21 luglio 2008. -
I giovani sono chiamati «a contribuire all’edificazione di un mondo in cui
la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o
temuta come una minaccia e perciò distrutta». È l’invito che il Papa ha
lanciato a mezzo milione di giovani riuniti nel grande Ippodromo di Randwick
e nel Centennial Park, vicino a Sydney, nella messa conclusiva della XXIII
Giornata Mondiale della Gioventù.
Davanti a un’immensa folla, Benedetto XVI ha sottolineato la necessità di una «nuova era in cui l’amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero, aperto agli altri, rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il loro bene e irradi gioia e bellezza». Una nuova era nella quale la speranza ci liberi dalla superficialità, dall’apatia e dalla chiusura che mortificano le nostre anime e avvelenano i rapporti umani. Cari giovani amici, il Signore vi sta chiedendo di essere profeti di questa nuova era - aggiunge il Papa - messaggeri del suo amore, capaci di attrarre la gente verso il Padre e di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità».
Il papa, nel saluto ai giovani italiani li ha invitati ad essere «testimoni di Cristo risorto, speranza dei giovani e dell’intera famiglia umana». Saluti di Ratzinger anche in francese, tedesco, spagnolo e portoghese. Appuntamento a Madrid, nel 2011. «La prossima Giornata Mondiale della Gioventù - ha annunciato il Papa - si terrà infatti nel capoluogo spagnolo fra esattamente tre anni».
(La Stampa.it)
