6 agosto 2011. - Siamo architetti di un mondo frenetico e stordito che cerca di adottare nuovi metodi di comunicazione. Lavoriamo instancabilmente per inventare e sviluppare nuove tecnologie sempre più pulite, ci occupiamo della globalizzazione (economica, sociale, culturale, ecc.); ma raramente ci fermiamo a guardare altri processi di comunicazione: "i più elementari”.
Ci siamo sorpresi tutti qualche volta di sapere che una relazione affettiva di una certa formalità è finita con un breve messaggio di testo, che le notizie importanti finiscono per essere una riga via posta elettronica, la promessa di un "ti chiamerò" che svanirà nel dimenticatoio ...
Sembra che —senza che nessuno se ne renda conto— si stia perdendo il valore positivo delle risposte.
Le volte in cui "NON DIAMO NESSUNA RISPOSTA” stiamo facendo un disonore alla la comunicazione, fallisce il processo della parola; processo di cui ci vantiamo tanto perché ci rende diversi dal mondo animale. Ma solo nel momento in cui siamo noi a non ricevere risposta, riusciamo realmente a capire ciò che questo significa.
Stiamo perdendo il rispetto per la cortesia; ignoriamo di base aspetti istituzionali della vita sociale, riduciamo al minimo la cordialità nei rapporti con gli altri, non c'è tempo per le espressioni di gentilezza.
La cortesia è uno strumento importante nelle relazioni umane; non solo perché aiuta l'efficienza della comunicazione, ma anche perché facilita i processi di convivenza.
Sarà questa la nuova estetica della comunicazione? Sarà questo il risultato del pacchetto "Modernità - tempi violenti - mancanza d´impegno"? Perderemo per sempre la considerazione e l'apprezzo per gli altri? O ... siamo d'accordo sul fatto che rispondere é conveniente e che "il silenzio consapevole" è sconsiderato e aggressivo?
Da tempi immemorabili gli uomini con le loro risorse hanno stabilito processi comunicativi. Leggendari segnali di fumo per trasmettere messaggi urgenti, colombe, piccioni viaggiatori che trasportano informazioni legate alle zampe, inviati coraggiosi che a cavallo o a piedi hanno viaggiato per chilometri, affrontando pericoli di tutti i tipi solo per consegnare un messaggio al destinatario, telegrafi, telefoni, radio, satelliti, internet ...
Tocca proprio a noi, allora, con l’appoggio di investimenti enormi in tecnologia, tagliare questa evoluzione solo per non mettere in gioco le nostre risorse personali?
Levo il calice per la magia della comunicazione; e perche in crescita progressiva il processo tra un mittente e un destinatario diventi sempre più chiaro e pulito, levo il calice per il messaggio rispettoso. Ora ho capito ciò che una volta, da bambina, mi sembrava la stessa cosa. Ora ho capito che i maghi non sono quelli con il cappello, la bacchetta ed il coniglio, ma quelli che decidono di combinarli per fare magia ...
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*Alejandra Daguerre è nata a Buenos Aires, dove vive e lavora. Laureatasi in Psicologia nel 1990 all’Università del Salvador nella capitale argentina, ha dapprima lavorato nella Fondazione Argentina per la Lotta contro il Mal di Chagas, nel dipartimento di Psicologia, poi per tre anni presso il Ministero del Lavoro e della Sicurezza sociale (interviste di preselezione, programmi di reinserimento lavorativo e tecniche di selezione del personale), poi dal 1994 al 1999 nella selezione del personale per l’Università di Buenos Aires.
Dal 2003 al 2009 ha lavorato presso l’Istituto di Estetica e Riabilitazione Fisica “Fisiocorp”, dipartimento di Psicologia, nel trattamento psicologico di pazienti con malattie croniche e pazienti in riabilitazione fisica a lungo termine. Dal 1991 opera in attività libero-professionale nel campo della psicologia clínica, per adolescenti e adulti, con metodiche di psicoanalisi e con ricorso all’arte-terapia e terapia occupazionale, utilizzando l'arte come elemento di catarsi terapeutica.
(alejandra daguerre / puntodincontro)
6 de agosto de 2011. - Somos artífices de un mundo vertiginoso y aturdido por entrar en nuevas variables de comunicación. Se trabaja incansablemente en la invención y desarrollo de nuevas tecnologías cada vez más limpias; nos ocupan los procesos de globalización (económica, social, cultural, etc.); pero pocas veces llevamos la mirada hacia los otros procesos de la comunicación: “los más elementales”.
Alguna vez todos nos hemos sorprendido escuchando que vínculos afectivos de relativa formalidad han terminado con un escueto mensaje de texto, de noticias importantes que se resuelven en un renglón y vía mail, de algún prometido “te llamo” que irá desvaneciéndose en el olvido…
Parece que sin querer vamos perdiendo la valorización positiva de dar una respuesta. El día que “NO RESPONDEMOS” estamos deshonrando la comunicación, fallando al proceso de la palabra, del que tanto nos jactamos porque nos distingue del mundo animal. Pero es en el día que “NO NOS RESPONDEN” cuando tomamos verdadera dimensión de lo que eso significa.
Vamos perdiendo el respeto de ser corteses, vamos desconociendo aspectos institucionales básicos de la vida social, vamos minimizando la afabilidad en el trato con los demás, no hay tiempo para las expresiones de buen modo.
La cortesía es una herramienta importante en las relaciones humanas; no solo porque ayuda a la eficacia de la comunicación, sino porque facilita los procesos de convivencia.
Serán las nuevas estéticas de la comunicación? Será
la resultante del combo “modernidad-tiempos violentos-falta de compromiso”? Será
que vamos perdiendo la consideración y el aprecio por los otros?
Coincidimos en que dar respuestas es adecuado, y que el “silencio consciente” es
desconsiderado y cada vez más agresivo.
Desde tiempos inmemoriales el hombre estableció con sus recursos procesos de comunicación. Legendarias señales de humo transmitiendo urgencias, palomas mensajeras que en su patitas portaban la información, valientes emisarios a caballo o a pie que recorriendo millas y sorteando peligros entregaban el mensaje en destino, telégrafos, teléfonos, radios, satélites, Internet …
Somos nosotros, quienes con el soporte de una extravagante inversión tecnológica cortamos esta evolución, por no poner nuestros recursos personales en juego?
Brindo por la magia de la comunicación; porque cada vez sea más limpio el proceso entre un emisor y un receptor; por el mensaje respetuoso.
Ahora entendí lo que alguna vez, siendo pequeña, me parecía la misma cosa. Ahora entendí que no es un Mago quién tiene galera, varita y conejo; sino quién con esos elementos se anima a hacer magia …
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*Alejandra Daguerre Nació en Buenos Aires, donde vive y trabaja. Se graduó en Psicología en 1990 en la Universidad del Salvador de Ciudad de Buenos Aires (Argentina).
Trabajó en la Fundación Argentina de Lucha contra el Mal de Chagas, en el Departamento de Psicología y durante tres años en el Ministerio del Trabajo y Seguridad Social (entrevistas de preselección, programas de reinserción laboral y selección del personal), Desde 1994 hasta 1999 se desempeño en el Departamento de Graduados de la Universidad de Buenos Aires, en areas de RRHH y Capacitación.
De 2003 a 2009 trabajó en el Instituto de Estética y Rehabilitación Física "Fisiocorp", en el tratamiento psicológico de pacientes con enfermedades crónicas y en pacientes de rehabilitación física a largo plazo. Desde 1991 trabaja por cuenta propia en el campo de la psicología clínica para adolescentes y adultos, con métodos psicoanalíticos, y de arte-terapia.
(alejandra daguerre / puntodincontro)