18 novembre 2008. -
L’Idv ha rinunciato alla presidenza della Vigilanza lasciando così via
libera ad un’intesa tra Pd e Pdl sul nome di un esponente democratico,
quello si Sergio Zavoli. La cronaca della giornata registra che poche ore
dopo l’annuncio delle dimissioni di Idv dalla commissione bicamerale Walter
Veltroni ha trovato un nome, quello di Zavoli appunto, gradito alla
maggioranza e a Silvio Berlusconi che, con la mediazione di Gianni Letta, ha
subito accettato di ’superarè il vulnus dell’elezione di Riccardo Villari.
Intanto il senatore del Pd eletto con i voti del centrodestra, dopo una
giornata di dichiarazioni in cui ha ribadito che non si sarebbe dimesso
finchè non si fosse trovata una soluzione condivisa, si è chiuso nel
silenzio e soprattutto ha rifiutato i contatti con il suo segretario e il
suo partito, che in serata lo hanno cercato. Di prima mattina Idv ha
convocato una conferenza stampa in cui Leoluca Orlando e Francesco Pardi
hanno annunciato le loro dimissioni dalla commissione di Vigilanza,
accompagnate dalla denuncia di Di Pietro contro il presidente del Consiglio:
«Berlusconi è un corruttore. Lasciamo la Vigilanza ma diremo al paese che
gli eversivi non siamo noi ma la maggioranza e il presidente del Consiglio
che hanno posto un veto contro un partito eletto in Parlamento».
Nelle stesse ore il coordinamento del Pd ha accettato la condizione posta dal centrodestra: non una rosa di nomi, ma uno solo e autorevole, espressione del principale partito di opposizione. Quindi Veltroni ha consultato Pier Ferdinando Casini, ha informato l’ex pm e ha chiamato Letta per comunicargli la proposta. Nel pomeriggio l’accordo è stato ufficializzato dai Democratici. E in serata è arrivato anche il beneplacito del premier: «Il nome di Zavoli è assolutamente idoneo alla presidenza della Vigilanza», ha detto Berlusconi. Dal canto suo Veltroni ha espresso «soddisfazione» perchè l’intesa raggiunta ha permesso di concludere «un confronto molto aspro nel quale si sono conosciuti degli strappi, a mia memoria, inediti. Una personalità come Zavoli - ha aggiunto il leader del Pd - è tale da rendere chiaro qual è il senso delle intese che si possono trovare». Resta da chiudere la vicenda Villari. In una riunione con i membri della Vigilanza che si è svolta nel primo pomeriggio a Montecitorio, alla quale il segretario non ha voluto partecipare dopo l’atteggiamento assunto dal senatore democratico nei confronti del partito, il presidente eletto della Vigilanza, a quanto riferiscono i partecipanti, ha ribadito la sua onestà politica ripercorrendo tutta la sua carriera, ma la replica di Dario Franceschini è stata altrettanto esplicita: «Ti devi dimettere».
Secondo il Pd infatti non ci sono più le ragioni poste da Villari per restare alla guida della Vigilanza perciò non può che rassegnare le dimissioni e secondo alcuni esponenti del partito dovrebbe essere proprio lui a cedere il suo posto in Vigilanza a Zavoli, che attualmente non ne è membro. In serata si è riunito il direttivo del Pd al Senato ma è stato deciso di non assumere alcun provvedimento nei confronti del senatore in attesa che si dimetta. Nel partito ieri erano emerse opinioni discordanti sulle eventuali sanzioni da comminare a Villari per aver preso decisioni in contrasto con le indicazioni del partito.
Ma le vicende di oggi hanno superato la necessità di prendere decisioni immediate e, come spiega Anna Finocchiaro: «Sappiamo che domani ha un incontro con il presidente Fini, quindi noi attendiamo che conseguentemente e coerentemente il senatore Villari manifesti la sua prontezza nel rassegnare le proprie dimissioni».
(La Stampa.it)
