Operazione contro le nuove Br
15 persone finite in manette. Il ministro Amato: forse è stato evitato un attentato

ROMA, 12 febbraio 2007. - Maxi operazione antiterrorismo nel nord Italia. Gli inquirenti sono intervenuti per smembrare un’organizzazione che, secondo chi ha emesso i 15 provvedimenti di arresto, era vicina alle Brigate Rosse e aveva intenzione di organizzare nuovamente la lotta armata attraverso il ricompattamento delle fazioni della storica organizzazione terroristica. «Probabilmente questa volta siamo riusciti a prevenire un attentato brigatista», ha detto il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, commentando l’esito dell’operazione antiterrorismo.

AMATO: FORSE E' STATO EVITATO UN ATTENTATO
«Per mesi - ha proseguito Amato - i componenti di questa colonna brigatista sono stati sottoposti non solo a intercettazioni, ma anche a controlli ravvicinati quotidiani, facendo emergere prove sufficienti per arrivare al loro arresto. Era un’organizzazione strutturata e di forte pericolosità, ma i nostri uomini sono riusciti a intervenire prima che producesse danni seri».

«È un successo importante - ha concluso Amato - all’interno di un’attività antiterrorismo che prosegue. L’azione di oggi, infatti, - ha sottolineato il ministro dell’Interno - testimonia la presenza nel Paese di focolai brigatisti non ancora rimossi. Questo che abbiamo sgominato, lo sappiamo, non è l’ultimo».

LE INDAGINI SONO PARTITE DALLA RIVISTA «AURORA»
Al centro dell’operazione antiterrorismo della magistratura milanese c’è la rivista Aurora di cui aveva parlato una relazione semestrale dei servizi di sicurezza al Parlamento nel 2005. Aurora avrebbe «predicato la propaganda armata attraverso azioni violente». Vicino alla testata la stella a cinque punte resa famosa dalle Brigate Rosse. Intorno alla rivista avrebbe cercato di ricompattarsi la frazione delle Br nota come «seconda posizione». Si tratta di una frazione minoritaria nata dalla scissione delle Brigate Rosse del 1984, con la conseguente suddivisione in due filoni principali: militaristi e movimentaristi.

Tra le persone colpite dall’ordine di custodia cautelare ci sono alcuni sindacalisti della Cgil già sospesi e Alfredo D’Avanzo, ritenuto uno dei capo fila di "seconda posizione". D’Avanzo nell’82 era stato condannato a 10 anni di carcere per rapina a mano armata. Gli arrestati sono stati "incastrati" anche da alcuni filmati ripresi dalle forze dell’ordine, in cui effettuano delle esercitazioni paramilitari. I filmati mostrano gli arrestati mentre sono impegnati a sparare con diversi tipi di armi in aperta campagna.

L’accusa è associazione sovversiva con finalità di terrorismo e partecipazione a banda armata. Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi dal Gip milanese Guido Salvini su richiesta del Pm Ilda Boccassini. Provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti a Milano, Padova, Trieste e Torino. Sono in corso numerose perquisizioni. Oltre 500 operatori della Polizia di Stato sono impegnati nelle attività, con l’impiego anche di unità cinofile antisabotaggio, elicotteri e nuclei artificieri.

In varie città italiane, sono state eseguite oltre 80 perquisizioni, estese anche a al Centro popolare occupato «Gramigna», alla sede dei Comitati proletari per il comunismo di Padova, al Centro proletario «Ilic» e al Centro «La Fucina» di Sesto San Giovanni.

 

Da La Stampa.it