10 settembre 2007. - Scrivo da Città del Messico per unirmi a nome della Comunità Italiana sparsa su tutto il territorio messicano alla standing ovation che il mondo intero che il mondo intero ha tributato a Luciano Pavarotti all'alba del 6 settembre 2007 quando ha abbandonato per sempre il palcoscenico della vita per raggiungere quello dell'immortalità riservata solo ai grandi.
Di Luciano Pavarotti in questi giorni si è già detto tutto. Ricorderò solo che il 12 ottobre 1935 il medico dell'ospedale di Modena che lo aiutò a nascere non poteva certo immaginare di avere tra le mani un bambino che sarebbe diventato uno dei tenori più famosi del mondo, ma scherzando disse:
"che vocina ardita, da grande farà il tenore!" Non sapeva certamente che quelle parole sarebbero state profetiche. E che così sarebbe stato, il piccolo Luciano cominciò a dimostrarlo quando ai quattro anni attirava già l'attenzione della famiglia cantando a squarciagola "La donna è mobile".
Ma non fu il Rigoletto di Giuseppe Verdi a fargli scalare i primi gradini della fama.
Il suo debutto ufficiale fu il 29 aprile 1961 nel Teatro dell'Opera di Reggio Emilia interpretando Rodolfo. La Boheme rimarrà l'opera più rappresentativa del suo repertorio. L'Opera che lo porterà a conquistare i teatri più famosi d'Italia e del mondo intero.
Nel 1963 viene richiesto per delle repliche della Boheme alla Royal Opera House di Covent Garden. A Londra sostituisce Giuseppe Di Stefano non solo in teatro ma anche al "Sunday Night at the Palladium" un noto spettacolo televisivo seguito da più di 15 milioni di telespettatori. Arriva alla Scala di Milano richiesto dal Maestro Herbert Von Karajan.
E poi il successo lo porta negli Stati Uniti dove debutta a Miami nel febbraio 1965 con Joan Sutherland nella Lucia di Lammermoor.
Ma il trionfo arriva il 17 febbraio 1972 al Metropolitan Opera di New York, dove in occasione dell'esecuzione dell'Opera di Gaetano Donizetti "La Fille du Regiment" manda in visibilio il pubblico con nove Do di petto eseguiti con eleganza e disinvoltura nell'aria introduttiva.
17 chiamate ed ovazioni al sipario. Pavarotti è accolto e acclamato in tutto il mondo.
Negli anni novanta non basteranno più i teatri. Ci saranno i famosi concerti dei Tre Tenori con Placido Domingo e Carreras. Prima le Terme di Caracalla e poi Los Angeles 1994 davanti a Frank Sinatra e Gene Kelly ai quali dedicarono "My Way" e "Singing in the rain".
Ma come non ricordare Hyde Park a Londra con oltre 150.000 persone, il Central Park di New York con 500.000 e milioni alla televisione, la Torre Eifell con quasi 300.000.
E poi dal 1992 al 2003 i concerti a scopo benefico "Pavarotti&friends" che hanno riunito sul palco gli artisti più famosi della scena musicale pop italiana ed internazionale.
In Messico Pavarotti debuttò il 23 ottobre1969 con la Boheme di Puccini nel Teatro di Bellas Artes, progettato agli inizi del secolo scorso da un suo corregionale, l'Architetto Adamo Boari di Ferrara.
Il 28 ottobre, sempre a Bellas Artes, interpretò la Lucia di Lammermoor. Il critico Rafael Solana, dopo la rappresentazione della Boheme, scrisse che Pavarotti aveva una voce dolcissima e calda, magnifica per il personaggio interpretato e aggiunse scherzosamente che fu necessario nascondere la chiave sul tavolo perché se avesse dovuto inchinarsi per raccoglierla dal suolo, ci sarebbe voluta una gru per tirarlo su.
Ritornò in Messico nel 1990 quando era già una "star" del bel canto e un fenomeno mediatico. Arrivò prima a Monterrey e poi a Città del Messico dove cantò nel "Palacio de los Deportes" il Palasport vicino alla tangenziale che conduce all'Aeroporto. Ebbi l'onore di ascoltarlo e di applaudirlo insieme alle 10.000 persone presenti quella sera.
Il 19 Aprile offrì un concerto storico davanti a 17.000 persone nella zona archeologica di Chichén Itzá nello Yucatan. L'evento fu trasmesso a 219 paesi. Tre giorni dopo, il 22 aprile 1997, offrì un Concerto di Gala nel palazzo delle Belle Arti. Le 2000 poltrone del Teatro furono insufficienti per accogliere il pubblico che avrebbe voluto ascoltarlo e che finalmente si accontentò delle Sedi alterne: il Piazzale del Palazzo, l'Auditorio Nazionale e il Centro Nacional de las Artes dove si installarono maxischermi per la trasmissione gratuita e in diretta dell'evento. Io ero fra i duemila fortunati, insieme a Mario, un ragazzo messicano che ricorda quella serata come una delle più belle della sua vita.
Un totale di quasi 20.000 persone applaudirono Pavarotti in quella circostanza e lui, in un gesto di generosa riconoscenza, si affacciò al balcone del Palazzo per salutare e ringraziare il pubblico che lo aveva seguito dal Piazzale.
Il 18 ottobre 2003 ritornò in Messico per la "Notte del Sole". Quarantamila persone si riunirono nel deserto di Laguna Salada a Mexicali, in Baja California.
Due anni dopo, il sabato 6 marzo 2005 offrì un concerto nel Teatro Diana di Guadalajara, città nella quale aveva cantato anche nel novembre del 2002. In quella circostanza mantenne una lunga conversazione con il Dott. Franco Zampini, Presidente del Comitato della Società Dante Alighieri di Guadalajara.
Omaggio a Pavarotti: una carezza rubata
Vorrei finire regalando a Luciano Pavarotti la carezza più bella e più dolce che ho ricevuto in tutta la mia vita. Gliela regalo perché era dedicata proprio a lui come vi racconterò.
Successe molti anni fa durante una manifestazione culturale nella Sede della Dante Alighieri. Il Maestro Carlo Esteva aveva appena finito di interpretare "Eine kleine Nachtmusik" di Mozart con la sua Orchestra da Camera quando Tania, una bellissima bambina di 4 anni, nipotina di Liù Colotti, mi si avvicinò guardandomi con ammirazione e gioia. Accarezzò con affetto la mia barba e con una dolcissima espressione disse, facendo sorridere tutte le persone che la stavano ascoltando "..TOTTI". Secondo lei stava contemplando e ammirando un Pavarotti con molti chili in meno ma con una barba che assomigliava a quella del suo idolo.
A nome di Tania e di tutti gli amici italiani e messicani che abbiamo avuto l'onore e il privilegio di conoscerLa, caro Maestro Pavarotti, desidero depositare sulla sua tomba quella dolce carezza rubata a una sua giovanissima ammiratrice.
Concludo questo articolo con le Parole di Vasco Errani, Presidente della Regione Emilia-Romagna: Ci ha lasciato uno dei grandi Maestri della Musica. Una personalità eccezionale nel mondo della cultura, Ambasciatore dell'Italia e della Regione Emilia-Romagna, terra che ha avuto l'onore di fargli da casa. Gli dobbiamo molto, con lui le note delle grandi opere sono entrate in tutte le case. Per noi è e resterà uno dei grandi simboli dell'Italia nel mondo".
