21 novembre 2008. -
Tutti si aspettavano le dimissioni di Riccardo Villari, ma lui ha fatto
spallucce e ha tirato dritto. Una situazione paradossale. Riccardo Villari
resiste: non si è ancora dimesso dalla guida della vigilanza Rai e denuncia,
di aver subìto pressioni e di essere stato diffamato. Il suo partito, il Pd,
lo espelle dal gruppo del Senato, come preannunciato da giorni e non senza
contrasti interni. E così sono dovute scendere in campo le più alte cariche
dello Stato.
"Maggioranza e opposizione - dichiara Berlusconi - hanno condiviso e concordato la designazione del sen. Zavoli a Presidente della Commissione Nazionale di Vigilanza. Villari può dirsi soddisfatto di avere in fondo contribuito a determinare queste condizioni e può quindi serenamente rassegnare le dimissioni convinto di rendere così un servizio alle istituzioni". Poco prima, l'appello dello stesso tenore dei presidenti delle Camere. Schifani: "L'impegno di Villari è ormai concluso, ora deve dimettersi perché la commissione deve funzionare". "Faccio appello alla responsabilità politica di Villari", annuncia Fini in un comunicato. Maggioranza e opposizione - ricorda il presidente della Camera - hanno trovato un'intesa sul nome di Sergio Zavoli". Veltroni apprezza le parole di Fini ma - durante la presentazione dell'ultimo libro di Bruno Vespa - polemizza con la maggioranza: ormai è un problema del centrodestra. No, il problema è interno al Partito Democratico, replica la maggioranza con i capigruppo parlamentari Cicchitto e Bocchino.
(TG5.it)
