19 giugno 2008. - Il Senato approva con 160 voti a favore e 11 contrari, ma con l’Aventino di Pd e Idv che non partecipano al voto e restano fuori dall’Aula, il decreto che sospende per un anno i processi per i reati commessi entro il 30 giugno 2002. La misura, che le opposizioni hanno ribattezzato "salva premier", ha causato la rottura del dialogo Veltroni-Berlusconi.
Antonio Di Pietro ribadisce che «questo provvedimento non ha nulla a che vedere con la difesa della sicurezza degli italiani. L’ipotesi di corruzione in atti giudiziari di un premier è il reato a più alto allarme sociale che, semmai, andrebbe fatto prima e non dopo». Il leader Idv conferma che «ci stiamo organizzando per raccogliere le firme per il referendum e comunque sappiamo che la Corte Costituzionale, ancora una volta, cancellerà questo tentativo che è già stato fatto nella scorsa legislatura. Assieme con il provvedimento sulle intercettazioni faremo un referendum per far sapere che uso personale e arbitrario delle istituzione fa il presidente del Consiglio».
«Questo è un macigno vero sulla strada del dialogo tra maggioranza e opposizione», conferma Anna Finocchiaro. «Berlusconi - osserva la presidente dei senatori Pd - avrebbe potuto comportarsi da statista e da una persona attenta alle sorti del Paese. Non lo ha voluto fare, forse per paura, certamente per pregiudizio. Trovo che sia un fatto grave. Noi non possiamo votare per quell’emendamento». Osserva Nicola Latorre che «se il problema è quello di assicurare l’immunità a chi governa, per il periodo in cui governa, in modo di garantire meglio l’autonomia dell’esecutivo, allora discutiamone in modo approfondito e con i modi e le forme giuste. Ma occorre distinguere, non si può collegare un’iniziativa di principio di questo tipo, della quale peraltro si è parlato anche in passato, alla ricusazione del giudice in cui è imputato il presidente del Consiglio».
È il capogruppo Pdl a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, a rilevare che «il provvedimento che stiamo esaminando vara una serie di norme per la sicurezza dei cittadini, contro l’immigrazione clandestina, contro la mafia, per la confisca più rapida dei patrimoni mafiosi, per l’aumento della presenza dello Stato sul territorio con forze di polizia o militari». «Vogliamo accelerare i processi per i reati di grave allarme sociale per evitare - conclude - che con la prescrizione si vanifichi l’azione sanzionatoria dello Stato. Si va così nella direzione auspicata da alcuni magistrati come il procuratore di Torino, Maddalena, che auspicavano l’individuazione di alcune priorità. Si tratta di una sospensione, non di un annullamento perchè in Italia vige il principio della obbligatorietà dell’azione penale».
(La Stampa.it)
