In Italia più morti sul lavoro

che per omicidio

Sorprendenti risultati di una ricerca Censis.

13 agosto 2008. - Omicidi in calo, in Italia, anche se il dato preoccupante è un altro: le morti sul lavoro sono il doppio degli assassinii, mentre le vittime degli incidenti stradali sono addirittura otto volte tanto. Sono questi i sorprendenti risultati di una ricerca Censis che ha evidenziato come in Italia gli omicidi siano passati da 1.042 casi nel 1995 a 818 nel 2000, fino a 663 nel 2006. Negli altri Paesi europei la situazione sembra peggiore: 879 casi in Francia, 727 in Germania, 901 casi nel Regno Unito. Nel 2006, inoltre, a Roma si sono contati 30 casi, a Parigi 29, a Bruxelles 33, ad Atene 35, a Madrid 46, a Berlino 50, a Londra ben 169. Statistiche invertite e sfortunatamente più pesanti per quel che riguarda le morti sul lavoro, settore in cui l'Italia detiene un poco invidiabile primato. Nel 2007, infatti, nel nostro Paese sono stati 1.170 i decessi per motivi di lavoro, di cui 609 in infortuni lungo il tragitto casa-lavoro o in strada durante l'esercizio dell'attività lavorativa. Anche senza tenere conto di questi ultimi, non calcolati in alcuni altri paesi europei, emerge che l'Italia ha avuto 918 morti bianche, mentre si contano 678 casi in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in questo caso il confronto è riferito al 2005). Quanto agli incidenti stradali, il Censis sottolinea come nel 2006 in Italia i decessi sulle strade siano stati 5.669, più che nel Regno Unito (3.297), Francia (4.709) e Germania (5.091), pure più popolosi del nostro Paese. Ciò che colpisce è che nelle altre nazioni gli interventi di prevenzione abbiano dato risultati piuttosto consistenti anche in tempi brevi, cosa che non è invece accaduta da noi. L'emergenza sicurezza, insomma, sembra riguardare più i cantieri e le strade che le città. "Gran parte dell'impegno politico degli ultimi mesi - ha dichiarato Giuseppe Roma, direttore generale del Censis - è stato assorbito dall'obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti. Tuttavia, se si amplia il concetto di incolumità personale, e si considerano i rischi maggiori di perdere la vita, risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così".

 

(NoveColonne ATG)