Medio Oriente, al via missione Usa
"Lavoreremo in modo vigoroso"
Il nuovo inviato speciale Mitchell da oggi impegnato in una serie di incontri
"L'inviato per la pace andrà soprattutto per ascoltare e poi riferire".

27 gennaio 2009. - Debutta in Medio Oriente la diplomazia della nuova amministrazione Obama. Da un lato il Dipartimento di Stato ha annunciato la prima missione del nuovo inviato speciale per il Medio Oriente, George Mitchell, che da oggi sarà impegnato in una serie di incontri in Israele, Cisgiordania, Egitto, Giordania, Arabia Saudita. Dall'altro ha debuttato all'Onu il nuovo ambasciatore Usa, Susan Rice, annunciando che non viene esclusa la possibilità di una "diplomazia diretta" con l'Iran.

La nuova amministrazione si propone sullo scacchiere mediorientale disponendosi, per sua stessa ammissione, in un 'listening mode', in posizione di ascolto. Per la sua prima missione, "l'inviato per la pace in Medio Oriente" Mitchell prevede di avere contatti con tutti (tranne Hamas, almeno in questo primo approccio). Ma in primo luogo per ascoltare. Un atteggiamento analogo a quello che Obama intende avere con l'Iran, e che il nuovo ambasciatore all'Onu, Susan Rice, ha confermato quando oggi, al suo debutto al Palazzo di Vetro, non ha escluso una "diplomazia diretta" con l'Iran.

E' l'attuazione, nei fatti, della nuova linea annunciata in campagna elettorale.'"La causa della pace in Medio Oriente è importante per gli Stati Uniti e per i nostri interessi nazionali. Ed è importante per me personalmente" ha detto oggi Obama incontrando Mitchell e il segretario di Stato Hillary Clinton. Gli Usa hanno intenzione di muoversi in modo "vigoroso" per ottenere risultati e Mitchell parte per il Medio Oriente con questo spirito, "con la piena fiducia mia e del segretario di Stato Clinton" ha sottolineato Obama.

Anche in politica estera il nuovo presidente è partito a razzo, affrontando subito la questione più spinosa: come aveva riservato le sue prime telefonate da presidente proprio al Medio Oriente, così ha voluto fare per la prima missione all'estero di un suo inviato. Che non va per fare "sessioni fotografiche" ma per "ottenere progressi concreti" sulla via della pace.

Il portavoce del Dipartimento di Stato, Robert Wood, nel dare l'annuncio della missione di Mitchell, ha utilizzato questa formula: "Oggi parte l'inviato per la pace in Medio Oriente". E' atteso da una serie di incontri: da quello con il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, a quello previsto a Ramallah, in Cisgiordania, con il presidente dell'Autorità Palestinese, Abu Mazen. Quindi sarà in Egitto, Giordania, Arabia Saudita.

L'obiettivo americano è quello di "rafforzare il processo di pace" ma anche - come ha detto Wood - "aiutare l'Autorità Palestinese a rafforzare le sue istituzioni".

Scopo prioritario della missione è al momento quello di "ascoltare cosa i diversi leader hanno da dire, per poi tornare e riferire al presidente e al segretario di Stato" ha precisato Wood. "Abbiamo una nuova amministrazione che sta avviando una serie di politiche diverse rispetto a quella precedente - ha aggiunto - perché non diamo al senatore Mitchell un minimo di respiro e non gli lasciamo fare il suo lavoro?".

 

(La Repubblica.it)