Allarme clima: si rischia
la mancanza cronica di cibo e acqua

Riuniti nella capitale belga scienziati di tutto il mondo.
I risultati dello studio saranno portati all’attenzione del prossimo G8.

5 aprile 2007. - L’allarme clima desta sempre più preoccupazioni tra gli esperti mondiali. Un rapporto intergovernativo sui cambiamenti climatici - aggiornato con gli ultimi sviluppi sull’evoluzione dell’effetto serra - è stato presentato a Bruxelles lunedì scorso. Dalle anticipazioni uscite c’è poco da stare tranquilli, soprattutto per una sessantina di Paesi poveri di Africa, Asia e America Latina, che corrono rischi enormi già nel breve periodo.

 

A Bruxelles Scienziati di tutto il Mondo

Per mettere a punto il rapporto, si sono riuniti nella capitale belga scienziati di tutto il mondo che fanno parte del Gruppo intergovernativo di esperti sull’evoluzione del clima (Giec), istituito dall’Onu. I risultati dello studio, che è stato condotto da circa 2.500 scienziati, saranno portati all’attenzione del prossimo G8. Sono notizie poco confortanti, che confermano come la temperatura della superficie terrestre continuerà inesorabilmente a surriscaldarsi - salendo in media di oltre 6 gradi nei prossimi dieci anni - senza un contrasto efficace alle emissioni inquinanti.

 

A rischio: paesi africani e latino - americani

Inoltre il surriscaldamento della superficie terrestre produrrà nei prossimi anni sempre più fenomeni catastrofici, soprattutto nei Paesi del Terzo mondo: cicloni e precipitazioni di intensità record, inondazioni, siccità, erosione delle coste. Di qui il rischio di cronica mancanza di cibo e acqua, e quindi di incontrollabili ondate migratorie verso i Paesi maggiormente sviluppati. Uno scenario catastrofico che ha un’orizzonte temporale molto vicino: i primi effetti, infatti, si materializzeranno già entro i prossimi 20 anni.

I primi ad avere problemi seri - secondo il rapporto degli esperti mondiali - saranno milioni di cittadini latinoamericani e africani. Più in là, dal 2050 circa, sarà la volta dell’Asia, dove addirittura fra poco più di 30 anni si porrà il problema dello scioglimento dei ghiacciai della catena dell’Himalaya. Dal 2080, poi, se non si si interverrà per invertire la tendenza, gli esperti prevedono che il 20-30% delle specie animali e vegetali saranno minacciate di estinzione. E riesploderanno malattie tropicali oggi sparite o tenute sostanzialmente sotto controllo.

 

Da La Stampa.it