25 agosto 2007. - Piemonte, Puglia e USA mobilitati per l'ottantesimo anniversario, ricorso il 23 agosto, alle ore 0,19, dell'uccisione, a Charlestown (Massachusetts), di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, giustiziati sulla sedia elettrica, dopo un processo che, e a distanza di anni, avrebbe fatto discutere non solo l'Italia e gli Stati Uniti, portando, nel 1977, il Governatore del Massachusetts Michael Dukakis a riaprire il caso e sentenziare ufficialmente l'innocenza di Sacco e Vanzetti riabilitandoli alla memoria storica.
Nicola Sacco era nato nel 1891 a Torremaggiore, in Provincia di Foggia, Bartolomeo Vanzetti era nato nel 1888 a Villafalletto, in provincia di Cuneo.
Il 23 agosto scorso, a Torremaggiore, la nipote Fernanda Maria Sacco, ha annunciato la costituzione dell'Associazione Sacco e Vanzetti. Il comitato promotore, informa la stampa locale, ha voluto che la firma con il notaio per la sottoscrizione dell'associazione avvenisse proprio il 23 agosto. Una iniziativa che ha ricevuto anche il plauso del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che con un messaggio di saluto inviato all'associazione ha espresso tutto il suo apprezzamento per quella che ha definito una tappa fondamentale per la difesa dei diritti umani, sulla quale si è registrato l'unanime consenso anche dell'Unione Europea.
Villafalletto, il paese di Vanzetti, ieri ha annunciato un gemellaggio con Torremaggiore, e una serie di eventi a partire dal prossimo settembre, i primi organizzati dalla Federazione anarchica italiana. Per tre giorni a Villafaletto mostre, convegni e incontri ricorderanno l'ingiusta uccisione dei due italiani emigrati negli USA. "Oltre alla proiezione di un documentario di un regista americano proiettato nei mesi scorsi, presenteremo ad ottobre uno spettacolo a tema ed un libro, mentre a settembre, per tre giorni dal 14 al 16, Villafalletto ospiterà la Federazione Anarchica Italia na che proporrà convegni, mostre ed incontri" spiega il Sindaco Ilio Piana.
"Sono diverse le iniziative che porteremo avanti nei prossimi mesi per ricordare Sacco e Vanzetti" continua il sindaco di Villafalletto "la più importante, ad oggi, ci pare il gemellaggio con il Comune di Torremaggiore che avverrà la prossima primavera proprio per ricordare queste due importanti figure".
E oltre il gemellaggio: "Abbiamo saputo che molti Comuni importanti d'Italia, come Firenze e Roma ad esempio, hanno già sottoscritto la moratoria sulla pena di morte e anche noi, anche se siamo un piccolo paese, ci siamo sentiti in dovere di aderire, in memoria di ciò che è accaduto in passato" conclude il Sindaco.
Oggi il quotidiano piemontese tra i media più autorevoli nazionali, La Stampa, pubblica un articolo "Sacco e Vanzetti, ferita aperta" dello scrittore Andrea Camilleri, pubblicato ieri negli Stati Uniti sul prestigioso New York Times.
Il secolo che ci siamo da solo sette anni lasciato alle spalle è stato brillantemente definito da un grande storico inglese 'il secolo breve'. Ma forse una definizione più esatta sarebbe 'il secolo compresso', perché mai in cento anni sono accadute tante guerre mondiali, tante scoperte scientifiche e tecnologiche, tante rivoluzioni, tanti eventi che 'hanno sconvolto il mondo', scrive Camilleri. "Il secolo trascorso si configura come una valigia troppo piccola per contenere tutto ciò che è accaduto, è troppo stipata da abiti usati, alcuni dei quali ne ostacolano la chiusura facendo sì che non si possa riporre definitivamente in soffitta".
Uno di questi ostacoli è indubbiamente il caso Sacco e Vanzetti. Scrive Camilleri. "Sono morti, nel secolo passato, centinaia di milioni d'uomini e donne per guerre, epidemie, genocidi, persecuzioni e la loro memoria purtroppo rischia di perdersi anche troppo facilmente. Ma di alcune singole morti, come nel caso di Sacco e Vanzetti o dei fratelli Kennedy o di Rabin e di altri, la memoria è destinata a durare. Forse perché non conta né la posizione sociale né il modo della loro morte (tanto per fare qualche esempio, Sacco era un calzolaio, Vanzetti un pescivendolo, e morirono sulla sedia elettrica, John F. Kennedy era il presidente degli Stati Uniti e morì ucciso a Dallas), quanto piuttosto il 'perché' delle loro uccisioni. Si tratta di 'perché' che aprono interrogativi ai quali è assai difficile dare una risposta definitiva e valida per tutti coloro che la domanda si pongono.
Nel caso specifico di Sacco e Vanzetti, apparve subito chiaro a moltissimi, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti, che col loro arresto, prima con l'accusa di detenzione di volantini sovversivi e di armi, quindi con quella di duplice omicidio nel corso di una rapina, i tre processi che subirono e la successiva condanna a morte si voleva dare un esempio al di là dell'assoluta mancanza di prove contro i due anarchici e anzi, malgrado la testimonianza a discarico di un partecipante alla rapina che dichiarò di non avere mai visto i due italiani. Si percepì subito che Sacco e Vanzetti erano vittime di un'ondata repressiva che investiva gli Stati Uniti guidati da Wilson e questo fece sì che sorgessero dovunque, in Italia, comitati e organizzazioni contro la condanna. Quando questa venne eseguita, nel 1927, il fascismo in Italia era al potere da quasi cinque anni e stava consolidando brutalmente la dittatura, perseguitando e incarcerando chiunque fosse avverso al regime, anarchici compresi, naturalmente. Eppure quando i due vennero giustiziati, il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, non esitò a dare la notizia con un titolo su sei colonne e nei sottotitoli, messa in molta evidenza, la frase: 'Erano innocenti'".
La storia di Sacco e Vanzetti continua Camilleri, "in Italia è diventata prima un dramma che conobbe un vasto successo sui palcoscenici e poi, nel 1971, un ottimo film diretto da Giuliano Montaldo", e lo scrittore non manca di ricordare che recentemente la Rai ha dedicato una lunga e ben fatta trasmissione ai due italiani giustiziati "ma non ha mai mandato in onda, chissà perché, The Sacco-Vanzetti Story di Reginald Rose, diretto da Sidney Lumet, che pure ha acquistato da molti anni. Proprio in questi giorni un sito Internet aperto a tutti si è interessato alla vicenda dei due anarchici".
Sorprendente, conclude Camilleri, "è stata la grande quantità di interlocutori che son voluti intervenire. Trascrivo alcuni pareri. Uno scrive: 'Questi poveretti avevano come colpa quella di combattere il razzismo e la xenofobia'. E un altro: 'Cosa è cambiato? La pena di morte in America sussiste ancora anche per chi a volte è innocente, il razzismo e la xenofobia colpiscono sempre di più...'. E un terzo: 'Impossibile paragonare quel periodo a questo, ora ci sono errori giudiziari, gravi ma errori, allora si compivano omicidi veri e propri, solo a scopo politico. E anche se esiste ancora fortemente il razzismo, negli States si sono fatti enormi passi avanti'. E infine una conclusione: 'Quella fu una brutta storia in un'epoca dura'. Già, proprio una gran brutta storia. A sentire questi dialoghi, il dibattito è sempre vivo e aperto. Segno che la ferita ancora non si è rimarginata. E che la valigia non si riesce in nessun modo a chiuderla".
(News Italia Press)
