Vescovi messicani:
stop a minigonne, istigano violenza

“Mostrare troppo liberamente il proprio corpo è comE affermare
di essere una proprietà pubblica”.

18 agosto 2008. - L'ondata di violenza che ha investito il Messico preoccupa il governo e le autorità degli Stati messicani che corrono ai ripari utilizzando misure di emergenza, ed ora nel dibattito per contenere il fenomeno, che ha anche un risvolto sessuale, si è inserita l'arcidiocesi del Messico che ha invitato le giovani donne ad abolire le minigonne. Rivolgendo un appello ad adolescenti e giovani donne ad allungare l'orlo dei vestiti e a fare attenzione ai comportamenti tenuti in pubblico, l'arcidiocesi spiega che "minigonne e sguardi che possono essere interpretati come provocanti" espongono le donne a un rischio maggiore di violenza sessuale. Questa tesi è contenuta in una scheda informativa che il canonico di Città del Messico, Sergio Roman del Real, ha pubblicato in preparazione all'incontro mondiale delle famiglie che si terrà in Messico a gennaio del 2009, e in cui si manifesta "preoccupazione" per la totale mancanza di pudore che caratterizza questo secolo. "Mostrare troppo liberamente il proprio corpo è come affermare di essere una proprietà pubblica - scrive - è come se una donna si stesse prostituendo anche se solo mentalmente: questo è la pornografia, una prostituzione mentale". L'avvertimento è stato subito accolto dal direttore della Università autonoma di Sinaloa (Uas), Hector Melesio Cuen Ojeda, che ha vietato alle studentesse del suo istituto di indossare la minigonna o altri abiti a suo parere troppo succinti perché "diventano invito a molestie o aggressioni". "Un ritorno al medioevo", replica però oggi in un editoriale El Universal, uno dei principali quotidiani del Messico. "Dopo il divieto per le minigonne - sostiene il giornale - si passerà alle scollature, poi ai pantaloni e di questo passo arriveremo al punto che sarà obbligatorio il burka o la tunica per tutte le donne". "Una società che giustifica lo stupratore, il molestatore o il ladro incolpando le loro vittime di averli provocati ottiene solo un aumento di criminalità" conclude l'articolo.

 

(ANSA.it)