NEW YORK, 3 gennaio 2006. - Il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon fa marcia indietro sulla pena di morte: ora ne appoggia l'abolizione - ha detto la sua portavoce Michele Montas - e "ritiene che l'Onu debba lavorare a questo fine". Allo stesso tempo il segretario "si rende conto che sarà un processo lungo" perché all'Onu sono rappresentati 192 paesi "che su questo argomento non sono d'accordo".
Ieri il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite aveva dichiarato, riferendosi all'esecuzione di Saddam Hussein, che "la questione della pena di morte è di pertinenza di ogni stato". Questa posizione aveva destato stupore, in quanto marcava una profonda discontinuità con la politica perseguita da Kofi Annan, il predecessore di Ban Ki Moon al palazzo di vetro, di dura condanna della pena di morte.
I quotidiani, anglosassoni in particolare, hanno stigmatizzato queste dichiarazioni. Il New York Times le ha definite una "gaffe commessa il primo giorno di incarico all'Onu", chiedendosi "se Ban semplicemente non fosse a conoscenza della politica dell'Onu o se non sia d'accordo con questa".
La portavoce del segretario Onu, la giornalista haitiana Michele Montas ha insistito dichiarando che "non c'è alcun cambiamento". Ban "appoggia in pieno" la dichiarazione dell'Alto Commissario per i Diritti Umani Louise Arbour che oggi ha chiesto al presidente iracheno di sospendere l'impiccagione dei due coimputati di Saddam Hussein. Resta il fatto che Ban Ki Moon è l'ex ministro degli Esteri della Corea del Sud, paese nel quale la pena di morte è ancora in vigore.
Da Repubblica.it
