L'impegno
di Filomena e di Maria

È morta Filomena delli Castelli.
Partecipò con  Maria Federici all'assemblea costituente.
Di Goffredo Palmerini.

 

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23 dicembre 2010. - Credo non ci siano parole appropriate, oggi, per illustrare degnamente la figura umana e politica di Filomena Delli Castelli, scomparsa ieri alla veneranda età di 94 anni. Nel tristo tempo politico che l’Italia vive la sua testimonianza è troppo stridente. Il suo rigore morale e la sua vita esemplare nelle Istituzioni della Repubblica dovrebbe far impallidire certi piccoli personaggi che frequentano i salotti televisivi, alzando inutilmente la voce e blaterando frasi prive di senso rispetto al bene comune.

Quel bene comune al quale “Memena” ha dedicato la sua vita, contribuendo a scrivere i principii fondamentali della nostra Carta Costituzionale e dando esempio di austerità e saggezza nella vita istituzionale, in Parlamento e come prima donna Sindaco d’Abruzzo. Di Lei va ricordato l’impegno assiduo nel difendere la nostra Costituzione, la sua appassionata capacità di parlare di valori veri alle giovani generazioni, il suo richiamo costante al rispetto delle istituzioni democratiche. L’Abruzzo perde certamente una delle Personalità più importanti, ma è orgoglioso di conservarne memoria e indicarne l’esempio, dalla freschezza del suo pensiero politico, ispirato al cattolicesimo democratico, al profilo semplice ed austero conservato in tutta la sua vita.   

Ma Filomena Delli Castelli non è stata la sola abruzzese nell’Assemblea Costituente, come spesso si è scritto. Un’altra donna abruzzese, aquilana, ha segnato dall’inizio la storia della nostra Repubblica, nell’Assemblea Costituente e alla Camera dei deputati nella prima Legislatura: è Maria Agamben Federici. Nata all'Aquila il 19 settembre 1899 da Alfredo Agamben e Nicolina Auriti, famiglia benestante, laureata in lettere, insegnante e giornalista, Maria sposa nel 1926 Mario Federici, anch'egli aquilano, drammaturgo ed affermato critico letterario, tra le personalità più insigni del teatro e della cultura abruzzese del Novecento. Da Roma, negli anni del fascismo, Maria Federici si trasferisce con il marito all'estero, dove continua ad insegnare presso gli Istituti italiani di cultura, dapprima a Sofia, poi in Egitto ed infine a Parigi.

Cattolica impegnata, profonda fede nei valori di libertà e di democrazia, la Federici matura la sua formazione influenzata dal pensiero cristiano sociale - il personalismo di Mounier e l'umanesimo integrale di Maritain - che avrebbe connotato profondamente la filosofia del secondo novecento. Esperienza significativa, quella vissuta all'estero dalla Federici, cresciuta nella consapevolezza del valore della giustizia sociale e del ruolo essenziale della donna, non solo nella famiglia, ma anche in politica e nella società. Al rientro in Italia, nel 1939, Maria Federici mette pienamente a frutto tali convinzioni con un intenso impegno sociale e d'apostolato laico. A Roma si attiva nella Resistenza, organizzando un centro d'assistenza per profughi e reduci.

Maria Federici è davvero un esempio ante litteram d'emancipazione femminile, con trent'anni d'anticipo sui movimenti poi nati in Europa. Nel 1944 è tra i fondatori delle ACLI, poi del Centro Italiano Femminile (CIF) del quale diventa prima Presidente, dal 1945 al '50. Ma sopratutto è una delle figure più importanti della nuova Repubblica democratica. Deputato all'Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana, dal 19 luglio 1946 al 31 gennaio 1948, contribuisce a scrivere le regole fondamentali della nostra Costituzione. Insieme a Nilde Iotti e Teresa Noce (Pci), a Lina Merlin (Psi) e Ottavia Penna (Uomo Qualunque), Maria Federici è tra le cinque donne entrate nella Commissione Speciale dei 75 che elaborò il progetto di Costituzione, poi discusso in aula dall’Assemblea ed approvato il 22 dicembre '47. Promulgata il 27 dicembre dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, la Carta costituzionale entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Eletta alla Camera nel collegio di Perugia nella prima Legislatura (1948-1953), l'on. Federici operò accanto a De Gasperi nella ricostruzione del Paese.

Frattanto, l'8 di marzo del 1947, Maria Federici aveva fondato l'Associazione Nazionale Famiglie Emigrati (ANFE). Presidente dell'ente sin dalla fondazione, lo rimarrà fino al 1981. Sotto la sua guida sicura, con infaticabile impulso, l'associazione si espande in tutta Italia, con sedi in ogni provincia e nei comuni a più alta emigrazione, presente dovunque i problemi sono più duri, in Italia o nel nuovo mondo. Anche in quei lontani continenti nascono sedi dell'ANFE: in Argentina, Brasile, Venezuela, Stati Uniti, Canada, Australia, ma anche nel vecchio continente, in Belgio, Francia, Svizzera, Germania, Olanda, Lussemburgo, Gran Bretagna, con una rete capillare di strutture che diventano punti decisivi d'assistenza per i nostri emigrati, per la soluzione d'ogni problema sociale, burocratico ma anche psicologico nell'integrazione nelle nuove realtà.

Dunque, un'opera notevole quella svolta dall'ANFE, nella formazione professionale, nel sostegno alle famiglie ed a difesa della loro integrità, nella crescita culturale, sociale e civile dei nostri emigrati. Insomma, le meritorie attività dell'ANFE, riconosciuta Ente morale nel 1968, ne hanno fatto un insostituibile partner nei più alti organismi internazionali per l'emigrazione e l'immigrazione, con il suo enorme bagaglio di esperienze.

Merito appunto di Maria Federici, tra i più fulgidi esempi femminili d'impegno civile e politico della nostra Italia. E' scomparsa il 28 luglio 1984. E tuttavia il suo insegnamento e l'esperienza accumulata dall'ANFE sono il cespite su cui poggiano le fondamenta dell'Associazione per svolgere efficacemente il suo prezioso servizio sociale nel terzo millennio.

L'opera di Maria Federici, come quella di Filomena Delli Castelli, il loro pensiero illuminato, il contatto diretto con persone e problemi, il loro stile restano un esempio notevole nel tempo che viviamo. Oggi stride con certa volatilità del pensiero politico, con l'incoerenza dei comportamenti, con la labilità dei riferimenti ai grandi valori. Nella difficile transizione che vive l'Italia, dove sovente domina l'apparenza piuttosto che l'essenza, esempi di vita quale quelli testimoniati da Filomena Delli Castelli e Maria Federici sono indispensabili riferimenti per poter migliorare il rapporto tra Istituzioni e cittadini, per recuperare la necessaria credibilità della politica, per costruire nel reciproco rispetto il futuro del nostro Paese.

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Creo que no hay palabras adecuadas, hoy, para ilustrar fielmente la figura humana y política de Filomena Delli Castelli, quien murió ayer a la edad de 94 años. En el contexto del triste momento político que Italia está atravesando su testimonio resulta demasiado estridente. Su rectitud moral y su vida ejemplar en las instituciones de la República debe hacer empalidecer algunos pequeños personajes que frecuentan los estudios de la televisión, levantado sin necesidad la voz y balbuceando frases sin sentido acerca del bien común.

Ese bien común al que "Memena" dedicó su vida ayudando a escribir los principios fundamentales de nuestra Constitución y proporcionando un ejemplo de austeridad y de sabiduría en la vida institucional, en el Parlamento y como la primera alcaldesa de Abruzzo. Habrá que recordar su dedicación en la defensa de nuestra Constitución, su capacidad apasionada para hablar de los valores reales a las nuevas generaciones y su constante llamado al respeto de las instituciones democráticas.

Abruzzo pierde, sin duda, uno de sus personajes más importantes, pero se enorgullece de conservar su memoria y señala el ejemplo y la frescura de su pensamiento político, inspirado por el catolicismo democrático, y el perfil sencillo y austero de toda su vida.

Pero Filomena Delli Castelli no fue la única originaria de Abruzzo de la Asamblea Constituyente, como a menudo se ha escrito. Otra mujer de L'Aquila marcó el inicio de la historia de nuestra República, en la Asamblea Constituyente y en la primera legislatura de la Cámara de Diputados: Maria Agamben Federici.

Nacida el 19 de septiembre 1899 en L'Aquila de Alfredo Agamben y Nicolina Auriti, de familia adinerada, licenciada en letras, docente y periodista, María se casó en 1926 con Mario Federici, también de L'Aquila, crítico literario y autor teatral, una de las personalidades más destacadas del teatro de los Abruzos y de la cultura de esa región durante el siglo XX. Desde Roma, durante la era fascista, María Federici se trasladó con su marido al extranjero, donde continuó enseñando en el Instituto Italiano de Cultura de Sofía, luego en Egipto y finalmente en París.

Católica comprometida y con una profunda fe en los valores de la libertad y la democracia, Maria Federici desarrolla su formación influenciada por el pensamiento social cristiano —el personalismo de Mounier y el humanismo integral de Maritain— que caracterizarían profundamente la filosofía de la segunda parte del siglo XX.

Su estancia en el extranjero constituyó para ella una experiencia significativa, al crecer en la conciencia del valor de la justicia social y el papel esencial de las mujeres, no sólo en la familia, sino también en la política y la sociedad. A su regreso a Italia, en 1939, María Federici hace pleno uso de estas creencias con un fuerte compromiso social y de apostolado laico. En Roma se activa en la Resistencia, organizando un centro de servicio para refugiados y veteranos.

María Federici es realmente un ejemplo de liberación femenina con treinta años de anticipación con respecto a los movimientos nacidos más tarde en Europa. En 1944 fue uno de los fundadores de la ACLI, luego del Centro Italiano de la Mujer (CIF) del cual se convierte en el primer presidente entre 1945 y 1950. Pero, sobre todo, es una de las figuras más importantes de la nueva República Democrática.

Miembro de la Asamblea Constituyente para la Democracia Cristiana, entre el 19 de julio de 1946 hasta el 31 de enero de 1948 colabora en la redacción de las reglas básicas de nuestra Constitución. Junto con Nilde Iotti y Teresa Noce (PCI), Lina Merlin (PSI) y Octavia Penna (libre representante ciudadano), María Federici es una de las cinco mujeres que formaron parte del Comité Especial de los 75 que desarrolló el proyecto de Constitución, luego discutido ante el pleno de la Asamblea y aprobado el 22 de diciembre de 1947. Promulgada el 27 de diciembre por el Jefe de Estado provisional, Enrico De Nicola, la Constitución entró en vigor el 1 de enero de 1948.

Electa para la Cámara en el Colegio de Perugia, durante la primera legislatura (1948-1953), la Señora Federici trabajó junto a De Gasperi en la reconstrucción del país.

Mientras tanto, el 8 de marzo de 1947, María Federici había fundado la Asociación Nacional de Familias de Emigrantes (ENFA). Fue su presidente hasta 1981. Bajo su fuerte liderazgo, con ímpetu incansable, la asociación se expandió por toda Italia, con oficinas en todas las provincias y municipios con mayor emigración, presente en cualquier lugar de Italia o en el nuevo mundo donde los problemas eran más complicados de resolver.

Incluso en continentes lejanos se abren oficinas de la ANFE: Argentina, Brasil, Venezuela, Estados Unidos, Canadá, Australia y, en Europa, en Bélgica, Francia, Suiza, Alemania, Holanda, Luxemburgo y Gran Bretaña, con una red de estructuras capilares que se convierten en puntos clave para la asistencia a nuestros emigrantes, para la solución de problemas sociales y burocráticos y también para la integración psicológica a cada nueva realidad.

La ANFE, por lo tanto, realizó un trabajo notable para la formación profesional y el apoyo a las familias y a su integridad en el desarrollo cultural, social y civil de nuestros emigrantes. En resumen, las actividades meritorias dell'ANFE, reconocida como organización sin fines de lucro en 1968, la han convertido en un socio de fundamental importancia entre las organizaciones internacionales para la emigración y la inmigración, a las que sigue apoyando con su enorme experiencia.

Todo lo anterior se lo debemos precisamente a María Federici, uno de los más brillantes ejemplos femeninos del compromiso civil y político de nuestra Italia. Murió el 28 de julio de 1984. Sin embargo, su enseñanza y la experiencia acumulada por la ANFE son el apoyo sobre el que descansan las bases de la Asociación para desempeñar eficazmente su servicio social en el tercer milenio.

El trabajo de María Federici, como el de Filomena Delli Castelli, su pensamiento ilustrado, el contacto directo con la gente y los problemas y su estilo siguen siendo un ejemplo notable en nuestros tiempos. Hoy contrasta con la volatilidad del pensamiento político, con la inconsistencia de conducta, con la debilidad de las referencias a los grandes valores. En la difícil transición de la vida en Italia, donde a menudo domina la apariencia en lugar de la esencia, ejemplos de vida como los de Filomena Delli Castelli y María Federici son esenciales para mejorar la relación entre las instituciones y los ciudadanos, para recuperar la credibilidad de la política y para construir, en un marco de respeto mutuo, el futuro de nuestro país.