16 agosto 2007. - È uno dei peggiori terremoti degli ultimi anni in America Latina quello che ha squassato nella notte italiana la costa del Perù vicino la capitale Lima; le lancette dei sismografi hanno registrato una scossa di magnitudo 7,9 sulla scala Richter. Il bilancio aggiornato diffuso dall’Istituto nazionale di Difesa Civile è di almeno 337 morti e oltre 827 feriti. Aristides Mussio, comandante dell’Istituto, lo ha reso noto alla tv di stato: ha chiarito che almeno una persona ha perso la vita a Lima e altre 336 nel dipartimento di Ica.
Ma si sta ancora scavando fra le macerie mentre torna la luce del giorno in Perù, nei quartieri periferici di Lima e delle città di Pisco, Chinca e Ica, le più colpite, a 300 chilometri a sud della capitale. Il premier Jorge del Castillo ha espresso il timore che il bilancio finale sia ben più grave perchè non è ancora possibile contattare alcune delle regioni terremotate.
Non risulta al momento il coinvolgimento di italiani; l’Unità di crisi della Farnesina ha attivato tutti i canali diplomatici - in primo luogo l’Ambasciata italiana a Lima - per verificare se connazionali, residenti e turisti, siano rimasti coinvolti.
José Calderón, vice ministro della Sanità, ha definito «drammatica» la situazione a Ica. Diciassette persone sono morte ieri sera per il crollo di una chiesa, secondo quanto riferito dalla tv satellitare Canal N. Il governo ha subito mobilitato poliziotti, soldati, medici e aiuti verso il dipartimento. Un operatore dell’Aptn (Associated Press Television News) diretto verso la città di Ica ha tuttavia riferito che il traffico è paralizzato lungo l’autostrada Panamericana per gli squarci sul manto stradale e il blocco delle linee elettriche.
Decine di persone hanno preso d’assalto gli ospedali della città alla ricerca di aiuto, anche se gli stessi centri medici hanno subito pesanti danni strutturali. Ica è stata colpita da un black out, come del resto gli altri piccoli centri lungo la costa a sud di Lima. I residenti di Chincha, una cittadina 140 chilometri a sudest della capitale, hanno segnalato che i muri di numerose case sono crollati e che molte persone sono state ferite dai mattoni e dalle schegge di vetro. Un altro operatore dell’Aptn che è riuscito a raggiungere Chincha ha raccontato che i pavimenti degli ospedali locali sono coperti di cadaveri.
Lo Us Geological Survey ha reso noto che il sisma di ieri è stato registrato quando in Italia era l’1.40 del mattino, 140 chilometri a sudest di Lima, a una profondità di circa quaranta chilometri. Dopo sono state avvertite quattro violente scosse di assestamento, di magnitudo compresa tra 5,6 e 5,9 sulla scala Richter.
Il centro allerta tsunami nel Pacifico (Ptwc), che ha sede nelle Hawaii, ha lanciato allarmi per le coste di Perù, Cile, Ecuador, Colombia, Costa Rica e Panama. Il Ptwc ha revocato tutte le comunicazioni dopo due ore, ma ha segnalato che il terremoto ha innescato uno tsunami di 25 centimetri vicino all’epicentro. «Non è stato distruttivo», ha affermato Stuart Weinstein, vice direttore del centro. Un piccolo tsunami potrebbe comunque raggiungere la costa orientale del Giappone secondo l’Agenzia meteorologica del Paese.
Complicata la situazione anche nei quartieri più poveri della capitale. Un fotografo dell’Associated Press ha riferito che nel centro di Lima alcune case sono crollate e che molte persone sono scappate in strada alla ricerca di un riparo. La terra ha tremato per oltre un minuto. Il terremoto ha interrotto le comunicazioni telefoniche, sia con i fissi che con i cellulari, a Lima e nelle altre province: comunicare con la zona di Ica è praticamente impossibile.
I medici della sanità pubblica hanno revocato lo sciopero generale iniziato ieri, per far fronte all’emergenza.
Il presidente Alan Garcia ha annunciato che oggi le scuole rimarranno. L’ultima volta che un sisma di magnitudo comparabile colpì il Perù fu il settembre del 2005, quando una scossa di magnitudo 7,5 fece tremare la giungla settentrionale e uccise quattro persone. Nel 2001, un sisma di magnitudo 7,9 colpì la città meridionale di Arequipa, nelle Ande, e uccise 71 persone.
La comunità internazionale si è subito stretta intorno al Perù. Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ha inviato al ministro degli Esteri peruviano José Antonio Garcia Belaunde un messaggio di cordoglio: «In questo triste momento per il popolo peruviano, tengo ad esprimerLe i sentimenti, miei personali e del Governo italiano, di solidale partecipazione al lutto». Il governo spagnolo ha espresso cordoglio e ha promesso assistenza umanitaria e finanziaria a Lima. Anche il presidente francese Nicolas Sarkozy ha offerto aiuti al Perù.
Benedetto XVI ha espresso «profondo dolore» per la «triste notizia» del violento terremoto che ha colpito il Perù: il Pontefice ha anche invitato «le istituzioni e tutte le persone di buona volontà a prestare il necessario aiuto alle persone colpite, con carità e spirito di solidarietà cristiana».
(La Stampa.it)
