30 agosto 2007. - Secondo gli esperti il rischio sarebbe dietro l’angolo e le conseguenze anche. Il Vesuvio torna sotto i riflettori, perchè sembra che la prossima eruzione si avvicini velocemente e sotto accusa ci finiscono i piani di evacuazione, sbagliati.
È la rivista Usa National Geographic a lanciare l’allarme. Nel numero, da oggi in edicola, la rivista titola «Vesuvio: addormentato, per ora». Ma nel capoluogo partenopeo c’è chi, come l’assessore alla Protezione Civile della Provincia dice subito: «Singolare che National Geographic metta in discussione il piano di evacuazione che è stato aggiornato proprio lo scorso anno dalla Protezione Civile nazionale e che noi abbiamo recepito».
«Se davvero ci sono pericoli imminenti e c’è uno studio scientifico che li prova, allora si dia il tutto alla Protezione civile affinchè riveda il piano - aggiunge - non si può ridurre il rischio di un’eruzione al lancio di una monetina, visto che non ci sono eruzioni significative dal 1631. Ciò significherebbe che, da allora, se avessimo lanciato una monetina ogni anno, avremmo sempre avuto testa, una cosa smentita da tutte le statistiche».
«Il Vesuvio è un pericolo con il quale la provincia di Napoli convive da millenni e le amministrazioni sono impegnate nell’individuare le strategie migliori per ridurre i rischi per la popolazione e per le nostre città» ha aggiunto l’assessore per il quale «non si devono mettere in giro voci che possono creare timori e allarmismi ingiustificati». «Comunque, tutti gli studi vanno tenuti nella giusta considerazione e bisogna trarre indicazioni utili a migliorare i piani di emergenza previsti», ha precisato Borrelli aggiungendo che «le Istituzioni devono continuare a lavorare per rendere più sicuro il nostro territorio e per farsi trovare pronti in caso di emergenza».
L’assessorato alla Protezione Civile, precisa Borrelli, «sta installando in tutti comuni della zona rossa, quella più a rischio, la segnaletica di emergenza, utilissima in caso di necessità, quando bisognerà evacuare nel giro di poche ore centinaia di migliaia di persone». «Provocazione per provocazione, verrebbe da chiedersi - conclude - se è vero che c’è il rischio imminente di un’evacuazione, dobbiamo davvero prepararci a lasciare le nostre città?».
(La Stampa.it)
