Università, Valditara (pdl):
riforma storica ma servono risorse

È cominciato al Senato l'esame della riforma del sistema universitario italiano.

27 luglio 2010. - È cominciato al Senato l'esame della riforma del sistema universitario italiano con la relazione del senatore Giuseppe Valditara (Pdl), che ha messo subito in evidenza come questa sia "con ogni probabilità la più importante riforma di questa legislatura nel settore dell'istruzione e della ricerca".

"La riforma pone il sistema universitario italiano ai livelli delle migliori esperienze internazionali", ha aggiunto Valditara, e non è "frutto di improvvisazione": si creano "le premesse necessarie per la competitività del sistema universitario italiano ma - mette in guardia Valditara - rischia di non produrre gli effetti sperati se non sarà seguita da investimenti adeguati".

Un appello che il relatore di maggioranza del testo in Senato fa direttamente al governo perché se "a suo tempo pose come condizione per nuovi finanziamenti che venisse approvata una legge meritocratica sull'università, ora questa legge è pronta". In Italia il numero di professori e ricercatori è inferiore alla media Ocse e "se nella legge finanziaria di ottobre non saranno ridate risorse adeguate - ribadisce Valditara - non si potranno fare assunzioni di personale e i ricercatori non avranno adeguate prospettive di carriera".

Altro punto sul quale si è soffermato il senatore del Popolo della libertà è quello degli scatti di stipendio, che "nella finanziaria dovranno essere ripristinati": "Non si capisce perché - spiega Valditara - essi siano stati ridati ai magistrati, si è previsto che agli insegnanti di scuola si daranno i risparmi attesi, mentre professori e ricercatori sono rimasti esclusi.

Proprio perché gli scatti sono meritocratici e non sono concessi più sulla base di automatismi, anche professori e ricercatori dovranno riottenerli".  Il provvedimento affronta molti nodi cruciali, a partire da una profonda revisione del sistema di gestione degli atenei, prevedendo anche nuovi meccanismi di valutazione e accreditamento degli stessi, oltre a interventi importanti che riguardano presente e futuro di docenti, e soprattutto dei ricercatori italiani.

La riforma prevede innanzitutto un aumento dei poteri del rettore, che potrà rimanere in carica "per non più di due mandati e per un massimo di otto anni" e di quelli del consiglio di amministrazione, a scapito del senato accademico, per spezzare un sistema in cui era dominante "la rappresentanza delle corporazioni accademiche", ha spiegato Valditara.

Avendo sempre come principio ispiratore la razionalizzazione e l'ottimizzazione delle risorse disponibili si prevede anche la possibilità per due o più istituti universitari di federarsi, anche solo per alcuni settori di attività, o addirittura di fondersi. Per il personale docente, oltre ad abolire alcuni automatismi retributivi, il provvedimento istituisce una "abilitazione scientifica nazionale", con commissioni estratte a sorte e validità quadriennale, che diventa un requisito indispensabile per l'accesso alle funzioni di professore di prima e seconda fascia.

 

(NoveColonne ATG)

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