24 aprile 2008. - Interrotta dopo lunghi anni di incontrastato dominio della scena politica paraguayana la supremazia del Partito Colorado, formazione politica salita al potere nel 1989 dopo l’uscita di scena del dittatore Alfredo Stroessner. A succedere al Presidente Nicanor Duarte Frutos non è stata, come molti prevedevano, la candidata del suo stesso partito, Blanca Olevar, ma l’ex vescovo Fernando Lugo, nel 2006 sospeso ‘a divinis’ dalle sue funzioni religiose dal Vaticano proprio per aver manifestato l’intenzione di entrare in politica. Alla guida di una vasta coalizione, l'Alleanza patriottica per il cambiamento (Apc), che raccoglie 4 partiti liberisti, 5 di centro e 3 di sinistra, (Fernando Lugo appartiene proprio ad uno di questi ultimi), l’ex vescovo è riuscito ad ottenere alle elezioni di domenica 20 aprile il 40,83% dei consensi distanziando di 10 punti percentuali il Partito Colorado, fermatosi a 30,72%, mentre la terza forza in gioco, l’Unace dell’ex generale Lino Oviedo ha ottenuto il 21,98% dei voti.
Un cambiamento importante, una data che sicuramente verrà ricordata nella storia del Paraguay; ma perché, dopo tanti anni di dominio dei ‘colorados’, proprio in queste elezioni ha trionfato l’opposizione, costituita da una coalizione nata da appena otto mesi? A questa domanda ha risposto Maurizio Salvi, giornalista Ansa residente in Argentina, recatosi in Paraguay proprio per seguire il voto. “Queste elezioni – ha spiegato – seguono un trend in atto da circa 10 anni in tutto il sud America, ovvero un generale spostamento a sinistra, tanto che ora solamente la Colombia e il Messico fra i maggiori Paesi dell’area sono governati da una formazione di destra. Probabilmente il Paraguay ha subito l’influenza dei Paesi che lo circondano: Venezuela, Bolivia, Argentina, Brasile”. L’influenza degli Stati confinanti non è però l’unico motivo, ci sono anche ragioni interne che Salvi ha riassunto nel fatto che il Paraguay fosse un “Paese marcio. In una classifica riguardante la corruzione, su un totale di circa 170 Stati, il Paraguay si è piazzato più o meno al 150° posto e questo la dice lunga su quanto fosse corrotto il suo sistema politico. Il Paese è afflitto da gravi problemi quali la disoccupazione, una grave situazione sanitaria ed una economia molto povera, basata in gran parte sull’agricoltura primaria, in particolare la produzione di soia in mano a poche multinazionali”.
Accanto alla voglia di cambiamento che, secondo Salvi, “ha prevalso nonostante il sentimento di sfiducia diffuso nel Paese perché alla fine ha vinto la voglia di entrare a far parte del processo sud americano”, in molti vedono la figura carismatica di Fernando Lugo come uno degli elementi che ha reso possibile la vittoria dell’opposizione. Anche Maurizio Salvi condivide questa visione ed ha spiegato che “il fatto di non essere un politico tradizionale, ma di provenire da una tradizione di base” ha sicuramente giovato, in particolare “si vede subito che Lugo non ambisce al potere”. Un personaggio magnetico, capace di attirare le folle grazie alla propria semplicità, ma già accusato da molti di populismo, male che, secondo gli stessi critici, affligge molti Stati del sud America.
Secondo Salvi, però, è ancora presto per poter portare un tale tipo di accusa e poi “Lugo ha affermato di volersi collocare fra Lula e Chavez”. La sua posizione è quella di un moderato, di un “pragmatico di sinistra”, come lo ha definito il giornalista dell’Ansa, il quale ha aggiunto che “con Lula ha in comune la necessità di avviare un processo di riforma graduale, necessità perché, nonostante in sud America i presidenti siano dotati di maggiori poteri che in un normale Paese europeo, Lugo ha comunque alla base una coalizione molto diversificata che comprende partiti di ogni orientamento, dalla destra alla sinistra e poi il Partito Colorado è ancora forte in Parlamento tanto da essere la formazione con la maggioranza relativa”.
Una gradualità forzata quindi che però potrebbe tradursi in una impasse, in una incapacità di agire se le aspirazioni troppo riformiste di Lugo trovassero nell’ala destra della sua coalizione una decisa opposizione. Anche questa idea è stata però scartata da Salvi il quale ha affermato di non credere che “Lugo sia un populista. Mi sembra una persona razionale – ha aggiunto – la sua priorità ha detto essere la riforma agraria ed effettivamente il 70% delle terre del Paraguay sono attualmente possedute dall’1% della popolazione. Comunque non ha parlato di espropri forzosi, ma di distribuzione delle terre disponibili, abbondanti nel Paese. In secondo luogo ha detto di voler attuare una trasformazione istituzionale, in particolare della Corte Suprema", per cui la Carta Magna prevede cinque giudici del Partito Colorado e quattro dell'opposizione. Nulla di eccessivo e proprio oggi è arrivato l’annuncio di altre misure tutt’altro che populiste, come notevoli sconti, quando non vere e proprie cessioni gratuite di energia, per le imprese straniere che intendono investire nel Paese.
Un cambiamento che quindi potrebbe portare benefici al Paraguay anche perché, come ha concluso Salvi, “se solamente si riuscirà a rendere l’amministrazione pubblica un po’ meno corrotta, questa sarà già una rivoluzione”.
(News Italia Press)
