Ancora più sorprendente il giudizio dato sul capo di Al Qaeda da Gates: "Osama Bin Laden è oggi più un simbolo che una reale minaccia per gli Stati Uniti. Anche se non sta più organizzando gli attacchi - dice Gates - resta un simbolo potente e per questo credo che riuscire a catturarlo o ucciderlo avrebbe un potente impatto simbolico". E per arrivare presto ala sua cattura, il nuovo capo del Pentagono si è detto aperto all'idea di aumentare di un milione di dollari alla settimana la taglia attuale di 25 milioni di dollari che pende sulla testa di Bin Laden. Sulla guerra in Iraq è da notare che raramente esponenti di primo piano dell'amministrazione Bush hanno espresso in modo così netto la propria convinzione della disfatta degli Usa. Occorre un netto cambio di rotta, ha spiegato Gates, perché il Medio Oriente rischia "un conflitto regionale". Il successore di Donald Rumsfeld si è detto "aperto a valutare una vasta gamma di proposte e idee" sul futuro dell'Iraq, a partire da quelle che domani presenterà l'Iraq Study Group di James Baker e Lee Hamilton. Gates è comparso di fronte alla commissione Forze Armate del Senato, che in serata ha confermato la sua nomina. Al senatore democratico Carl Levin, che gli ha chiesto se ritiene che gli Usa stiano vincendo in Iraq, Gates ha risposto con un netto: "No, sir". Il futuro ministro della Difesa si è poi detto d'accordo con il senatore repubblicano John McCain sul fatto che nel 2003 gli Usa utilizzarono una forza militare troppo esigua per invadere l'Iraq, ponendo le basi per la situazione attuale: una implicita sconfessione della linea seguita da Rumsfeld e dai vertici militari del Pentagono. "Con il senno di poi - ha detto - non credo che l'amministrazione prenderebbe le stesse decisioni di allora" Gates ha respinto l'idea di possibili attacchi militari contro l'Iran (il ricorso alle armi "sarebbe assolutamente l'ultima risorsa") e contro la Siria (attaccare Damasco "avrebbe conseguenze drammatiche in tutto il Medio Oriente"). Gates è invece favorevole a coinvolgere entrambi i Paesi nella gestione della crisi irachena.
Da Repubblica.it |

WASHINGTON, 5 dicembre 2006. - La commissione Forze Armate del Senato americano ha approvato all'unanimità la nomina di Robert Gates a nuovo capo del Pentagono. Il voto dell'assemblea plenaria del Senato è previsto domani. E intanto l'uomo designato a diventare il nuovo ministro della Difesa dichiara che gli Stati Uniti non starebbero vincendo il conflitto in Iraq per colpa di una lunga serie di errori fatti negli ultimi anni, a partire da un insufficiente spiegamento militare nel 2003 al momento di invadere il Paese. Una dichiarazione fatta in Senato che ha segnato un momento di svolta nella posizione della difesa americana.