Ma che bella Torino tricolore!

Per festeggiare il cento cinquantenario la città torna a vestirsi come ai tempi delle olimpiadi. E questa sarà tutta blu risorgimento.

 

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Torino. Piazza Castello vista dalla Torre Littoria durante la celebrazione del "meno uno" del 21 marzo scorso.
 

25 novembre 2010. - Verde, bianco, rosso. E blu Risorgimento. Il vero look con cui la città accoglierà i festeggiamenti dell’Unità sono le bandiere tricolore, che tutti i cittadini saranno invitati a esporre fuori dai loro balconi. Torino vestita a festa, con un intervento a basso costo ma dal massimo rendimento scenogra co. Cosa c’è, infatti, di più indicato per richiamare la città ai concetti (per ideali e valori condivisi siamo ancora lontani) dell’uni cazione, che la bandiera d’Italia?

Lo stesso sfoggio del simbolo della Patria era già stato scelto nel 1961, al Centenario dell’Unità, per accogliere il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Allora, il sindaco, Amedeo Peyron, invitava così i cittadini via radio: «Per la festa dell’Unità, da ogni balcone, da ogni finestra garrisca al vento il tricolore!». Nelle scuole era tutto un gran parlare ai bambini di Risorgimento e amor di patria. Valori che hanno costruito il nostro tessuto sociale e politico, e che vivono ancora oggi nella società civile.

I banner che indicheranno i percorsi per raggiungere le principali sedi degli eventi.Di quegli entusiastici giorni, La Stampa fu diretta testimone. Torino imbandierata a colori è rimasta nella memoria e nel cuore di tutti, insieme all’alto signi cato dell’iniziativa. Tanto che un lettore, oggi, scrive: «Mia madre andò ad acquistare tre scampoli di stoffa e li cucì insieme in una bandiera che conservo gelosamente e che penderà l’anno prossimo dal mio balcone. È come se anche lei avesse dato il suo contributo a fare l’Italia». Un altro lettore ricorda che cento anni prima, nel 1861, le donne confezionarono artigianalmente i drappi, come segno di celebrazione dell’avvenuta unificazione.

Memorie, speriamo, destinate a perpetuarsi. Come già era accaduto durante le Olimpiadi però, anche il Centocinquantenario avrà un altro colore speciale, come simbolo dell’evento: l’azzurro. O meglio il blu leggero, nuova sintesi cromatica rmata dagli architetti divenuti noti con l’allestimento Olimpico: Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto.

«Un colore unico, a metà tra l’indaco e il lavanda, che resterà indelebile nell’immaginario », spiegano i progettisti. Nel Paese sempre in cerca di appartenenze e identità, i tre mettono le mani avanti: «Analogamente al rosso Olimpico, ancora una volta il colore non vuole riferirsi ad alcuna ideologia politica».

Un imbandieramento lungo un anno, dunque, tra banner appesi ai lati delle grandi arterie di accesso al centro e ai vialoni che conducono alle principali mostre delle Ogr e di Venaria Reale. Sobri, ma elegantissimi. Con coccarde, frecce, stelle tricolore, ad accompagnare la scritta in bianco “Esperienza Italia”.

Stendardi speciali con i visi dei sette padri della patria (protagonisti del Risorgimento) faranno da alfieri delle celebrazioni. Totem alti cinque metri targheranno le esposizioni. Ma il primo vero biglietto da visita sarà la Mole: rmata “150”, con tre cornici tricolore illuminate a led. Si farà notare anche dai cieli.

Accanto al look dell’evento, «è prevista una segnaletica che resterà in dotazione permanente alla città», spiega l’assessore alla Cultura Fiorenzo Al eri. Saranno dei totem più piccoli, di circa quattro metri, con lettura braille, stretti e alti, in vetro. Collocati davanti ai musei e ai palazzi della cultura, potranno essere continuamente aggiornati sui contenuti. Una città-museo a cielo aperto, con l’obiettivo che Torino racconti un po’ di più le sue bellezze.

 

(Letizia Tortello / LaStampa.it)