Sotto l'albero scompare il ceto medio
Oggetti per super ricchi o idee a prezzi stracciati.
Nei doni la fotografia della nuova Italia.

25 dicembre 2007. - Ed eccoci a Natale. Ma cosa hanno trovato sotto l’albero gli italiani? Se è vero che nella carta argentata dei regali si specchia l’andamento socio-economico del Paese, quella che abbiamo scartato è un’Italia a tre velocità: quella dei super-ricchi che hanno prenotato borse da 100 mila euro in su (sì, esistono: la Kelly di Hermès in coccodrillo tempestata di diamanti è una di queste), quella dei nuovi poveri che si sono messi in coda nei «99 cent shop» e quella del ceto medio che grazie ad uno stipendio con un potere d’acquisto ai minimi storici, hanno puntato sul regalo utile e condiviso: che sia un tv al plasma o un cesto di pasta di Gragnano, tanto, prima o poi, andavano comprati.

Piace a tutta la famiglia, risponde a una necessità. «Ecco spiegato il motivo per cui anche i negozi di Milano, la capitale della moda quest’anno sono in crisi di scontrini, mentre di fronte alle boutique di Louis Vuitton c’è sempre la coda, e non ci sono solo giapponesi» spiega la ricercatrice Valentina Ventrelli, responsabile moda delle indagini di mercato condotte da «Future Concept Lab».

Secondo la studiosa nel 2007 si è ulteriormente allargata la forbice fra chi può spendere cifre da capogiro e chi invece, magari per la prima volta, con la tredicesima ci paga il mutuo. «Oggi la cosiddetta fascia media è molto più attenta e consapevole - spiega Venturelli - e anche le cosiddette “fashion victim” hanno tagliato i consumi. Vuole un esempio? Se l’anno scorso regalavano una borsa di Prada magari quest’anno si accontentano dell’orsetto portachiavi dello stesso marchio: con soli 100 euro mettono sotto l’albero qualcosa di firmato e intanto hanno drasticamente ridotto il budget».

Succede che in questo Natale 2007, con il governo arrivato al panettone per miracolo, e il 60,7 per cento degli italiani che, secondo il rapporto Isae, «si sente povero», anche gli acquisti abbiano risentito di un certo clima d’incertezza: «Gli stipendi non hanno tenuto il ritmo dell’inflazione - spiega la sociologa Chiara Saraceno - e i problemi son tutti lì, in attesa di essere risolti. E’ quindi normale che a fronte di un ceto internazionale, che comprende i nuovi ricchi dell’Est, intento a scialare, la classe media abbia abolito la sorpresa in favore di acquisti utili e dichiarati in corposo anticipo. Non siamo alla lista nozze, ma quasi: anche con i figli non si rischia più, gli si fa quasi mettere per iscritto che cosa vogliono».

La professoressa Saraceno, che quest’anno ha acquistato (a Berlino, e non è ancora arrivata) una poltrona ergonomica che regalerà al marito, insiste sulla necessità di dare un taglio al regalo futile: «Ci auguriamo che sia davvero finita l’epoca dello spreco, dello spacchettamento compulsivo, dei bambini che la mattina di Natale non sanno più che regalo aprire: lo sappiamo tutti, il dono giusto è solo uno, è soltanto diseducativo trasformare il tappeto che sta sotto l’albero di Natale in un negozio di giocattoli. Lo sanno tutti, eppure lo continuano a fare».

Ma la conferma che il lusso fine a se stesso resta appannaggio di pochi super-ricchi mentre il ceto medio trasforma in regalo di Natale l’acquisto che va comunque fatto - dall’elettrodomestico al cestino gastronomico - arriva anche da parte dei responsabili delle grandi boutique che trattano nomi come Prada, Gucci e Dolce & Gabbana: «La tendenza di questo Natale è ormai chiara - spiega Giorgina Siviero, imprenditrice torinese delle grandi firme - quest’anno abbiamo incassato più o meno la stessa cifra dell’anno scorso: ma abbiamo staccato molti più scontrini».

Il budget, insomma, anche di chi a Natale entra in boutique anzichè al supermercato, si è ridotto: «Magari l’anno scorso compravano alla moglie il bauletto di Prada e quest’anno si accontentano dell’orsetto portachiavi - continua Siviero - oppure alla borsa sostituiscono il frullatore o la caffettiera espresso».

Già, i regali utili e «condivisi». Ecco un’altra tendenza del Natale 2007: il dono cumulabile, con cui accontenti l’intera famiglia: «Dal viaggio al tv al plasma - racconta la sociologa Ventrelli - fai una spesa grossa ma intanto accontenti più persone insieme. E’ anche un modo per andare a colpo sicuro e risparmiare energie».

Ecco dunque che alla coppia di suoceri si regala il forno a microonde, ai ragazzi i nuovi letti a castello per la cameretta, alla coppia di amici un buono per fare la spesa nel supermercato di riferimento. E questa formula è stata sperimentata con successo nel tempio del gusto di Eataly, a Torino, rivendita di cibo elevato ad eccellenza sorvegliato dal marchio Slowfood: «Stanno andando benissimo gli abbonamenti mirati un mese di pane fresco cotto al forno o di latte appena munto».

 

(La Stampa.it)