Le vicissitudini dopo l'esodo
provocato dal terribile terremoto dello scorso gennaio

18 ottobre 2010. - Narcisse James ha già trascorso sei mesi in Messico. Sta aspettando il permesso di lavoro e di soggiorno. Non conosce ancora bene lo spagnolo, ma fra i 25 haitiani che vivono nel suo appartamento, è quello che lo parla meglio, ed per questo che è lui a rispondere l'intervista.
Molti di loro sono arrivati dopo il terremoto che ha colpito l'isola il 12 gennaio scorso dopo aver ricevuto un visto umanitario offerto dal governo messicano.
James vuole andare all'università. Prende lezioni di spagnolo ed è fortunato perché la maggior parte di quelli che vivono con lui lo stanno imparando per strada, come possono.
Abitano tutti nello stesso appartamento. Quasi nessuno ha ricevuto denaro o aiuto per trovare lavoro al momento dell'arrivo.
«Stare in Messico per noi è difficile perché non parliamo ancora bene lo spagnolo, non abbiamo soldi né lavoro, e ad alcuni di noi piacerebbe frequentare l'università», ci dice in un faticoso spagnolo.
Anche se non sono state pubblicate cifre precise, si sa che sono molti gli haitiani che si sono rifugiati in Messico dopo il terremoto di nove mesi fa.
Secondo Harold Fortune, un altro profugo dell'isola, «Il Messico è un paese che ha una lunga tradizione nel campo dell'offerta di rifugio, ma non offre nessun aiuto. Quando arrivi ti iscrivi alla COMAR (Comisión Mexicana de Ayuda a Refugiados), fai le tue pratiche, ottieni un FM3 che dice 'rifugiato' ... ma a molti haitiani succedono un sacco di cose brutte e nessuno ci crede, la Commissione per i Diritti Umani non dice niente e non c'è nessuna organizzazione che possa prendersi cura di noi. Abbiamo i documenti, ma nessun aiuto di tipo sociale o economico».
(el universal / puntodincontro)