8 marzo 2007. - Lo storno delle borse dei giorni scorsi è stato soltanto passeggero. Di questo ne è convinto quasi il 60% dei partecipanti al sondaggio sui mercati finanziari di Radiocor-24 Minuti. Tuttavia una percentuale altrettanto ampia, quasi il 40%, ritiene che la correzione in atto avrà una media durata. Al sondaggio hanno partecipato cento esperti tra responsabili degli investimenti, economisti, analisti, imprenditori, manager e professori universitari. Per quanto riguarda le prospettive di Wall Street, invece, il 66% ritiene che il Dow Jones crescerà del 5-10% quest’anno. Soltanto il 12% si aspetta un calo fino al 10%, mentre il 22% scommette sulla stabilità dell’indice attorno a quota 12.200 punti. Lo spauracchio dei mercati è rappresentato, per il 42%, da un’eventuale crisi dell’economia americana e dal rallentamento della crescita degli utili aziendali (per il 24%) dopo la corsa degli ultimi anni.
Acquazzone passeggero. Sono in pochi a credere (il 5%) che lo scrollone dei mercati dei giorni scorsi sia l’inizio di un’inversione di tendenza dopo anni di crescita con gli indici tornati al di sopra dei livelli pre-11 settembre. «Si tratta di una correzione temporanea che non dovrebbe compromettere il trend positivo - spiega Manuela D’Onofrio, responsabile Unicredit private banking - tanto più che i fondamentali macroeconomici fanno ancora presupporre per il 2007 una crescita economica Usa in rallentamento ma non in recessione e le prospettive per la crescita degli utili aziendali rimangono positive». Anche Giuliano Cesareo, amministratore delegato di Meliorbanca sgr è convinto che «il mercato salirà ancora perché la fase di espansione dell’economia continuerà. Non vedo all’orizzonte ragioni serie di inversioni di tendenza».
Wall Street avanti tutta. Il moderato ottimismo sullo stato di salute americana si traduce, per quasi il 70%, nella convinzione che anche quest’anno l’indice Dow Jones crescerà fino al 10%. «Le nostre aspettative in termini di condizioni economiche e previsioni di profitti non sono sostanzialmente modificate sebbene il forte deterioramento del mercato ipotecario negli Stati Uniti. Si tratta di una situazione isolata e non influenzerà l’economia in maniera drammatica», sottolinea Marco van Rijn, capo dell’azionario di Ing Im. Ma c’è anche chi richiama alla cautela: «Non mi stupirei se, dopo lo storno attuale, il Dow Jones evidenziasse una tendenza al rialzo meno accentuata rispetto a S&P e Nasdaq dato che il Dow Jones ha una composizione settoriale molto sbilanciata verso l’industria che potrebbe essere penalizzante in una fase in cui l’espansione del ciclo economico non è più in quella iniziale», avverte Gianluca La Calce, responsabile degli investimenti Fideuram.
Le incognite sui mercati. Se la gran parte degli intervistati è positivo per i prossimi mesi ci sono alcuni fattori che potrebbero determinare un crollo improvviso. In primo luogo, la spettro della recessione negli Stati Uniti e la contrazione degli utili aziendali ma anche il pericolo di guerre. «Un qualsiasi intervento militare verso l’Iran o anche solo una sua minaccia concreta non potrebbe che mettere in crisi profonda i mercati petroliferi facendo schizzare i prezzi ben oltre le punte di 80 dollari registrati nel 2006 - spiega l’economista Alberto Clò - tanto più che l’Iran oggi esporta 2,5 milioni di barili al giorno». L’8% teme che la fine della crescita a ritmi incessanti dei mercati emergenti (la borsa di Shanghai nel 2006 ha guadagnato il 130%) possa creare un effetto domino su tutte le altre borse. Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Autostrade, ricorda come «la crisi sia partita dalla borsa cinese e gli effetti dirompenti hanno rappresentato la testimonianza di quanto pesa effettivamente il sistema Cina sui mercati finanziari. Una conferma che, del resto, non dispiace al governo cinese, in cerca di spazio tra le grandi potenze».
Marco Cecchi de’ Rossi managing director Fitch Italia pensa, infine, che possa essere mix di fattori il vero pericolo per i listini: «Guerre, recessione negli Usa, crsi dei mercati emergenti e allarme utili sono tutte ragioni possibili, ma sono anche tutte già scontate dai mercati», conclude.
Da Il Sole 24ore.com
