Italia, allarme recessione.
E l'euro cede di schianto

L'opposizione: "Finanziaria da rivedere". Il governo: non se ne parla.

11 agosto 2008. - A sentire i discorsi da bar, per dimostrare che c’è crisi economica basta guardarsi in giro: le città sono piene, i luoghi di villeggiatura semivuoti, i portafogli vuotissimi. L’Istat conferma questa sensazione con numeri pesanti, pesantissimi: nel secondo trimestre del 2008 il Pil italiano è diminuito dello 0,3% rispetto all’aprile-giugno del 2007. Male, perché ci si attendeva una già sconfortante crescita zero. Male, perché il dato di ieri consegna una «crescita acquisita» del Pil (ovvero, quella già conseguita se l’anno finisse oggi) di solo lo 0,1%; il governo ha previsto una crescita dello 0,5%. Male, perché la caduta del Pil deriva da una frenata dell’industria manifatturiera, mentre i servizi tengono e l’agricoltura cresce. Per un commento riassuntivo, ecco le parole degli economisti di Confindustria: «L’economia italiana è sull’orlo della recessione», e «il secondo semestre 2008 sarà più difficile». Il rilancio, spiegano gli industriali, avverrà nella seconda metà dell’anno prossimo, «aiutato da petrolio più basso, dollaro in recupero, taglio dei tassi Bce».

Tutti gli esperti concordano: Confindustria non pecca per pessimismo, e l’Italia forse sta solo anticipando l’avvio di una stagnazione-recessione che sta investendo tutta Eurolandia. Non è nemmeno un caso che ieri l’euro abbia ceduto pesantemente nei confronti del dollaro, scivolando persino sotto quota 1,50 e perdendo addirittura il 2% in un giorno solo (il ribasso giornaliero più forte negli ultimi 8 anni). Secondo gli analisti anche il terzo trimestre dovrebbe avere il segno meno, portando così il paese in «recessione tecnica» e rendendo irraggiungibile l’obiettivi del +0,5% per il Pil 2008.

Pierluigi Bersani, ministro ombra dell’Economia per il Pd consiglia così «al governo di mettere fine alle autocelebrazioni e di dedicarsi ai problemi di crescita del Paese. Bisognerà assolutamente tornare sul tema e correggere Dpef e manovra se non vogliamo partire con il piede sbagliato nel 2009». Sulla stessa linea c’è l’Italia dei Valori, con Massimo Donadi, che chiede «interventi coraggiosi». Per l’Udc Lorenzo Cesa chiede al governo di «ascoltare le opposizioni». Il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, sottolinea intanto che «il rallentamento, che è fortemente condizionato dalla bassa congiuntura a livello mondiale, e dall’apprezzamento eccessivo dell’euro sui mercati valutari, sarà contrastato dal pacchetto di misure appena varato». Per il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale in autunno saranno dolori e servirà una mobilitazione unitaria; per il collega cislino Giorgio Santini l’Esecutivo «non può più limitarsi al pur necessario controllo dei conti pubblici, ma deve attuare politiche di sostegno allo sviluppo». Stessi toni nei commenti di Ugl, Confesercenti, Confcommercio e consumatori.

Il premier Silvio Berlusconi preferisce non commentare i dati dell’Istat e allarga le braccia: «purtroppo sono sotto gli occhi di tutti e alimentano anche cali dei consumi», con una crescita che «è impalpabile». Ma all’opposizione che chiede correzioni della Finanziaria di settembre chiude la porta: «La Finanziaria - puntualizza il Cavaliere - porterà in Parlamento solamente le tabelle dei numeri. Non ci saranno aperture a emendamenti, quindi entrerà in Parlamento e vi uscirà così com’è stata voluta e ragionata dal governo».

 

(La Stampa.it)