La Storia al tempo
della globalizzazione
Gli Stati Uniti
d'America visti dall'Italia. Di Emanuela Medoro.

8 giugno 2009. -
Ciò che colpisce di più nel discorso che il Presidente degli USA Barack
Obama ha pronunciato nel sontuoso salone dell'Università del Cairo di fronte
a 3000 persone, è la consapevolezza della storia, tradizioni ed usi di tutti
i paesi oggetto del suo discorso, e la speranza nel progresso della
democrazia e della pace nel mondo, speranza che Egli esprime in una sintesi
personale dei lati positivi e comuni di culture lontane ed anche
storicamente ostili fra di loro.
E non è poco se teniamo conto che parla del mondo arabo, con tutte le sue realizzazioni e sfaccettature, del mondo ebraico, più ristretto numericamente ma non meno rilevante nella storia recente e passata, e del mondo cristiano. Fra tutte queste storie, culture e tradizioni, diversissime fra di loro, trova punti di contatto, non solo fra di loro, ma anche con la storia americana. Riesce a farlo con una felice sintesi della storia personale sua e di suo padre, e degli studi compiuti in prestigiose università.
Da questa profonda e nuova consapevolezza nasce una interpretazione personale della Storia che è la fonte prima dell'appello del Presidente Obama alla pace ed alla tolleranza reciproca.
Per la storia del mondo arabo ricorda e sottolinea il contributo dell'Islam allo sviluppo delle scienze fisiche e matematiche e delle arti nella scrittura, architettura e musica. Aggiunge poi, in particolare, il contributo che i Musulmani americani hanno dato allo sviluppo degli USA, e ricorda che Thomas Jefferson custodiva nella sua biblioteca personale una copia del Sacro Corano. Su questa linea invita i moderati musulmani a combattere l'estremismo in tutte le sue forme.
Per la storia del mondo ebraico definisce come immotivato e da ignoranti ogni tentativo di disconoscere l'Olocausto, e quindi profondamente errato minacciare di distruzione lo stato di Israele. Nello stesso tempo riconosce come legittima l'aspirazione del popolo palestinese alla dignità, alle pari opportunità, ad uno stato proprio. Le parole più ricorrenti usate nel discorso sono: Musulmani, Islam, Palestinesi, Israeliani, pace, diritti e religione. Assente la parola terrorismo.
L'immagine finale del discorso è quella della città di Gerusalemme come casa sicura ed eterna di Ebrei, Cristiani e Musulmani insieme, con Mosè, Gesù e Maometto uniti in preghiera.
Mentre il Presidente B. Obama entra nella storia e ne dà questa
personalissima ed attraente interpretazione, proponendo mete nuove da
antiche radici, il GOP (Grand Old Party, il Partito Repubblicano) manda in
giro testi in cui si chiede ai propri iscritti e simpatizzanti di fare di
tutto per fermare i piani liberticidi del governo democratico contro il
libero mercato, il tutto sommato alla idea che la mancanza di sicurezza
mette in pericolo la vita degli americani. Minaccia vecchia, sempre efficace,
di presa facile ed immediata.
Difficile per le donne occidentali vedere al positivo il mondo dell'Islam
dove la donna è considerata oggetto di diritto, ed praticata la pena di
morte, di cui la lapidazione dell'adultera è solo un esempio raccapricciante.
Ci vuole una forte dose di ottimismo e fiducia nel progresso futuro della
pace e della solidarietà, caratteristica fondante della democrazia del
modello occidentale anglo-americano, per credere che il contatto fra mondi
diversi possa, col trascorrere del tempo, migliorare la sorte di tanta
gente. We love America, urlavano applaudendo gli studenti del Cairo, chissà
se si rendevano conto del tutto dei molteplici significati impliciti in
questo amore. Amiamola anche noi, l'America, quando se lo merita. La
speranza aiuta a vivere. Ne abbiamo bisogno.