28 gennaio 2008. - Barack Obama travolge Hillary Clinton in South Carolina e si fa largo verso la sfida del Super Martedì, in programma il 5 febbraio.
A spoglio dei voti quasi ultimato il senatore dell’Illinois ha ottenuto un solido 55 per cento pari a oltre il doppio dell’ex First Lady, ferma al 27, con il terzo candidato, John Edwars distante al 18 per cento.
Nel referendum della South Carolina a favore di Obama molto ha pesato l’orientamento degli afroamericani che compongono oltre metà dell’elettorato democratico: l’81 per cento degli uomini e l’82 per cento delle donne hanno votato per lui. Parlando a risultati acquisiti di fronte ai fan in festa a Columbia, Obama ha però letto il voto «non come condizionato da razza, ceto, religione o sesso».
«La scelta non è fra ricchi e poveri, neri o bianchi, bensì è fra il futuro e il passato» sono state le parole di Obama mentre il pubblico gridava «Race doesn’t matter» (Il colore della pelle non è importante).
Hillary Clinton ha abbandonato la South Carolina prima ancora che fosse conta la maggioranza dei voti, volando a Nashville in Tenneesse da dove ha promesso massimo impegno nella «sfida nazionale» del Super Martedì, quando saranno assegnati oltre 1600 dei delegati dei poco più di 2000 necessari per ottenere la nomination alla convention di Denver. Le urne della South Carolina hanno portato a Obama 25 delegati, a Hillary 12 e a Edwards 8 ed ora i rispettivi totali sono 167, 249 e 58 disegnando una partita che resta molto aperta.
Nella notte della vittoria è arrivato a Barack Obama il sostegno di Caroline Kennedy, figlia dell’ex presidente John Fitzgerald, che in un editoriale pubblicato questa mattina sul «New York Times» scrive: «Non ho mai avuto un presidente che mi ha ispirato quando la gente mi dice di essere stata ispirata da mio padre, ma per la prima volta credo di averlo trovato, non solo per me ma per una nuova generazione di americani ed è Barack Obama». La vittoria a valanga in South Carolina consente a Obama di riscattarsi dalle sconfitte in New Hampshire e Nevada dimostrando che l’affermazione in Iowa, il 3 gennaio, non fu casuale. La sfida con Hillary continua.
(La Stampa.it)
