Gli ostaggi dell'orso Dino
Gli ostaggi dell'orso Dino
«Divora gli asini e aggredisce le pecore.
Ora lo affronteremo con petardi e proiettili di gomma».
20 aprile 2010. -
L’appetito dell'Orso Dino è cosa da psicologia spicciola, ma crea ugualmente
scompiglio nella comunità di Posina, 600 metri di altitudine sulle Prealpi
Venete nel Vicentino.
E' un esemplare «nel pieno della maturità»: gli impulsi son quelli che sono, un'orsa in zona non si trova e dunque Dino soffre di attacchi notturni di bulimia: l'altra notte si è fatto fuori due asini. Si chiamavano Nina e Sniker. Hanno fatto una brutta fine, soprattutto la povera Nina che era gravida, non è morta subito ed è stata finita dal veterinario dopo ore di sofferenza.
Un terzo asino, Fanfi, si è salvato solo perché il padrone Cristian Dal Maso lo aveva mandato ospite da un amico che ha cinque asinelle e gli aveva organizzato una seratina frizzante.
Gli abitanti di Posina sono poco più di 700; alla natura, ai suoi ritmi e anche alle sue crudeltà sono abituati. Non ce l'hanno con Dino, capiscono che fa solo il suo mestiere di orso. Ma una mattina mancano le galline, una mattina tocca agli asini, il giorno dopo le recinzioni sono a terra, le pecore sono terrorizzate, beh, hanno deciso che è tempo di far qualcosa.
Oltre il confine
L'ospite indesiderato arriva dalla Slovenia; ha passato il confine con tanto di collare, il suo vero nome è M5 ma per tutti è Dino da quando, dopo le prime scorribande nel Bellunese, si è deciso di chiamarlo così in onore dello scrittore Buzzati.
I suoi movimenti sono seguiti attraverso il radar che porta al collo: è ancora in zona con i suoi oltre due quintali di stazza. Così, per mettere tranquilla la popolazione è stata convocata un'assemblea: ieri sera, nella palestra comunale, polizia provinciale, rappresentanti della Provincia e tecnici dell'ufficio regionale hanno dato tutte le istruzioni. La prima è la più ovvia: mai uscire di casa nella notte se si sentono rumori. L'idea di salvare il bestiame potrebbe costar cara al malcapitato che osasse mettersi in mezzo tra l'orso affamato e la sua preda.
Dino è sotto controllo: lo assicura l'assessore provinciale alla Polizia provinciale e alla Caccia Marcello Spigolon, e aggiunge la speranza che, una volta capito che da quelle parti non ci sono orsacchiotte da corteggiare, cambi zona.
La gente di Posina non ha nessuna intenzione di prendere il fucile: il più incisivo intervento finora previsto sono botti e petardi nella speranza che il rumore metta in fuga l'intruso. E già ieri sera un guardiacaccia ha sparato un colpo in aria: Dino aveva esagerato, era tornato sul luogo del delitto degli asini e aveva ripreso a pasteggiare quel che ancora non era stato rimosso.
Se Dino si mostrerà resistente alle molestie acustiche scatterà il «piano 2»: pallettoni di gomma. La cattura, con relativa deportazione, è l'ultima spiaggia.
Intolleranza alle regole
Comunque vadano le cose, dovrebbe avere sorte migliore rispetto all'altro orso, Bruno, che quattro anni fa aveva tenuto in scacco per settimane l'Alto Adige. Nato in Trentino e svezzato nella nursery di un progetto per il ripopolamento della fauna, intollerante alle regole al punto di meritarsi l'etichetta di no-global, se n'era andato in Alto Adige dove aveva spadroneggiato tra stalle e pollai.
La sua presenza non era gradita e qualcuno già pensava di imbracciare il fucile; ma nemmeno a Bruno era piaciuto troppo il clima di quella natura così ordinata e perfetta. Aveva passato il confine con la Germania, con il chiaro intento di rendersi latitante: manco il tempo di affacciarsi in Baviera, ed era finito ucciso dai pallettoni dei cacciatori. Si era rischiato l'incidente diplomatico; ma in Trentino in fondo sapevano che il tipo era ingovernabile. Un tara famigliare: i suoi fratelli erano inquieti quanto lui e la madre Yurka è finita in carcere.
Reclusa in un recinto all'interno di un suggestivo monastero sta scontando una carcerazione, per così dire, contraccettiva. Di altri piccoli Bruno, a parte il rimpianto per l'originale, nessuno sente la mancanza.
(La Stampa)