Ecco perché quando ci si perde
si tende a camminare in circolo

I ricercatori hanno analizzato la traiettoria di persone che hanno camminato per ore nel deserto del Sahara, in Tunisia, e nella zona forestale in Germania.

25 agosto 2009. - "Sono ore che giriamo in circolo", dice il naufrago impaurito al compagno di sventure. "Non ti preoccupare, è solo la tua impressione", risponde l'altro speranzoso. La scena potrebbe essere quella di uno dei tanti film di avventura che raccontano le peregrinazioni di protagonisti persi nel mezzo di un deserto, di una foresta o di un'isola sconosciuta. O anche il vissuto di qualche turista sfortunato. A molti sarà capitato di avere la sensazione di camminare circolarmente intorno a un punto nel momento in cui si perdono le coordinate spaziali.

Ma non è solo un fatto di sensi. Gli scienziati dell'Istituto Max Planck di Biologia cibernetica di Tubinga, in Germania, hanno dimostrato attraverso prove empiriche che l'uomo tende a camminare in circolo quando perde una strada conosciuta.

Lo studio, che è stato pubblicato sulla rivista Current Biology, ha analizzato la traiettoria di persone che hanno camminato per ore nel deserto del Sahara, nella parte settentrionale della Tunisia, e nella zona forestale di Bienwald, in Germania. Lo strumento utilizzato per monitorare il percorso dei volontari è stato il sistema di posizionamento globale GPS.

I risultati dell'analisi hanno dimostrato che i camminatori sono stati in grado di mantenere una linea retta solo quando il sole o la luna erano visibili. Ma appena il sole veniva nascosto dalle nuvole o la luna calava, le persone iniziavano a camminare in circolo senza neanche rendersi conto del cambio di rotta.

La spiegazione di questa tendenza comportamentale è stata data dal capo della ricerca Jam Souman in un comunicato: la maggior parte delle persone ha una gamba più lunga o più forte dell'altra, aspetto che comporterebbe una predisposizione naturale per una precisa direzione. A riprova di questa tesi i ricercatori hanno chiesto ai volontari di camminare in linea retta con gli occhi bendati, eliminando così tutti gli effetti della vista. Ma la maggior parte dei partecipanti allo studio non ha abbandonato la rotta circolare, anzi i circoli si sono ristretti ad un diametro di 20 metri.

I movimenti inoltre non vanno quasi mai nella stessa direzione e una persona può indistintamente andare verso sinistra o verso destra. In questi casi però la tendenza al movimento circolare non dipenderebbe solo dalla forza o dalla lunghezza delle gambe ma dalla crescente incertezza sulla giusta posizione della linea retta, dovuta alla vista oscurata e alla mancanza di riferimenti. "Piccoli errori aleatori in alcuni segnali sensoriali che danno informazioni sulla direzione nella quale si cammina, facendo si che una persona abbia la sensazione di star camminando su una linea retta, la allontanano invece dalla direzione reale", ha spiegato Jam Souman.

"I risultati di questa esperimento - aggiunge il coautore Marc Ernst - dimostrano che quando le persone sono convinte di camminare su una linea retta non sempre hanno delle percezioni affidabili. Per avere maggiori garanzie l'uomo ha bisogno di riferimenti come una torre, una montagna posizionata a distanza o la posizione del sole". Tutte strategie cognitive che vanno a supportare il senso dell'orientamento umano.

Così come è emerso dallo studio dei comportamenti dei volontari impiegati nella ricerca. Sei sono stati condotti nella foresta di Bienwald, quattro hanno camminato in una giornata nuvolosa e senza il riferimento del sole e due in una giornata assolata. I quattro che hanno camminato sotto le nuvole si sono mossi tutti in circolo e tre di loro hanno incrociato i loro stessi percorsi senza accorgersene. I due volontari che hanno camminato sotto il sole sono riusciti a mantenere la linea retta, tranne che per quindici minuti durante i quali il sole è stato nascosto dalle nuvole. Stessa storia anche per i tre camminatori che hanno attraversato il Sahara: due, muovendosi di giorno e sotto il sole, hanno mantenuto la linea retta e uno, che si è mosso di notte, è riuscito a camminare dritto solo fino a quando la luna è stata oscurata dalle nuvole.

La soluzione per non perdere mai la rotta sarebbe dunque quella di diffidare delle proprie sensazioni, che in questi casi si dimostrano spesso fallaci, di prendere come riferimento dei punti facilmente riconoscibili e di muoversi tra di loro attraverso dei piccoli spostamenti che possono essere tracciati con dei segnali.

 

(La Repubblica)