Finita l'epoca dei poveri ma belli
piace chi vive nei quartieri alti

Secondo uno studio britannico, gli abitanti dei quartieri alti sarebbero più "attraenti"
Una mappa spiega come vengono percepite le persone in base a dove vivono.

Negli anni 50, Dino Risi fece storia con il suo "Poveri ma belli". Oggi il mito è finito.25 luglio 2008. - Nel 1983 Billy Joel restò per mesi in cima alle classifiche britanniche e americane cantando di una Uptown Girl, una "ragazza dei quartieri alti" bellissima, ruolo che nel videoclip del brano affidò a Christie Brinkley, splendida modella che due anni dopo diventò sua moglie. Anche lui, come buona parte dei comuni mortali, si era lasciato incantare dal binomio ricchezza-bellezza. Una tendenza, quella di considerare più attraenti le persone benestanti, che secondo la scienza altro non è che un banale pregiudizio. Almeno nella gran parte dei casi.

A dimostrare quanto siano spessi i nostri paraocchi ci prova lo studio di due ricercatori dell'università di Westminster. Che dimostra come ben poche cose siano cambiate dai tempi in cui Sir Francis Galton, scienziato procugino di Charles Darwin, etichettò - era il 1908 - le scozzesi di Aberdeen come le donne meno attraenti del Regno Unito: la capitale petrolifera del regno di Sua Maestà non era e non è certo una delle dieci città più belle del mondo e, secondo gli psicologi Viren Swami e Eliana Hernandez, autori della ricerca, fu proprio questo fattore a influenzare il padre dell'eugenetica.

"La mappa disegnata da Galton era dettata solo dai suoi pregiudizi, noi abbiamo cercato di disegnarne una più obiettiva - spiega Swami - ci interessava capire in che modo vengono percepite le persone in base alla collocazione geografica".

Per la ricerca sono stati selezionati 461 volontari - 224 donne e 237 uomini - tra i 18 e i 59 anni, rappresentativi dei 32 quartieri londinesi più la City. A ognuno è stato affidato un questionario in cui si chiedeva di assegnare un voto, da 1 a 10, al fascino degli altri partecipanti, specificando se si conosceva o meno il quartiere di appartenenza della persona.

Esaminate le risposte, gli psicologi hanno constatato che i londinesi più attraenti abitavano, guarda caso, tra la City of London, la City of Westminster, Kensington, Chelsea e Greenwich. Cioè i quartieri più "fighetti" di Londra. A quelli periferici di Barking and Dagenham, Bromley, Newham e Haringey, invece, è andata la palma d'oro per la bruttezza media dei residenti.

Difficile pensare che su un totale di 7 milioni 512 mila 400 cittadini, i meno belli vadano a rifugiarsi in massa nei quartieri-dormitorio. E neanche si può dare la colpa all'ignoranza degli intervistati, dato che il 21,5% di loro è diplomato e il 46,9% frequenta l'università.

Lo studio, pubblicato su Personality and Personal Differences, ha portato gli scienziati a ridisegnare la mappa tracciata da Galton, ma stavolta sulla base di parametri empirici. La conclusione è che, a prescindere dal nostro livello culturale, siamo vittime di un pregiudizio: "Spesso valutiamo il fascino e la bellezza di una persona non tanto in base alle sue peculiarità - spiega Swami - quanto alla piacevolezza del luogo in cui vive".

Il condizionamento, continuano i ricercatori, aumenta se conosciamo il quartiere, "se i suoi parchi e le sue case richiamano alla mente un che di familiare. Ma dobbiamo considerare che le persone più ricche, che abitano nei quartieri migliori, sono in media più felici, sorridono di più, hanno un aspetto sano, curato. Ovvio che, nell'immaginario collettivo, il loro volto venga associato a qualcosa di piacevole".

Secondo il professor Leonardo Becchetti, docente di Economia politica all'università di Roma "Tor Vergata" e autore del libro Il denaro fa la felicità?, questi parametri possono farci del male: "Il confronto con chi sta meglio di noi e la rincorsa a realizzazioni irraggiungibili - spiega - è sempre fonte di frustrazione. John Stuart Mill diceva che la felicità non si raggiunge se la cerchiamo come obiettivo diretto ma solo se dedichiamo la nostra vita a una missione culturale, artistica o alla cura di altre persone".

Il dottor Swami conclude dicendo che spesso sono proprio le persone benestanti a imporci i loro canoni di bellezza. La magrezza estrema, ad esempio, secondo lui non è poi così attraente, eppure negli ultimi cinquant'anni è diventata simbolo di sensualità. "I ricchi spesso decidono che cosa è culturalmente attraente e lo impongono alla società", spiega. Non resta che aspettare il giorno della rivincita dei "poveri ma belli" raccontati da Dino Risi, nella speranza che propongano canoni di bellezza più accessibili e soprattutto meno stressanti.

 

(Repubblica.it)