23 gennaio 2009. - L'America ha dato un ulteriore esempio al mondo del sereno passaggio democratico di potere senza lotte, trappole, inciampi, mancato riconoscimento di vittoria a chi ha vinto, rifiuto di collaborazione con chi ha perso. Il quarantaquattresimo Presidente degli USA e primo presidente nero degli Stati Uniti, l'uomo dall'improbabile nome di Barack Hussein Obama, ha prestato il giuramento presidenziale ed è diventato il leader del Paese più potente del mondo.
Poi ha parlato ad una folla di oltre due milioni di persone che hanno alternato l'attento silenzio dell'ascolto all'esplosione di ovazioni. Con loro abbiamo ascoltato tutti. Ha ascoltato il mondo intero. E il messaggio sotteso al suo intero discorso è stato quello importantissimo del significato della "cittadinanza" del popolo di questo paese, che ha definito "patchwork" di razze ed etnie. La piena cittadinanza come "promessa", ma anche come "prezzo" da pagare, attraverso l'assunzione della responsabili tà individuale per rendere più forte la nazione di cui si è cittadini e proteggerne e promuoverne gli ideali.
Ha citato la frase bellissima che George Washington, nel momento della paura della disfatta, rivolse ai soldati e al paese: «Si dica ai posteri che nel profondo dell'inverno, quando nulla riusciva a sopravvivere eccetto la speranza e la virtù, la città e il paese, allarmati di fronte al pericolo comune, accorsero per affrontarlo». Credo che tutta la nostra comunità italo-americana abbia questo stesso senso di cittadinanza nei confronti degli Stati Uniti.
Credo anche che soffra profondamente, perché l'Italia non può, non vuole o forse non sa riconoscere l'esigenza di ridare la cittadinanza italiana a tutti coloro che sono nati in Italia e l'hanno persa ai sensi di una legge di quasi un secolo fa, per l'esattezza del 1912. Con il riacquisto della cittadinanza vi sarebbe un rinato senso della patria, un nuovo aderire agli ideali sanciti nella nostra Costituzione, una delle più belle del mondo, che ha preceduto di quasi dodici mesi la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottando tutti i principi che garantiscono libertà, democrazia e protezione dei diritti del singolo, della famiglia e della società.
Diciamo al nostro paese d'origine che non ci piace la tendenza a considerarci soltanto "risorse economiche", senza ricambiarci con il mantenere e proteggere i nostri diritti di appartenenza e quindi di cittadinanza, primo fra tutti quello di continuare a partecipare alla costruzione della democrazia italiana attraverso il voto e la rappresentanza diretta, perché tutte le decisioni che riguardano l'Italia hanno pesanti ricadute anche su di noi. Non è piacevole sentirsi cittadini a metà, legati da amore ad un Paese che sembra non volerci più e da gratitudine ad un Paese dove abbiamo costruito una nuova vita, ma che non ci ha dato i natali. La promessa di Obama è quella dell'inizio di un percorso di superamento delle tensioni sottese a qualunque tipo di conflitti razziali latenti, di ritrovamento di trasparenza, libertà e piena democrazia non solo negli USA, ma nel mondo, pur nella protezione della sicurezza e dell'integrità nazionale, per le quali ha scelto come custodi i due italo-americani Janet Napolitano e Leon Panetta.
Questo a dimostrazione - se ce ne fosse bisogno - della lealtà che la nostra comunità offre a chi la tratta con rispetto e ne esalta il senso di dignità. Forse confusamente - e ve ne chiedo scusa, ma oggi è una giornata di grandi emozioni - sto cercando di dire che è necessario trovare un meccanismo per unire le nostre tre comunità: la italo-italiana, la italo-americana e la americana di discendenza italiana, e lo si può fare soltanto attraverso questo senso di cittadinanza comune, quella d'origine, quella dell'Italia. Le responsabilità cui ci ha richiamato Obama sono grandi, a livello locale e a livello internazionale. A superarle possiamo contribuire davvero soltanto se ritroveremo la certezza di essere unici, con la ricchezza di pensiero e di creatività che ci ha dato l'Italia, se potremo sentirci pienamente integrati, pienamente cittadini di tutti e due i Paesi che hanno dato forma alle nostre vite.
(News ITALIA PRESS)
