I Laburisti vincono in Australia
Importante determinante del risultato la voglia di cambiamento
e di maggiore attenzione alle tematiche sociali ed ambientali.

Kevin Rudd sarà il nuovo primo ministro australiano.27 novembre 2007. - L’altro ieri si sono tenute le elezioni per decidere il nuovo Governo federale dell’Australia. Dopo undici anni il partito laburista ritorna a guidare le sorti del paese. Il lungo periodo di attesa, ma più di tutto il largo margine di vittoria hanno fatto sì che per i sostenitori di Kevin Rudd il ritorno al Governo sia stato un evento ancora più significativo.

L’esempio paradigmatico di questo successo e del parallelo tracollo della Coalizione, l’insieme dei partiti di centro destra, è rappresentato dal risultato del premier uscente, John Howard, che da candidato alla guida del paese non è nemmeno riuscito a passare nel suo seggio di Bennelong a Sydney, venendo sconfitto dalla candidata laburista ed ex giornalista Tv, Maxine McKew. Manuela Caluzzi, curatrice dei programmi in Italiano dell’emittente australiana SBS, ha spiegato che “il principale motivo di questo risultato è stata la volontà di cambiamento del popolo australiano dopo gli undici anni di governo ininterrotto delle forze di centro destra. Si possono indicare alcune questioni che hanno favorito molto questa esigenza di mutamento.

Innanzi tutto la questione del contratto di lavoro, sulla quale il Governo Howard ha indubbiamente perso molti consensi permettendo una sorta di contrattazione individuale che sfavoriva molto i lavoratori di fronte alle aziende. L’altro tema che la Coalizione non ha saputo affrontare adeguatamente è stato quello dei tassi di interesse. Questi sono continuati ad aumentare nonostante le promesse di contenere la loro crescita. Questa è stata accompagnata da un inevitabile aumento dei tassi dei mutui ed attualmente molti in Australia ne hanno uno da dover estinguere”.

Sulla questione del contratto di lavoro, come visto uno dei temi più scottanti, è già esplosa una prima polemica innescata dal senatore liberale Gorge Brandis, il quale ha annunciato che la maggioranza non ha un mandato per poter cambiare il “WorkChoices” e che la Coalizione potrebbe bloccare un tale tentativo in Senato dove per ora gode ancora della maggioranza di un seggio. In realtà, però, questo vantaggio durerà solo fino al prossimo luglio quando entreranno in carica i senatori eletti sabato. Oltre che su questo tema Caluzzi ha spiegato che “gli altri principali cambiamenti nell’immediato saranno l’adesione al protocollo di Kyoto, che è già stata annunciata. Una maggiore attenzione in generale verrà posta alle tematiche ambientali e climatiche, nonché alla questione degli aborigeni a cui il Governo ha annunciato di voler presentare le scuse ufficiali per quanto avvenuto durante il periodo della colonizzazione.

E’ difficile dire invece quali saranno i cambiamenti nel lungo periodo, ma l’impressione è che si stia puntando molta attenzione alle tematiche sociali con un ritorno ad una visone meno individualista che invece è stata largamente favorita dal Governo precedente. Si cerca una maggiore equità e questo è testimoniato proprio dal diverso approccio al contratto di lavoro”.

Kyoto e forse il ritiro dall’Iraq potrebbero creare qualche incrinatura nel rapporto con gli Stati Uniti, che invece avevano un’intesa molto buona con la Coalizione. Rudd comunque ha già contattato Bush garantendogli che l’alleanza fra i due paesi è ancora sacra e ricevendo i complimenti per il suo risultato da parte dell’inquilino della Casa Bianca, ma del resto molti analisti pensano che adesso la grande isola cercherà di adottare una politica estera più indipendente. Rudd è ha ricevuto i complimenti di numerosi esponenti di spicco della politica fra cui quelle di Gordon Brown, che ha accolto con soddisfazione la notizia della decisione di ratificare l’accordo di Kyoto, e quelle della neozelandese Helen Clark, che ha detto di voler collaborare per la creazione di un singolo mercato economico nel sud del Pacifico.

Per quanto riguarda la comunità di italiani Caluzzi ha affermato di non poter dire se questo risultato li soddisfa o meno. “Non ho mai condotto studi approfonditi sul tema – ha ammesso la giornalista – ma non penso che vi sia un “voto italico”. Alcune aree sono tradizionalmente più favorevoli ad un partito piuttosto che ad un altro, ma non penso che avvenga cosa analoga in base alla nazionalità di origine dei votanti”. Un ultima considerazione da fare rispetto a queste elezioni è la necessità per la Coalizione di rinnovarsi.

Per quanto riguarda i suoi esponenti principali il rinnovamento è più un obbligo che una scelta. “Mark Vaile, il candidato ideale alla successione di Howard – ha spiegato Caluzzi – ha rinunciato a questo incarico, affermando di volersi ritirare dalla politica. Howard stesso è ormai fuori dai giochi ed il ministro del Tesoro, Peter Costello ha declinato anch’esso l’invito a diventare il nuovo leader. La Coalizione sembra allo sbando, anche perché attualmente tutte le provincie sono a guida laburista”. Qualche coraggioso che si è messo in lista per cercare di ricostruire il centro destra c’è però. L’ex ministro della Sanità, Tony Abbott, e quello alla Difesa, Brendan Nelson, hanno già avanzato la candidatura ufficiale. A loro si affiancano Malcolm Turnbull, giudicato da molti troppo inesperto e forse l’ex ministro degli Esteri, Alexander Downer, che per ora non ha ancora manifestato le sue intenzioni. Chiunque riuscirà ad ottenere questa carica si troverà di fronte un duro lavoro.

 

(News ITALIA PRESS)