra la mitologia numerica e la Genesi biblica. Val la pena di accennarvi. Il paradiso sumerico si chiamava Dilmun. In questo luogo, dove non esistevano malattie e morte, il dio Enki usava accoppiarsi sessualmente con le dee sue figlie. Comportamento che, stando al racconto, non suscitava grande scandalo, sennonché pure a lui venne voglia di cibarsi di frutta proibita: quella degli otto alberi creati dalla dea Ninhursag (1), che, incollerita lo maledisse e lo destinò alla morte. Enki iniziò quindi ad accusare malanni e malattie in tutto il corpo, e nessuno degli altri dei fu capace di aiutarlo. Finalmente una volpe (!?) riuscì a convincere l’impermalosita Ninhursag ad intervenire per guarire Enki.
A questo scopo, Ninhursag gli asportò una costola e con questa creò quindi una dea, chiamata Ninti che significa "colei che fa vivere". In sumero, la parola ti indica sia "costola" sia "vita, far vivere"; di conseguenza, i sumeri arrivarono ad identificare la dea Ninti, "Signora della costola", con "Colei cha fa vivere" (ossia, per traslazione, la madre; la Eva bibilica, figlia … "biologico-genetica" del proprio marito, fu la prima madre degli uomini). Questo gioco di parole passò poi nella Bibbia, dove però perse significato, poiché in ebraico le due parole "costola" e "vita" sono diverse tra loro. Etimologicamente, il nome Eva deriva dall’ebraico Hawwãh (la madre di tutti i viventi, da haiãh, vivere) adattato in greco ed in latino ecclesiastico come Eua e Heva o Eva. (Anche il nome Adamo deriva dall'ebraico: "adamah " che sta per "fango", "terra").
Tornando ad occuparci dei nostri presunti progenitori, tenuto conto della loro alimentazione rigorosamente vegetariana e della maledizione divina che aveva reso la terra infeconda e selvaggia, sarebbe logico pensare che la durata della loro vita fosse stata molto breve. E invece no. Adamo morì il giorno in cui nacque Noé, 800 anni dopo che gli era nato Seth. (Genesi 5:3 "E Adamo viveva per 130 anni. Quindi generò un figlio a sua somiglianza, e gli mise nome Set."). Pertanto, come indicato in Genesi 5:5: "Tutti i giorni che Adamo visse ammontarono dunque a 930 e morì ". Non abbiamo notizia, invece, di quanto a lungo visse Eva.
Circa la fine dei nostri progenitori, la letteratura rabbinica, e specificatamente il Pirqe Rabbi Ekiezer, riporta un toccante episodio: Abramo, mentre rincorreva un vitello sacrificale in una grotta, "scoprì in una nicchia i corpi di Adamo ed Eva, stesi uno accanto all’altra,come se dormissero;vi ardevano ceri e un dolce profumo riempiva la grotta " (PER ch36). Come già osservato, i "nostri" erano, volenti o nolenti, dei vegetariani puri. Ma, ci possiamo chiedere, erano anche "crudisti"? Il primo "cibo cotto" cui la Bibbia fa cenno è il pane, dopo che è stato commesso il peccato originale:«Con il sudore del tuo volto mangerai il pane » (Genesi 3, 18-19).
Per fare il pane, però, a parte la preparazione degli ingredienti (ad es.l’ottenimento della farina dal grano o dall’orzo macinati) bisogna disporre del fuoco, o meglio bisogna essere capaci di "dominarlo", cioè accenderlo e spegnerlo in funzione della necessità. Ma questo, rispetto al vivere beato dell’Eden, è un fatto avulso, non pertinente. Riguarderà i discendenti di Caino, il primo assassino della storia, che furono non solo co¬struttori di città e creatori di strumenti, ma anche fabbri, mestiere che richiede grande dimestichezza col fuoco. In realtà, il procacciarsi il cibo una volta fuori dall’Eden, doveva diventare per Adamo e per la sua progenie un tormentone non indifferente, durato intere …. ere geologiche. Se la progenie di Adamo (supponendo di essere nel neolitico) ci avesse invitato a cena, molto probabilmente avremmo dovuto delibare termiti, cavallette, formiche o piccoli topini di campagna (crudi!!). Se improvvisamente avessimo deciso di farci vegetariani pur di non mangiare quella roba, avremmo potuto fagocitare, in alternativa, qualche uovo di uccello, tuberi o radici.
Soltanto dopo molto tempo, dopo la scoperta dell'agricoltura e dell'allevamento, ci saremmo cibati di cereali colti nell’orto e di carni di animali allevati ad hoc. Non bisogna dimenticare che, essendo stato, nel contempo, scoperto il fuoco, avremmo pranzato con cibi cotti. Comunque, anche se la dieta dei discendenti di Adamo era essenzialmente a base di uova, pesce e verdure, l'alimentazione era tipica di un popolo di pastori: carne d’ovini, latte, yogurt, miele, pane (fermentato e salato), formaggio, vino e frutta, secca o di stagione. A dar retta al racconto biblico, la carne cominciò a far parte dell’alimentazione umana soltanto dopo il diluvio. Nello stipulare la sua alleanza (= testamento) con i sopravvissuti, Dio dice: «Quanto si muove ed ha vita vi servirà da cibo. Vi do tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue» (Genesi,9,3-4). Mangiare, in generale, e mangiar carne, in particolare, era (e lo è tuttora per un israelita) una prassi complicata. Le regole comportamentali rispetto ai cibi (il mangiare «kasher», che in ebraico vuol dire "adatto") sono contenute nella Torah, precisamente nel libro del Levitico (11).
È permesso cibarsi d'ogni quadrupede terrestre che abbia l'unghia bipartita,divisa da una fessura e che rumini. Quindi, non si può mangiare, ad esempio, il cammello e la lepre, perché ruminano ma non hanno l'unghia divisa, il maiale ((), perché ha l'unghia bipartita da una fessura, ma non rumina. Fra gli animali acquatici, di acqua dolce o salata, sono da considerarsi "adatti" tutti quelli che hanno pinne e squame. Fra i volatili sono considerati abominevoli e ripugnanti: l'aquila, l'aquila di mare, il nibbio e il falco, il corvo, lo struzzo, la civetta, il gabbiano e lo sparviere, il gufo, l'alcione, l'ibis, il cigno, il pellicano, la fòlaga, la cicogna, l’airone, l'ùpupa e il pipistrello. Sono da considerarsi immondi gli insetti alati, purché «non camminino su quattro piedi». Gli animali che strisciano per terra sono generalmente ritenuti «immondi,» (inclusi la talpa e il topo).
La gazzella e il cervo sono animali puri per eccellenza, cacciagione non colpita da alcun tipo di proibizione, come è riportato nel libro del Deuteronomio: «...potrai mangiare carne a tuo piacere…. Ne mangerete come si mangia la carne di gazzella e di cervo …tuttavia astieniti dal mangiare il il sangue, perchè il sangue è la vita» (Deut 12, 20-23) . Altrove, le prescrizioni hanno una valenza etica: «Non farai cuocere un capretto nel latte di sua madre» dice il libro dell'Esodo (23, 19). In un altro passo si legge: «Quando avverai ... un nido d'uccelli con uccellini o uova e la madre che sta a covare..., non prenderai la madre sui figli; ma, scacciandola,, lascia andare la madre... » (Deu 22, 6-7).
In ogni caso, dopo macellati (shechitah) , tutti gli animali debbono venir esaminati attentamente da periti, ne verrà asportato il sangue e saranno giudicati mangiabili solo se tutti gli organi interni non presentino difetti o malattie tali da comportare la morte naturale dell’animale entro un anno. Se vogliamo trovare qualche vera ricetta, dobbiamo sederci alla tavola della Pasqua, anche se la prima Pasqua, celebrata in Egitto, non ha un desco: «Ecco in qual modo...» dice Dio in Esodo 12, II «mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; ... mangerete in fretta. E’ la pasqua del Signore!» Le prescrizioni (ricette?) sono, più specificatamente, che la carne di agnello, o di capretto, deve essere arrostita al fuo-co, né cruda, né bollita; per contorno erbe amare, e azzimi come pane. Ma mangiare senza bere, proprio non si può. Lo conferma anche un antico detto delle campagne venete: «acqua par vìvare, vin par far festa!».
Il buon Dio farà sgorgare l’acqua dalla roccia del Sinai per il suo popolo che soffre la sete (Esodo 17,1-6). Noè, invece, dopo 40 giorni di scrosci diluviali, di acqua ne avrà forse avuto … l’anima piena; anzi certamente, visto che, una volta arenatasi l’Arca e messo piede a terra, «per prima cosa cominciò a piantare una vigna». (Genesi 9-20). E, dunque, a produrre del vino, bevanda che il nostro nauto-patriarca dimostrerà di apprezzare anzichenò. C‘è un passo di Numeri (6,5) che ci offre anche, per così dire, una "lista dei vini". Vino, bevande inebrianti, liquore e aceto o meglio, una bevanda acidula che si ricava mescolando acqua, aceto di vino e una bevanda fermentata.. Questo particolare aceto veniva usato come dissetante e come corroborante, ad esempio, per ii mietitori affaticati. Così si legge nei libro di Rut:: «Vieni, mangia il pane e intingi il boccone nell’aceto».
Con tali parole Booz invitò la bella Rut, perché si riprendesse dalla fatica dello spigolare e «le pose davanti grano abbrustolito. Essa si pose a sedere accanto ai mietitori». (Rt 2, 14). Una specie di aperitivo, .accompagnato da stuzzichini. L'ebbrezza del vino è celebrata con queste parole, nel Cantico dei Cantici (5,1). «Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari». La progenie di Adamo, non ha potuto godere delle delizie del Giardino dell’Eden. Tuttavia, a dar retta a tanti passi biblici, a tavola aveva di che rallegrarsi: miele vergine, miele e latte, focacce d'uva passa... vino "drogato", vino aromatico… La mitica «mezzaluna fertile» mesopotamica, che si dice sia stata abitata dai figli di Adamo, non è stata avara di fresche cibarie: I melograni, o melagrane, si mangiano a spicchi oppure se ne beve il succo, dei datteri e dell'uva si spiccano grappoli… "Salirò sulla palma, coglierò i grappoli di datteri; / mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva / e il profumo del tuo respiro come di pomi " (Ct 7,9).
(Continua...)
(1) La particella nin che compone il nome delle dee, significa "Signora", e lo stesso significato ha la particella en per gli dei maschi, che significa "Signore, sovrano".
(2) Ricorda Sant'Isidoro di Siviglia (560-636), Dottore della Chiesa nel suo "Etymologiae", enciclopedia dello scibile del tempo, che il maiale o porco castrato è così detto perché veniva sacrificato a Maia "la grande, l'eccelsa", una delle pleiadi figlia di Pleiona e di Atlante, la grande Nonna madre di Ermete generato con Zeus. Sporco e porco sono affini per etimologia.
