26 febbraio 2008. - I vivaisti vanno consultando ogni giorno più nervosamente le previsioni del tempo e i prezzi del petrolio. Per fortuna l'ondata di gelo siberiana si è allontanata ma i combustibili di vario tipo che dovrebbero riscaldare le serre delle mimose sono schizzati alle stelle.
I poveri vivaisti sono davvero in ansia: quando capiterà un altro 8 marzo come questo? Aborto, elezioni politiche, neofemminismi e neolesbiche, veterofemministe e ministre, sottosegretarie e casalinghe, movimenti per la Vita e movimenti per il Voto, e perfino il gran Giuliano Ferrara.
Tutti e tutte in questo storico 8 marzo 2008 affolleranno piazze e strade. Andranno negli ospedali, nei consultori, nelle scuole, negli uffici, riempiranno di donne l'Italia. Il sogno dei sogni. Altro che quote rosa: quel giorno dalla Valle d'Aosta alla Sicilia ogni persona - embrioni e feti compresi - saranno rosa, visto che ancora ci si ostina a considerarlo il colore simbolo della femminilità.
Tutti e tutte nelle piazze e nelle strade: Giuliano Ferrara con o senza sindrome di Klinefelter (a proposito, si attendono ancora i risultati delle analisi), e persino la Cgil che per rendere più solenne la data organizzerà una poderosa manifestazione nazionale a Roma per festeggiare quello che ha definito 'il centenario della giornata internazionale della donna'. Vista l'importanza dell'evento, ha gentilmente offerto la sua rete e i suoi pullman alle donne che vogliano partecipare. Immaginiamo già gli striscioni: 'donne, da un secolo in lotta' 'donne, cento anni di cortei' e via straparlando. Straparlando perché anche in questo caso la storia è un'altra, confusa, vaga, chiara solo su un punto: l'8 marzo del 1908 non è accaduto un bel nulla e non c'è nessun centenario da ricordare.
Era il pomeriggio di sabato 25 marzo 1911, quando il fuoco attaccò gli ultimi tre piani di un palazzone di Washington Place, nel cuore di New York. Nessuno sa con certezza come quell'incendio sia poi diventato l'8 marzo, festa della Donna. Le femministe francesi degli anni Cinquanta dicevano che la giornata della donna fosse stata scelta «per commemorare il 50° anniversario di uno sciopero di lavoratrici tessili, brutalmente represso a New York l’8 marzo del 1857». Qualcuno altro lo collegava alla rivolta pacifista delle operaie di Pietrogrado, l’8 marzo 1917. Il bollettino del Pci Propaganda nel ’49 lo legavano all’8 marzo 1848, quando le donne di New York scesero in piazza per avere i diritti politici. Qualcun altro ancora sottolineava l’incendio del 1911 (con la data anticipata di oltre due settimane) o un fantomatico incendio a Boston nel 1898.
Alla fine, fra passaparola e equivoci, proprio un vecchio settimanale della Cgil, 'Il lavoro', nel 1954 mescolò date, luogo, episodi, numero dei morti. E così ora davvero non si capisce molto di che cosa e quando sia accaduto e quindi proprio la Cgil sa di poterne approfittare e si appropria di un anniversario storico almeno quanto inesistente.
E quindi tutti e tutte in piazza per l'8 marzo più affollato e strumentalizzato che l'Italia ricordi da tempo. Ma non tutte le donne si accoderanno ai cortei nazionali. L'ala più dura, quella del tutto sganciata dai partiti, ha deciso qualcos'altro. Dopo due giorni di discussioni in questo fine settimana hanno preferito la strada delle manifestazioni a livello locale unite da uno striscione: 'tra la festa, il rito e il silenzio noi scegliamo la lotta'. I dettagli sulle manifestazioni li troverete su flat, il blog dell'assemblea nazionale di femministe e lesbiche oppure su femminismo a sud, oppure su controviolenzadonne.
E voi l'8 marzo che cosa farete? Comprerete mimose, manifesterete, resterete a casa?
ps: per quello che mi riguarda detesto cordialmente l'8 marzo e le mimose. Quest'anno però mi sa che per la festa delle donne finirò per ritrovarmi in qualche piazza di Roma...
(La Stampa.it)
