31 gennaio 2008. - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato al presidente del Senato Franco Marini l'incarico per un governo il cui principale obiettivo sia la riforma della legge elettorale. Un compito «non semplice, anzi gravoso» che il presidente del Senato ha accettato di portare avanti fino in fondo, «con tutta la mia determinazione».
Più di un mandato esplorativo
Perché la necessità che non si torni alle urne con questa legge elettorale è un obiettivo che persegue dall’inizio del suo incarico a palazzo Madama e sul quale è in perfetta sintonia con il capo dello Stato. E perché di carattere, come racconta chi lo conosce, è testardo. Tocca quindi alla seconda carica dello Stato riprendere quel "sentiero stretto" su cui finora si è mosso il Quirinale. Quello che Giorgio Napolitano ha conferito a Marini al termine delle consultazioni è più di un mandato esplorativo, ma non ancora un incarico pieno.
Calderoli: «Un golpe»
La stoccata più dura contro l'ipotesi-Marini arriva dalla Lega. E' il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli ad avvertire che se Franco Marini riuscisse a formare un nuovo governo trovando qualche voto, «non solo non parteciperemo alle consultazioni» del presidente incaricato «e voteremo contro, ma valuteremo anche se addirrittura ritirare la nostra delegazione parlamentare, perchè non si può essere complici di un arbitrio e di un’illegalità». Una sorta di "Aventino", che, ha aggiunto l’esponente del Carroccio, «suggerisco a tutta la Casa della libertà, perchè ci troveremmo di fronte ad un golpe».
Berlusconi chiude: «Elezioni»
Obiettivo, come recita anche la formula scelta dal Colle, è «l’incarico di verificare la possibilità di consenso sulla riforma della legge elettorale e di sostegno ad un governo funzionale all’approvazione di tale riforma e all’assunzione delle riforme più urgenti». I margini sono strettissimi. Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha già detto che non c’è spazio «per dialogare sulla legge elettorale. Non si può perdere tempo, bisogna andare al voto». Sulla stessa posizione An, e la Lega che ha addirittura annunciato che alle consultazioni con Marini non ci andrà affatto. E anche Casini si limita a concedere «spazi stretti».
La promessa di Marini: «Tempi brevi»
Oggi alle 16 a palazzo Giustiniani Marini comincia il suo giro di consultazioni. Il calendario sarà fissato solo in mattinata ma l’impegno che il presidente Marini ha preso anche al termine del faccia a faccia al Quirinale, è quello di agire nel tempo «più breve possibile». È probabile che i colloqui si concludano entro il fine settimana. Poi il presidente del Senato tirerà le fila: senza una maggioranza significativa Marini, dice un deputato ex Ppi, «non si sacrificherà in un passaggio asfittico». A quel punto la parola non potrebbe che tornare a Napolitano.
Il plauso di Montezemolo: Marini persona capace
Il Capo dello Stato cammina in equilibrio sul filo, da sinistra a destra i commenti sono di plauso. Idem per le categorie produttive, il cui ruolo propulsivo in questa crisi viene riconosciuto al Quirinale: Marini incassa l’apprezzamento di Montezemolo come «persona capace che ha il senso del bene comune». Una mano a Marini ariva dalla Corte Costituzionale. Motivando il via libera al referendum i giudici della Consulta gettano un’ombra di incertezza sul Parlamento che dovesse nascere da elezioni anticipate. La legge in vigore, avvertono, risulta «carente». Il premio di maggioranza, così com’è congegnato, evidenzia «aspetti problematici». Ragione in più per non andare al voto con il Porcellum.
Baccini-Tabacci lanciano la Rosa Bianca
E un punto a favore Marini lo incassa dal duo dell'Udc Baccini-Tabacci. I due hanno annunciato la discesa in campo della Cosa Bianca alle prossime elezioni e l'abbandono dell'Udc: «Il cambiamento di linea, adottato da Casini ci impone di trarne le conseguenze, dichiarando la nostra volontà di costruire una alternativa al Centro a questo bipolarismo muscolare, per rispondere alle esigenze e alle aspettative di tanti cittadini assolutamente delusi da questa politica, che sempre più appare raffigurata dalla casta». «Lo spazio che si apre al centro - aggiungono i due in una nota - dovrà essere occupato da una iniziativa alla quale anche noi vogliamo dare il nostro apporto, aperto ad altri amici che vogliono contribuirvi. Potrà essere una Rosa Bianca - concludono -, un fiore offerto alla speranza degli italiani».
(La Stampa.it)
